saracut di saracut
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Tacito

Considerato il più grande degli storici latini crea uno stile ricco di sententiae fulminanti, spezzato e difficile, recuperando da Sallustio brevitas, pregnanza e variatio e combinandoli con la tendenza propria del suo tempo.

L'Agricola


Il primo scritto di Tacito corrisponde alla biografia del suocero Agricola, composta e pubblicata tra il 97 e il 98. Tacito premette un'ampia prefazione che gli serve sia a presentare e giustificare l'opera sia per foggiare il proprio personaggio di scrittore chiarendo la sua posizione nei confronti del passato regime ed esponendo i suoi programmi storiografici. Ricorda con sdegno le persecuzioni degli intellettuali sotto Domiziano (mai esplicitamente nominato nella prefazione) e rende omaggio invece a Nerva e Traiano.

Giulio Agricola viene descritto come uomo accorto e prudente, attivo collaborato dei principi, buoni o cattivi che fossero, da Nerone a Domiziano, fino alla carriera di governatore della Britannia [è presente anche un excursus sulla geografia e suoi popoli della regione], assegnatogli da Domiziano. Tacito prova un certo imbarazzo, del tutto comprensibile, nell'esaltare una scelta di vita prudente e opportunistica, quale quella di Agricola; a tale questione Tacito risponde in due modi: in primo luogo tenta di presentare anche Agricola come una delle vittime innocenti di Domiziano, insistendo sulla gelosia che i successi militari del suocero avrebbero suscitato nel principe sino a giungere alla morte di Agricola nel 93, in circostanze sospette, forse causata dal veleno fattogli somministrare dall'imperatore stesso. [Tacito comunque specifica che sono solo rumor, "voci"]

Il secondo mezzo impiegato in difesa del suocero (e indirettamente di se stesso e di quanti altri avevano fatto una scelta analoga) è più sofferto e importante; di fronte al dilemma se sia più virtuoso ed utile ostinarsi nell'opposizione a un principe malvagio o accettare di collaborare, assecondando il despota e sopportando, pur di servire la patria, Tacito sceglie la seconda alternativa.
Tutta l'opera è percorsa infatti da una polemica sottile, sempre indiretta, contro gli oppositori.

La vita del personaggio è presentata in ordine cronologico: alle concise notizie sulla famiglia, la patria, l'educazione, segue il resoconto delle varie tappe della carriera, fino al consolato. Lo scrittore descrive anche le sue caratteristiche: prontezza nell'apprendere e nell'agire, attitudine al comando e prudente accortezza nell'evitare di oscurare i superiori con i suoi successi, efficienza e abilità nei compiti civili e militari.
La biografia è comunque originale in quanto mancano del tutto aneddoti, pettegolezzi, i particolari curiosi: l'interesse si concentra sul ruolo pubblico del protagonista.

Lo stile è in armonia con la nobiltà della materia e presenta un primo saggio della capacità dell'autore di impiegare una varietà molteplice di toni e registri, rifacendosi a modelli diversi.

La Germania
[L'origine e la regione dei Germani]
Si tratta di uno scritto di carattere etnografico che non differisce dagli excursus su paesi e popoli stranieri presenti nelle opere storiografiche greche e latine.
Il testo si compone di due parti: una descrizione complessiva della Germania trans renana, indipendente da Roma, e dei suoi abitanti, ed una rassegna più specifica delle singole popolazioni e delle loro peculiarità.
Vengono date brevi notizie sull'origine dei Germani, sul loro aspetto e caratteristiche fisiche, sul clima, la natura e le risorse del territorio; ha poi inizio la trattazione relativa ai costumi.
Tacito non pare mosso comunque da una curiosità autentica: è Roma il suo punto di riferimento ma, comunque, manifesta sincera ammirazione per i costumi semplici e austeri e per la sanità morale dei Germani e, inoltre, per il sistema politico fondato sulla libertas. [È criticata comunque la discordia]

Il Dialogus de oratoribus
[Dialogo sugli oratori]
Dedicato al tema della decadenza dell'oratoria, l'attribuzione di questo testo a Tacito è stata oggetto di discussione. Anche il periodo è incerto: la più probabile data di composizione è il 102, anno in cui fu console il destinatario dell'opera, Fabio Giusto.

Il testo immagina un dialogo svoltosi nel 75 tra Marco Apro e Giulio Secondo, i più noti avvocati del tempo, maestri e modelli per Tacito e Curiazio Materno, senatore e oratore che da poco ha abbandonato l'attività oratoria per la poesia. È riprodotto un confronto tra l'orazione e la poesia, difese ed elogiate rispettivamente, in discorsi contrapposti, da Apro e Materno.

L'arrivo di un quarto interlocutore, Messalla, crea una breve pausa che serve ad impostare l'argomento principale: i motivi delle differenze - che tutti, tranne Apro, considerano un declino - tra l'oratoria antica e quella moderna.

La posizione modernista di Apro --> nell'età contemporanea non vi è decadenza, ma evoluzione e trasformazione, in armonia con il mutare dei tempi, dei gusti e del pubblico. Lo stile moderno è rapido e brillante, ricco di sententiae. Ammette inoltre che anche Cicerone fu un innovatore del suo tempo, subendo delle critiche dagli ostinati ammiratori del passato.

La posizione tradizionalista di Messalla --> Messalla afferma la decadenza dell'oratoria moderna. Le cause sono le stesse già indicate da Quintiliano: la negligenza dei genitori nell'educare i figli, il livello scadente delle scuole, la futilità dei temi delle declamazioni.

