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Quintiliano propone delle novità metodologiche: il rifiuto delle punizioni corporali, il valore del gioco e delle riflessioni moderne e originali: l’importanza della scuola pubblica, l’ottimismo educativo e il patto educativo che deve instaurarsi tra alunno e maestro.

Quintiliano si oppone fermamente all’utilizzo, molto diffuso al tempo, delle punizioni corporali che sono inutili e controproducenti: se il bambino non è corretto dai rimproveri, le percosse non miglioreranno la situazione. Inoltre, Quintiliano afferma che non hanno alcuno scopo educativo: il bambino può essere costretto con le percosse durante l’infanzia, ma da adulto queste forme di intimidazione non potranno essere utilizzate.
Le punizioni corporali alimentano la cattiveria nel fanciullo e possono addirittura arrecargli dei traumi psicologici.
I maestri non devono approfittare del loro ruolo e sottomettere gli allievi, anzi, Quintiliano afferma che “ai fanciulli è dovuto il massimo rispetto” ed essi non vanno trattati come schiavi.

Un altro aspetto fondamentale della pedagogia di Quintiliano è il valore attribuito al gioco.
Quintiliano sostiene che è necessario alternare delle pause durante i momenti di studio: esiste un limite fisico e mentale e non si può sopportare uno sforzo intellettivo continuo. Inoltre, quando i fanciulli sono obbligati a studiare quando in realtà desiderano svagarsi, lo studio non porta a dei risultati concreti. Le pause di svago devono essere concesse con moderazione: non vanno negate (in questo caso il fanciullo potrebbe prendere in odio lo studio), ma non devono neanche essere troppe.
Lo studio non deve essere considerato una costrizione dal fanciullo, bensì nascere dalla curiosità e dal desiderio di imparare che verrebbe frustrato da continue costrizioni.
Quintiliano riconosce il valore del gioco per lo sviluppo dell’intelligenza, inoltre, il fanciullo attraverso il gioco, esprime la sua naturale vivacità e le sue inclinazioni.

Durante la prima infanzia lo studio deve essere vissuto come un gioco: Quintiliano inventa i giochi dell’infanzia con valore educativo, infatti, propone l’uso di lettere d’avorio per insegnare ai bambini l’alfabeto.
Questo aspetto della pedagogia di Quintiliano anticipa concezioni educative di pedagogisti moderni, quali ad esempio: Froebel (che fondò i Kindergarten, ovvero le prime scuole d’infanzia il cui programma educativo era basato sul gioco), Maria Montessori (la cui pedagogia si basa sull’importanza del materiale didattico, ovvero giochi con valenza educativa).

Quintiliano sostiene che lo studio deve contribuire allo sviluppo armonico della persona integrato all’ambiente sociale, perciò prende una posizione decisa a favore della scuola pubblica, sconsigliando l’utilizzo del precettore privato. Infatti, la scuola pubblica favorisce la socializzazione, un aspetto fondamentale per la formazione di un futuro cittadino e, in particolare di un futuro oratore, che è destinato a stare in mezzo alla gente. Al contrario, l’educazione privata, basata sul rapporto esclusivo precettore-alunno non permette al fanciullo di socializzare e confrontarsi con i suoi coetanei.

La socializzazione stimola l’intelligenza attraverso la sana competizione (che deve essere moderata, senza sfociare nell’invidia), il dialogo e il confronto, mezzi attraverso i quali migliorarsi. Anche i rimproveri e le lodi dei maestri ai compagni sono uno stimolo per il fanciullo.

Quintiliano afferma che è giusto che la scuola pubblica sottragga il ragazzo dal clima familiare, spesso troppo permissivo o incline al vizio; inoltre, la solitudine che caratterizza l’educazione privata può rendere il bambino timido (poiché non abituato a relazionarsi) o superbo (poiché non ha avuto modo di confrontarsi).

La caratteristica fondamentale della pedagogia di Quintiliano è l’ottimismo. L’autore è convinto della bontà della natura umana, concepisce l’apprendimento come qualcosa di connaturato all’uomo e rifiuta l’idea che solo pochi siano capaci di apprendere. Tutti possono imparare. Non tutti sono dotati ugualmente dal punto di vista intellettivo, tuttavia, Quintiliano sostiene che l’educazione e lo studio permettono a tutti di raggiungere qualche risultato seppur in maniera diversa. Da questa considerazione deriva la centralità dell’individuo nel processo educativo. Ogni bambino ha potenzialità e capacità diverse, perciò gli obiettivi devono essere pensati e calibrati in relazione alle capacità di ognuno. Infatti, Quintiliano invita i maestri a osservare gli alunni per capirne l’intelligenza e fornirgli dunque gli stimoli più adatti.

Un altro aspetto fondamentale della pedagogia di Quintiliano è la centralità del ruolo del maestro, il quale deve essere un esempio di moralità, non deve abusare del proprio compito per sottomettere l’allievo, bensì riservargli il massimo rispetto: l’alunno non è uno schiavo ma una persona.
Inoltre, tra maestro e allievo dovrà instaurarsi un’intesa, un patto educativo, basato sulla reciproca fiducia e stima, considerato il presupposto dell’educazione.

Infatti, il rapporto educativo è inteso come una collaborazione tra i soggetti coinvolti: colui che impara e colui che insegna. Ha un ruolo fondamentale la dimensione affettiva, infatti, gli allievi devono considerarsi spiritualmente figli dei loro maestri. Così come per fare un figlio ci vogliono due genitori, così per formare un oratore è necessario un’intesa tra maestro e discente.

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