L’opera è il più importante e dettagliato trattato latino di retorica, diviso in dodici libri tratta la formazione dell’oratore. L’opera è preceduta da una breve lettera all’editore, che ci fa capire come il mercato librario fosse ormai sviluppato.
La struttura
Il I libro, introdotto da una dedica a un alto funzionario imperiale amante della cultura (Marcello Vittorio), tratta l’educazione elementare; il II libro è un’introduzione alla scuola retorica, con particolare attenzione al metodo di insegnamento; il III libro, con cui ha inizio l’esposizione tecnica, delinea la storia della retorica e presenta i tre generi oratori (celebrativo: conferenza, deliberativo: comizio, giudiziario: arringa); nei libri seguenti sono analizzate nel dettaglio le parti canoniche della costruzione dell’orazione: l’inventio (IV-VI libro), la dispositio (VII libro) e l’elocutio (VIII-IX libro); il X libro contiene una rassegna di autori greci e latini, indispensabile nella formazione stilistica dell’oratore (da questo libro emerge la simpatia dell’autore verso Cicerone, modello di oratore perfetto, e l’antipatia verso Seneca, campione del genus corruptum di eloquenza); le ultime due parti dell’eloquenza memoria e actio sono trattate rispettivamente nell’XI libro; l’XII libro è infine dedicato al ritratto dell’oratore perfetto, ricco di umanità e integrità morale.

I contenuti
Quintiliano, in quest’opera, mette capo ad un processo educativo innovativo che focalizza l’attenzione, in particolar modo, sull’importanza dell’apprendimento fin dall’infanzia. L’autore dell’Institutio oratoria infatti ritiene che il processo globale che determina la formazione di una persona nasca dalla prima infanzia, così è necessario seguire il ragazzo attraverso la scuola elementare (ludus litteraris) e quella media (la scuola del grammaticus). Proprio nei confronti di queste ultime, Quintiliano propone alcune novità metodologiche (il rifiuto delle punizioni corporali e il valore del gioco per lo sviluppo dell’intelligenza) destinate ad incidere nella storia della pedagogia, di cui è considerato il fondatore. Egli si fa inoltre verace sostenitore della scuola pubblica che, a differenza di quanto non riescano a fare i precettori privati, eccita l’intelligenza dei ragazzi attraverso la socialità.
Assume poi un ruolo di primo piano la figura dell’insegnante, dalla cui preparazione e rettitudine morale dipende la qualità della scuola.
In quest’analisi fondamentale diverrà anche il problema della scelta tra le due tendenze stilistiche della retorica (asianesimo e atticismo) superato attraverso il modello ciceroniano, il cui valore è rafforzato dalle critiche mosse allo stile corrotto di Seneca.

Nell’opera Quintiliano teorizza, anche, la collaborazione dell’oratore con il principe, cercando di recuperare allo stesso tempo all’oratore una dignità personale che non lo avvilisca nel servilismo.
Stile
In Quintiliano, nonostante i precetti teorici, influisce l’epoca in cui viveva che lo rende amante delle sententiae e artefice di numerose libertà sintattiche che spezzano la concinnitas ciceroniana. Tuttavia lo stile risulterà chiaro e di piacevole lettura.

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