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Quintiliano

Insegnante di retorica sotto la dinastia dei Flavi, fu molto apprezzato da Domiziano il quale gli affidò i suoi eredi fin da giovanissimi. Quintiliano ci ha lasciato un trattato di retorica che ci permette di capire la teoria e la pratica della comunicazione nel mondo greco e romano e le tecniche della persuasione oratoria, qualità necessaria all'uomo politico. Grande ammiratore di Cicerone ne ripropose le tecniche e il modello dell'oratore come cittadino ideale.
Particolarmente interessanti ed attuali ci paiono i consigli pedagogici rivolti ai maestri della scuola elementare.

Quintiliano nasce nella Spagna settentrionale intorno al 30-40 d.C. Studiò a Roma dove svolse con eccellenza la professione di avvocato; insegnò retorica per circa un ventennio diventando uno dei primi insegnanti finanziati dallo Stato (pagato come un funzionario imperiale) sotto Vespasiano.

Divenne precettore degli eredi di Domiziano ed ottenne benefici e privilegi.
Scrisse prima un trattato, "Le cause della decadenza dell'oratoria", che non ci è pervenuto e poi "Institutio oratoria", l'opera maggiore, composta tra il 90 e 96.
La sua data di morte è sconosciuta ma non dovette essere di lunga superiore alla fine delle dinastia dei Flavi. Fu inoltre maestro di Plinio il Giovane.

L'Institutio oratoria è un trattato in dodici libri, dedicato a Vittorio Marcello, personaggio in vista alla corte di Domiziano; in esso Quintiliano fa confluire la sua ricchissima dottrina e i frutti della sua esperienza ventennale da insegnante, delineando la formazione dell'oratore fin dall'infanzia e trattando di tutti i problemi e gli argomenti, teorici e pratici, attinenti alla scienza retorica e all'attività oratoria.
Quintiliano si ispira al De oratore di Cicerone ma a differenza di quest'ultimo, un dialogo, l'Institutio oratoria è un trattato didascalico, molto più simile ad un Ars, ovvero un manuale scolastico.
Egli si pone tuttavia fin dall'inizio sulla linea di Cicerone per ciò che riguarda la concezione della retorica come scienza che si propone di formare, insieme con il perfetto oratore, il cittadino e l'uomo moralmente esemplare.

Quintiliano affronta il problema del rapporto tra retorica e filosofia, dibattuto a lungo per tutta la storia greca (dai sofisti a Isocrate) e latina (da Cicerone a Seneca). Sulla linea isocrateo-ciceroniana, egli polemizza con la pretesa dei filosofi di riservare a sé l'educazione dei giovani e afferma che la filosofia è solo una delle scienze che contribuiscono alla cultura dell'oratore.
Ben poco ciceroniana appare la dichiarata ostilità di Quintiliano verso i filosofi contemporanei, sui quali egli esprime giudizi severi, affermando che ai suoi tempi "sotto il nome della filosofia si sono celati i vizi più gravi".

Libro I --> Quintiliano appare un educatore esperto, saggio ed illuminato. Egli afferma di assecondare le inclinazioni dei fanciulli ed esprime giudizi negativi sulle punizioni corporali. Passa poi allo studio della grammatica che occupa i primi anni dell'educazione.
Libro II --> Dedicato al passaggio dalla grammatica alla retorica: viene inoltre delineato la figura del retore ideale
Libro III --> Troviamo le parti fondamentali di questa disciplina: le cinque parti della teoria, ovvero inventio{reperimento degli argomenti}, disposito {ordine degli argomenti all'interno del discorso}, elocutio {scelta dello stile}, memoria, actio e i tre compiti dell'oratore: docere, movere e delectare. In totale i libri sono XII.

La formazione dell'oratoria si può considerare una summa della teoria retorica antica: l'autore cita numerose fonti greche e latine, discutendo le posizioni assunte dai predecessori con grande equilibrio e pacatezza di giudizio. L'opera può essere vista come una raccolta di materiale che ci conserva, ordinate sistematicamente ed esaminate criticamente, informazioni di uno dei settori più importanti e vitali della cultura greco-latina, quello della scienza e della tecnica della comunicazione e della persuasione.
Vengono inoltre affrontati due problemi dell'ambito storico-culturali dell'età: quello della mutata funzione dell'oratore nella società civile e quello delle nuove tendenze stilistiche affermatesi nella prima età imperiale.
Quintiliano affronta i problemi in termini di corruzione dovuti alla decadenza dell'eloquenza in fattori di ordine tecnico (carenza di buoni insegnanti) e morale (decadenza dei costumi). Cicerone è indicato come il culmine dell'oratoria romana e il modello insuperato, cui si deve tornare per porre rimedio alla situazione presente.

Vir bonus dicendi peritus --> sulle orme di Catone definisce il perfetto oratore come vir bonus dicendi peritus: il vir bonus per Quintiliano è colui che sa anteporre sempre il bene pubblico a quello privato, preoccupandosi, in primo luogo, dell'utilità comune.

Quintiliano non si stanca di ricordare all'oratore la moderazione, la disciplina e il senso della misura, portando come esempi oratori eccellenti del suo tempo, personaggi stretti collaboratori dell'imperatore. Quintiliano dunque consiglia all'oratore, che altro non è che l'uomo politico, una stretta collaborazione con il regime assoluto: "il criterio fondamentale per valutare gli oratori è la loro adesione all'interesse dello Stato: ma lo Stato è impersonato dal principe [...]".

Per quanto riguarda lo stile Quintiliano assume una posizione equilibrata: si mantiene ancorato all'impostazione della retorica tradizionale senza accorgersi, o almeno così pare, che la situazione è ormai mutata.
Fa spesso uso di figure retoriche, in particolar modo similitudini e metafore, viste le preferenze dei suoi contemporanei per un modo di esprimersi ornato e "poetico".

Le differenze rispetto a Cicerone sono comunque evidenti: sintassi meno ampia e distesa, più mossa e variata, la ricerca di una maggiore concentrazione del pensiero, di una maggiore rapidità ed incisività.
Quintiliano riteneva Cicerone insuperato ma non insuperabile.

Il suo proposito era quello di andare a creare non un tecnico dell'arte oratoria bensì un uomo e cittadino esemplare.

L'educazione deve essere un processo continuo, che ha inizio fin dai primi anni d'età. L'istruzione deve essere graduale e seguita sia dalla famiglia che nelle scuole, private o pubbliche, dove il maestro, oltre ad avere le competenze necessarie, deve riuscire a creare un rapporto basato sulla stima e l'affetto.

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