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Quintiliano

Siamo nell'età dei Flavi. Nasce in Spagna nel 35 d.C da un padre insegnante e retore. Viene mandato a Roma per studiare. Galba (che sarebbe diventato imperatore) lo porta con sé a Roma, stupito dalle sue doti. Sotto Vespasiano diventa nel 78 maestro di retorica. Conosce la notorietà e negli ultimi anni elabora L'Institutio Oratoria, opera importante in quanto pone le basi della pedagogia. Può essere considerata:
Opera di Pedagogia poichè enuncia i valori moderni
Opera di Oratoria
Opera Letteraria (il 10° libro viene considerato manuale di letteratura latina e contiene una sorta di canone)
Prima aveva scritto un trattato (non pervenutoci) nel quale esaminava le cause della corruzione dell'eloquenza romana.

Istitutio Oratoria

12 libri in cui l'autore affronta vari argomenti: il primo è la pedagogia, poi, passa a difendere la scuola pubblica (dove c'è maggiore confronto = fonte di arricchimento e per questo fonte di emulazione) a discapito di quella privata, mette in evidenza le doti del buon maestro(tra lui e l'allievo deve istaurarsi un buon rapporto e deve diventare per quest'ultimo un modello da seguire), si scaglia contro le pene fisiche imposte agli alunni (punizioni corporali).

I critici parlano di ottimismo educativo che presuppone impegno da parte degli alunni (Quintiliano crede che tutti possano raggiungere i medesimi obiettivi).

Dunque i primi due libri sono dedicati all'educazione dei fanciulli. Quintiliano pone l'accento sull'importanza dell'educazione in famiglia (pone le basi della psicologia evolutiva).

I libri dal 3 al 9 sono dedicati all'oratoria, alle sue varie parti (Inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio) e alle doti dell'oratore (Vir bonus dicendi peritus) cioè l'uomo onesto che ha a cuore il bene dello stato ed è esperto dell'arte del dire, deve essere istruito in tutte le discipline. Pone l'accento sugli studia humanitatis (l'oratore deve conoscere le opere che pongono al centro dell'attenzione l'uomo).

Nel decimo libro l'autore fissa il canone (gli autori e le opere che non possono mancare nella biblioteca di un oratore).

Egli esalta gli autori che appaiono modelli di stile: indica il modello ciceroniano (lontano dall'atticismo e dall'asianesimo) e punta il dito contro Seneca per il suo stile asiano, barocco, molto sentenzioso e lontano dall'eleganza, dall'armonia e dalla concinnitas.

Tuttavia, lo stile della sua opera è distante da quello di Cicerone (periodi non armoniosi e incontra fortuna sia nell'età contemporanea che in quella rinascimentale.

Nei libri finali vengono ribadite le doti del perfetto oratore.

Struttura opera: si distacca dai manuali tecnici in quanto animata da un forte entusiasmo dell'autore.

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