Ominide 294 punti

Plinio il Giovane

Gaius Caecilius Secundus nacque a Como nel 61-62 d.C. e assunse il nome Plinio dallo zio, Gaio Plinio Secondo, suo tutor alla morte del padre. Compiuti i primi studi a Como, si trasferisce a Roma, dove assiste alle lezioni di Quintiliano e del retore asiano Niceta. Intraprende la carriera politica: tribuno militare (81), poi questore (89-90), pretore (93), console (100) e pro pretore legatus Augusti (110-113) in Ponto e Bitinia. Morì in Bitinia o poco dopo, al rientro a Roma. Svolse la professione di avvocato, oltre a quella di politico.

OPERE - È lo stesso Plinio a informare delle sue attività, mediante i libri I-IX di Epistole, che hanno caratteri del tutto diversi dal X, quello della corrispondenza ufficiale fra lui e Traiano (quando era governatore). È rimasta solo un’opera di Plinio, il Panegirico di Traiano, una redazione rielaborata della gratiarum actio, il discorso di ringraziamento per l’elezione al consolato, che Plinio pronunciò in senato nel 100.

PANEGIRICO DI TRAIANO
Plinio non chiamò mai la sua opera panegyricus, ma sempre gratiarum actio (era il ringraziamento che i consoli pronunciavano all’entrata in carica, già in uso durante la repubblica). Durante il principato, esso si trasformò in un dovuto atto di omaggio all’imperatore (nella Grecia classica, il panegyricus era un discorso tenuto nelle riunioni panelleniche (panegyreis) e il più illustre esponente fu Isocrate, retore del 380 a.C.). Ora il termine indica un discorso di tipo prettamente encomiastico, rivolto a un principe. L’interesse del panegirico è duplice: è sia letterario (unico esempio di oratoria successivo a Cicerone) e storico (unica fonte sui primi anni del principato di Traiano - e proprio il genere encomiastico richiede cautela nell’uso).

Tema centrale è quello del rapporto fra princeps e senatori: Traiano rispetta le tradizioni senatorie più dei suoi predecessori, rende possibile la libertas come obsequium (iubes esse liberos: erimus - ci comandi di essere liberi: lo saremo) è evidente che però si tratti di libertà ben diversa da quella che garantirebbero le istituzioni. Nella sua trama, Plinio fa prevalere la figura dell’antitesi: il presente principato di Traiano contro il passato recente di quello di Domiziano (uno fondato sulla libertas, l’altro sulla necessitas - prima si faceva malvolentieri quello che ora si fa di buon grado, perché liberi di farlo). Questa libertà nasce su iniziativa unilaterale del princeps, e Plinio sta fra la lode presente e il blando ammonimento per il futuro (Persta, Cesar, in ista ratione propositi - Persevera, Cesare, in questo tuo metodo di vita). Modello importante per Plinio fu il De clementia di Seneca: Plinio usa un elogio finalizzato a persuadere piuttosto che ad adulare. Il discorso è rivolto a Traiano, mentre esordio ed epilogo sono destinati al senato (il senato è un’istituzione ancora importante). L’oratore cerca di conciliare gli opposti nella figura dell’ottimo principe: come in Domiziano si protraeva il circolo vizioso di paure e pericolo, così in Traiano si crea il circolo virtuoso di rispetto e sicurezza - in passato, si rispondeva alla violenza con la violenza; Traiano sa mantenere la pace.

Il problema dell’orazione era mantenere viva l’attenzione del lettore: poiché egli conosceva già la materia trattata, occorreva catturarne l’interesse mediante artifici formali. Si affida dunque alla varietas, ma senza successo: tutti gli studiosi infatti biasimano la monotonia e l’eccessiva lunghezza delle sue orazioni. È inoltre difficile definire il genere del Panegirico: molti lo vedono come oratoria asiana, altri hanno rilevato coerenza con gli insegnamenti di Quintiliano, altri ancora vedono uno stile meno fiorito delle epistole.
EPISTOLARIO
Come si apprende dall’epistola I, Setticio Claro esortò Plinio a raccogliere e pubblicare le sue lettere. Lo ha fatto, ma non attenendosi alla sequenza cronologica, ma in maniera casuale (non si trattava di un’opera storica). Nelle 247 lettere si possono rintracciare 3 tipologie:
• Lettere legate a motivazioni pratiche (raccomandazioni di amici, lettere accompagnate a regali, accettazione di incarichi) che nascono senza dubbio da reale corrispondenza;
• Lettere nate da relazioni sociali, dai messaggi di cortesia alle riflessioni morali, più elaborate;
• Lettere degli excursus della retorica di Quintiliano, narrazioni di fatti storici o eventi straordinari.

Vi sono epistole a carattere narrativo, caratterizzate da immagini accostate efficacemente, senza commenti o anticipazioni che spezzino la tensione; epistole a carattere descrittivo, all’interno degli schemi ma non senza limpidezza descrittiva. Tra le lettere di maggior impegno riflessivo, vi sono quelle dedicate a discussioni letterarie, che denotano un’evoluzione del pensiero di Plinio su letteratura e cultura: in primo luogo è orientato a una maggior consapevolezza dell’autonomia degli studia rispetto ai negotia e ai facta politici; associa frequentemente la pace della campagna al lavoro letterario (che da otium diventa quasi un negotium alternativo). Al tempo si esaltava l’ingenium individuale rispetto alla precettistica; l’oratore doveva avere arditezza espressiva, doveva elevarsi, allentare le briglie dell’eloquenza, non stringerla.

LIBRO X - Il libro X contiene le lettere che Plinio scrisse a Traiano da senatore e da governatore, e anche le risposte dell’imperatore. Si sa sul loro rapporto molto più dalle epistole che non dal Panegirico. Plinio assunse il suo ruolo con grande impegno (per questo Traiano lo scelse, e per rafforzare la sua autorità nella regione dove Plinio governò). Le lettere toccano anche il problema dei cristiani e delle loro condanne.

STILE - Lo stile più adatto per le lettere non è quello sovrabbondante dell’oratoria: solo il libro X, che ha al suo interno lettere ufficiali, doveva avere uno stile cancelleresco e ipotattico (negli altri però prevale la paratassi). Le lettere narrative e descrittive sono chiare, quelle più brevi, sono complicate e sentenziose.

MODELLI - Modello fondamentale è ancora Cicerone, ma anche Orazio e Seneca (per il concentrarsi su un unico tema e per i motivi morali - brevità della vita, immortalità attraverso la letteratura). Anche Marziale fa da modello, per l’attenzione alla società e la sententia finale che c’era nei suoi epigrammi.

TESTI
Elogio di Traiano, il migliore degli imperatori possibili (Panegyricus) - Traiano si appresta per il suo terzo consolato, e decide di rispettare le formalità tradizionali delle elezioni (il giuramento dinanzi al console in carica). Plinio sottolinea soprattutto il sentimento di incredulità dei presenti, segno dello stato di inferiorità del senato rispetto al princeps. Le virtù di Traiano decantate da Plinio appaiono come magnanimità.

Carteggio Plinio-Traiano: la questione dei cristiani (Epistulae) - Da questa epistola si apprende della presenza di vaste comunità cristiane nelle aree orientali; Plinio documenta con imparzialità i modi di vita e i culti dei cristiani, e testimonia la posizione del paganesimo nei loro confronti: sul piano giuridico (formule di prudenza e tolleranza di Traiano) e politico (a Roma era più un problema di ordine pubblico).

Hai bisogno di aiuto in L'età imperiale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email