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Petronio e il Satyricon

A rendere famoso Petronio fu la sua grande opera: il Satyricon (anche se non è veritiera al cento per cento l’attribuzione a Petronio). A causa delle critiche su alcuni contenuti esso fu per molti anni escluso dalla divulgazione, ma proprio al Satyricon si ispirarono intellettuali come Joyce e Flaubert. Non soltanto l’autore dell’opera è incerto, ma anche la data di composizione e il significato vero del titolo, la trama e addirittura il genere letterario al quale deve attribuirsi e lo scopo della pubblicazione.
L’opera fu attribuita a Petronio dagli storici che si basavano su quanto scritto da Tacito negli Annales, per cui si identifica il Petronius Arbiter in un cortigiano di Nerone. Incerto è anche il fatto se questo Petronio abbia scritto altre opere.
Per quanto riguarda la datazione, secondo quanto si evince da alcune connotazioni presenti nel testo stesso, esso non dovrebbe essere stato prodotto dopo il principato di Nerone. Ciò si evince da presupposti sociali dell’opera e ancora di più dalla lingua parlata.

Dell’opera, completamente in prosa ma con alcune sezioni in versi, è opportuno ritenere che ci siano giunti parti dei libri 14esimo e 16esimo e in toto il 15esimo che coincide con la cena di Trimalchione. Tuttavia non è dato sapere di quanti libri effettivamente l’opera fosse composta.
Altro grande interrogativo è quello del genere letterario: il Satyricon è infatti una composizione davvero eterogenea che comprende temi e tecniche narrative complesse non facilmente identificabili in qualche genere. A rendere ancora più complicata la questione è la molteplicità anche di forme utilizzate dall’autore. Ciò che è possibile identificare è invece il fatto che le sezioni in versi rappresentino strumenti per esercitare l’ironia; inoltre, analogamente alle Metamorfosi di Apuleio, sono presenti lunghe narrazioni che lo accostano al genere romanzesco. Per quanto riguarda invece il fatto che sia un prosimetro, questo lo accosta alle opere della satira menippea quale l’Apokolokyntosis nonostante siano enormi le differenze contenutistiche e di sviluppo. Pertanto è tuttora impossibile inscrivere il Satyricon in un genere letterario ben preciso.
Ciò che più caratterizza quest’opera è il realismo che si nota particolarmente nella cena di Trimalchione; inoltre lo scrittore sembra soffermarsi particolarmente sulle descrizioni dei luoghi e sulle mentalità delle classi sociali. Protagonista dell’opera è Encolpio,il quale vaga con suoi compagni, la narrazione tuttavia è spesso interrotta da un altro Encolpio, tipico scholasticus.
Ai temi eroici si oppongono gli interessi materiali e ciò dimostra come il realismo sia uno strumento di affermazione satirica, in particolare contro la figura di Encolpio; inoltre si notano numerosi commenti morali legati ad alcune tipologie di personaggi. Stranezza del punto di vista satirico è che l’autore arriva a far satira persino sulla satira stessa. Per quanto riguarda la narrazione e i suoi sviluppi, essi si potrebbero confrontare con l’Odissea soprattutto per il tema del viaggio, anche in modo quasi parodico. Altro stravolgimento è quello del romanzo amoroso greco: l’amore del Satyricon è tutt’altro che ideale, casto. A completamento di questi stravolgimenti è la figura di Encolpio, antimodello dell’eroe romanzesco, chiuso nelle sue illusioni.

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