La tesi politica di Materno --> L'oratoria è paragonata ad una fiamma che, per continuare a bruciare e splendere, deve essere alimentata. Nell'età repubblicana essa trovava il giusto alimento e stimolo nella competizione politica, con i dibattiti in Senato e i discorsi davanti al popolo. La perdita di libertà politica è la causa più profonda e vera del declino dell'eloquenza.

È difficile capire a pieno il pensiero dell'autore: di solito si fa coincidere la figura di Tacito con quella di Materno. Ma lo esprime anche Apro: la sua brillante difesa dell'oratoria contemporanea si può leggere come una difesa dello Stato moderno, anti-classicista e anti-ciceroniano.

Dall'altra parte la convinzione di Materno che l'oratoria non può più avere il prestigio di cui godeva all'epoca di Cicerone, può implicare l'opportunità di scelta di nuovi generi letterari: Materno alla poesia, Tacito alla storiografia.

Le opere storiche


Tacito dedica la sua prima opera storica, le Historiae, alla dinastia dei Flavi, comprendendo le guerre civili del 69, dalle quali era uscito vincitore Vespasiano, sino al 96.

Nel testo successivo, gli Annales, l'autore risalì all'indietro, narrando il periodo della dinastia giulio--claudia, dalla morte di Augusto a quella di Nerone (14-68).

Le due opere, secondo alcune fonti, dovevano comprendere 30 libri, molti dei quali sono andati perduti. Lo schema adottato in entrambe le opere è quello annalistico tradizionale: ogni anno è contrassegnato dal nome dei consoli e il racconto si sposta dalle vicende interne a quelle esterne.

Le Historiae


L'opera si apre con un'ampia prefazione dove l'autore loda globalmente gli storici del periodo repubblicano, andando a condannare quelli del principato, inaffidabili o per servilismo o per ostilità. Ne consegue la necessità di una nuova storiografia, onesta e obiettiva. Tacito espone poi l'argomento: l'autore offre una panoramica della situazione di Roma e delle provincie dal 69, per individuare i fattori che portarono alla guerra civile. Si sposta dunque l'attenzione del regime flavio a Roma e la grande rivolta dei Batavi, capeggiati da Giulio Civile, in Germania.
Si narrano poi i preparativi per la guerra del 70, da parte di Tito, per l'assedio di Gerusalemme.
Pur seguendo uno schema cronologico, l'autore deve fronteggiare le difficoltà nel narrare le numerose vicende, che si svolgono in teatri differenti e topograficamente distanti. Il racconto viene dunque organizzato in blocchi narrativi.


Gli Annales


L'opera si apre con una prefazione molto breve che comprende uno stringato sommario di storia costituzionale romana e poi un nuovo giudizio di condanna sugli storici suoi contemporanei.
L'intento di Tacito è quello di narrare dagli ultimi tempi di Augusto, il principato di Tiberio e gli avvenimenti successivi.

1. Il principato di Tiberio: il racconto è diviso in due parti di tre libri ciascuna. Nel complesso è raffigurato il processo di trasformazione del principe in tiranno, attraverso il graduale affiorare della sua vera natura, viziosa e crudele. In ciascuna delle due parti lo storico affianca all'imperatore una figura: in un primo momento Germanico, suo figlio adottivo, che seda gravi rivolte militari suscitando gelosia da parte dell'imperatore. Sulla sua morte improvvisa sono fatti gravare sospetti di avvelenamento. Nella seconda parte la figura di spicco è quella di Seiano, prefetto del pretorio, individuo malvagio, corrotto e pericoloso. Dopo la caduta e la condanna di questi, Tiberio da libero sfogo alla sua natura.

2. Il principato di Claudio: questo imperatore non presenta alcuna evoluzione. Viene decritto come un individuo debole e incapace, dominato dai liberti e dalle mogli, in particolar modo da Agrippina.

3. Il principato di Nerone: simile alla figura di Tiberio, la figura di Nerone mostra il progressivo rivelarsi di una natura malvagia. La degenerazione in tiranno procede con una serie di delitti in cui cadono il fratellastro Britannico, la madre Agrippina, la moglie Ottavia. I momenti di svolta sono due: la morte della madre nel 59 e la svolta politica del 62 quando personaggi come Seneca si ritirano, muore A. Burro e l'ascesa della figura del nuovo prefetto del pretorio Tigellino, figura paragonabile a Seiano.
È inoltre ricordata la congiura del 65, scoperta tramite il tradimento di un servo.

Imparzialità

- Tendenziosità --> più interpretazioni di un fatto, senza prendere apparentemente posizione. Questa tendenza lo porta a citare spesso rumores.
- Il pessimismo sulla natura umana --> Tacito formula sui difetti, i vizi e le debolezze dei personaggi, severi giudizi di condanna. Concezione profondamente pessimistica della natura umana.
- La decadenza della classe dirigente romana
- Il principato come male inevitabile
- La centralità del personaggio
- Ritratti ed epitafi (= segue immediatamente la descrizione della morte)
- I discorsi, diretti ed indiretti
- Le descrizione di morti tragiche, come quella di Seneca.

Tutti questi procedimenti, volti a sollecitare la partecipazione del lettore, conferiscono al testo tinte fortemente drammatiche e patetiche, che concorrono a ricreare quel quadro cupo in cui lo storico trasfonde la sua concezione sdegnosa, triste e amara del mondo e dell'uomo.

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