PLINIO IL GIOVANE

Plinio Secondo nacque a Como, nipote di Plinio Il Vecchio, infatti era il figlio della sorella, egli fu adottato dallo zio stesso alla morte del padre. E alla sua morte Plinio il Vecchio gli lasciò possedimenti in Etruria e in Campania, fu allievo di Quintiliano e divenne console sotto Traiano nell’anno 100. Delle opere perdute ricordiamo principalmente discorsi giudiziari ed epidittici, elegie ed epigrammi.
L’unica orazione conservata è il Panegirico di Traiano, un discorso di ringraziamento che pronunciò in Senato al momento in cui ottenne il consolato. In realtà si tratta di un vero e proprio panegirico dell’imperatore, come vediamo dal titolo. Traiano viene presentato come un optimus princeps, egli è un dono fatto dagli dei ai Romani, le sue qualità sono paragonabili a quelle di una divinità anche se egli non pretende, come Domiziano, onori divini. Plinio elogia il metono della successione per adozione poiché permette di scegliere il migliore tra i cittadini, e contrappone le virtù di Traiano a Domiziano. Sotto Traiano vi è una perfetta armonia tra principe e Senato grazie al profondo rispetto reciproco, mentre Domiziano odiava i senatori. Per Plinio Traiano ha un potere assoluto, ed è solo grazie alla sua generosità che concede la libertà ai cittadini. Potremmo fare una differenza tra questo Panegirico e il De clementia di Seneca, poiché, mentre Seneca delinea la figura del perfetto sovrano, propone una forma di governo, Giovenale approva la politica di Traiano. Per quanto riguarda lo stile, è sublime, elevato ed ornato, con figure retoriche e iperboli.

L’opera più importante di Plinio è una raccolta di epistole in dieci libri. I primi 9 contengono lettere agli amici che scrisse quando partì per la Bitinia, mentre il libro X contiene un carteggio (corrispondenza epistolare continua) ufficiale tra Plinio stesso e Traiano. Le lettere dell’ultimo libro hanno carattere ufficiale mentre quelle agli amici sono letterarie, scritte per essere pubblicate, infatti come Plinio afferma nella dedica a Setticio Claro, scrive queste lettere più accuratamente. Qui Plinio afferma di non rispettare l’ordine cronologico, ma in realtà l’ordine in cui le lettere sono disposte all’interno dei libri non è del tutto casuale, ma sembra ispirato al criterio della varietas degli argomenti e delle situazioni. Con questa varietà di temi cerca di evitare la monotonia che caratterizza la sua vita. Come Cicerone traccia un quadro generale delle sue attività pubbliche e private, ma si rende conto che le sue vicende sono meno interessanti di quelle di Cicerone. L’epistolario documenta la vita di un cittadino romano di successo sotto l’impero, che era solito tenere discorsi in Senato, recitazioni, cene, visite.. Dalle lettere emerge la personalità di Plinio, le sue qualità positive: l’onestà, la cultura, l’umanità, il buon gusto.. La sua generosità si manifesta nella donazione agli abitanti di Como di una biblioteca pubblica e l’iniziativa di aprire una scuola superiore. Plinio inoltre esercita il mecenatismo, per esempio, offrendo a Marziale denaro per tornare in Spagna. Però emergono anche i limiti dell’autore come ad esempio la vanità, che si rivela nel continuo bisogno di riconoscimenti. La frequenza di epistole letterarie conferma l’importanza della letteratura nella vita di Plinio, egli è un animatore di un circolo la cui attività promuove e incoraggia con ogni mezzo. Affiora una certa personalità in quanto non vive quei sintomi di decadenza culturale come Quintiliano. Il libro X è molto diverso dagli altri, poiché il carteggio con Traiano permette agli studiosi di capire quali fossero le mansioni di un governatore provinciale, ed inoltre ci sono due epistole pagane sui cristiani.

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