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Quintiliano


Oratore e professore di retorica. Scrive l’Institutio oratoria è un testo fondamentale nei campi della pedagogia, della stilistica e della critica letteraria.
Veniva dalla Spagna, nasce intorno al 40 d.C.
Sappiamo poco della sua vita, studiò a Roma, probabilmente proveniva da una famiglia benestante perché si poteva permettere gli studi nelle scuole romane.
Dal 70 al 90 d.C. insegnò retorica per vent’anni, fu uno dei primi professori finanziato dallo Stato per iniziativa di Vespasiano. Gli era stato assegnato uno stipendi di centomila sesterzi annui.
La sua esperienza di insegnante confluisce nella sua opera migliore Institutio oratoria. È un trattato di 12 libri dedicato a Vittorio Marcello, in questo trattato confluisce la sua esperienza ventennale da insegnante.
Dall’inizio capiamo che la sua intenzione era quella di scrivere un'opera completa e sistematica, il suo intento quello di descrivere la formazione dell'oratore sin dall’infanzia. Ha l'ambizione di delineare il percorso di colui che sarà definito “perfetto oratore”.
Il perfetto oratore è classificato secondo il precetto “Vir bonus dicendi peritus” (“il perfetto oratore è uomo onesto esperto nell'arte del dire”). Prima di tutto l'uomo che vuole ambire ad essere un perfetto oratore deve essere un “uomo onesto” poi può diventare un maestro nel dire. L’oratore per Quintiliano deve essere un collaboratore del Principe.
“Rem tene, verba sequentur” (Catone il Censore) (“tieni saldo argomento, le parole verranno da sé”). Informati conosci l'argomento quindi le parole verranno da se, se non conosci non puoi parlare.
Rem tene—> conoscenza enciclopedica.
Quintiliano non esalta la filosofia, perché o si frequentano le scuole di retorica o quelle di filosofia.
Il rettore sapeva tutto era in grado di insegnare tutto, mentre il filosofo conosceva solo la filosofia.

I contenuti dell’ “Institutio oratoria”

Questo libro è definito un ARX, ossia un manuale ad uso scolastico.
1° precetti pedagogici (precetti più interessanti)
2° caratteristiche che deve avere il rettore
3° I concetti dell'arte della retorica (arte della persuasione):
inventio—> reperimento dei contenuti
dispositio—> disposizione dei contenuti nel discorso
elocutio—> aspetto formale, scelte linguistiche e retoriche
memoria—> tecniche di memorizzazione del discorso
actio (pronunciatio)—> gestualità, timbro e tono di voce.
Il genere dell’orazione:
-deliberativo (coram populo)
-giudiziario (tribunale)
-epidittico (esaltare una persona, elogio a una persona)
I fini dell’orazione:
-docere—> insegnare
-delectare—> intrattenere piacevolmente
-movere—> suscitare emozioni
-flectere—> convincere
4°-5°-6°-7°-8°-9° trattano di inventio, dispositio e elocutio.
10° rassegna dei maggiori poeti oratori greci latini
11° parla di memoria e astio
12° ritratto del perfetto oratore

Il 1°,3°,10°,12° sono i libri che spiccano di più perché gli altri parlano di tecniche.

La formazione dell’oratore incomincia dalla culla


Quintiliano aveva intuito quello che ha confermato la psicologia moderna, ossia l’importanza delle prime esperienze affettive e dei primi apprendimenti di un bambino I suoi primi anni di vita.
Paragona la mente del bambino appena nato a un vaso appena uscito dalle mani del costruttore e alla tintura della lana. Entrambi paragoni fanno capire che la mente non è un contenitore nel quale si possono mettere o togliere a piacere oggetti, ma un recettore di esperienze affettive e cognitive che modificano in modo permanente le sue strutture.
Ogni esperienza affettiva e ogni apprendimento lasciano il segno indelebile, tale da condizionare anche gli apprendimenti successivi.
A parte bambini affetti da gravi patologie, tutti sono in grado di trarre profitto da un'intensa azione educativa E di raggiungere traguardi consentiti dei diversi tipi di intelligenza da diversi ritmi di apprendimento. Le cause del fallimento scolastico dunque saranno quasi sempre da ricercare in gravi errori nel processo formativo che spesso risalgono alla prima infanzia.

L’istruzione a Roma

I bambini a circa sette anni erano affidati alle cure della madre, poi passavano sotto la tutela educativa del padre. Era compito del padre trasmettergli l'Insieme dei valori che stavano alla base del mos maiorum. Dal secondo secolo a.C. l’ influenza della cultura greca era maggiore, cambiano le abitudini I figli venivano affidati al maestro di professione. Le famiglie più ricche avevano un precettore (schiavo greco) quelle meno agiate mandavano I bambini in un lupus litterarius dove sono maestra impartiva l'insegnamento più alunni. Si trattava sempre di scuole private a pagamento, i maestri insegnavano i locali spesso squallidi e spesso mal pagati. Nella stanza non vi erano ne banchi e ne cattedre, sedevano tutti attorno a un tavolo.
L'anno scolastico richiama marzo, gli allievi avevano di solito sei ore di lezione giornaliere, divise tra mattina e pomeriggio, con una pausa pranzo a casa. Dopo la scuola I ragazzi passavano alle terme per concludere la giornata con un bagno ristoratore.
I metodi educativi erano molto sbrigativi veniva ampiamente adottata la frusta.
Il corso di studi una una ragazza romana Di buona famiglia aveva tre livelli di istruzione, paragonabili al nostro ciclo scolastica.
scuola primaria 7-11 anni
quando il bambino romana non poteva soffrire dell'educazione domestica, doveva uscire di casa molto presto, elezioni incominciavano all’alba. Veniva accompagnato da uno schiavo che talvolta assumeva anche ruolo di ripetitore e di precettore. Le bambine potevano frequentare la scuola pubblica, ma per ora solitamente era preferibile il precettore privato.
Il primo livello di scuola era gestito dai ludi magister, insegnamento era limitato ai basilari elementi del sapere: leggere, scrivere e contare. L'insegnamento della lettura della scrittura era affidato al litterator, mentre imparare a contare veniva insegnato dal calculator.
2) scuola secondaria 12-17 anni
Dopo la scuola del litterator, il ragazzo di buona famiglia passava quella del grammaticus, era basata sullo studio sistematico della lingua e delle letterature greche e latine. Il metodo prevedeva l'analisi minuziosa dei testi, la lettura espressiva e la memorizzazione. Il Grammaticus teneva la selezione in una bottega del foro E la retribuzione era leggermente superiore a quella dei ludi magister.
3) insegnamento superiore
L'ultima tappa dell'istruzione era definita la scuola di retorica Dove si imparavano le tecniche oratorie, sotto la guida rhetores. Insegnamento rimase sempre di carattere prettamente tecnica formale.

I vantaggi dell’insegnamento collettivo

Secondo Quintiliano l’insegnamento collettivo era migliore rispetto quello individuale.
Il bambino era capace di sviluppare l'iniziativa personale e a non dipendere dall’insegnante.
Il bambino con l'insegnamento collettivo vince la la timidezza e supera la paura della competizione.
Il bambino impara anche a tenere conto del parere collettivo.
Infine Durante l'insegnamento collettivo stringe rapporti destinati a durare per tutta la vita.

L’osservazione del bambino in classe

Il maestro Deve osservare attentamente i suoi alunni per cercare di comprendere l'indole naturale e le capacità intellettive. Intelligenza del bambino si rivela soprattutto della memoria. Anche l'attitudine alimentazione e segno di una mente aperta vivace. Quintiliano tratteggia il profilo di un alunno ideale: è un ragazzino curioso e avido di sapere, è capace di ascoltare e di porre domande pertinenti alla lezione dimostrando di avere assimilato la lezione, ma senza presunzione. Diffida dai bambini prodigio e dai che amano mettersi in mostra, pensa dei bambini prodigio, si che saranno la gioia dei genitori, ma lo saranno per poco, poiché la loro bravura non poggia su basi solide e non ha radici profonde.

L’intervallo e il gioco

L’intervallo e il gioco sono momenti importanti nella formazione di un bambino. Interrompere l'attività didattica per fare passare la mente È necessario prevenire la noia la stanchezza. Nessun bambino potrebbe mantenere la concentrazione e l’interesse per molte ore di seguito. L’intervallo per essere utile non deve essere né troppo lunga né troppo corto. E’ importante anche dedicare la pausa gioco, in modo da cogliere le caratteristiche e l’indole del bambino.

Le punizioni

Quintiliano non accetta che le punizioni devono essere impegnate come ormai strumento educativo. Denuncia l’inutilità di un metodo repressiva intimidatorio che si pone come obiettivo quello di tenere i bambini in uno stato di costante terrore e di costringerli a imparare. Secondo Quintiliano per la negligentia dei maestri per il quali risulta ti ho comodo colpire con la ferula i ragazzi che sbagliano piuttosto che spiegare l’errore. Quintiliano conclude dicendo che sia necessario difendere infanzia dalle punizioni corporali, è una conclusione molto forte perché l’autore viveva nel periodo in cui picchiare un bambino era considerato un diritto che gli adulti potevano esercitare al di fuori di qualsiasi controllo.
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