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Petronio

La testimonianza di tacito e una personalita’ fuori dal comune
È difficile attribuire l’opera Satyricon al suo autore; quasi tutti i codici che ne trasmettono il testo ne attribuiscono la paternità a Petronio Arbitro, ma identificare con certezza chi sia questo personaggio risulta ancora oggi piuttosto complesso. Una parte della critica, a partire dallo studio del testo, data il Satyricon al II-III secolo d.C., mentre oggi la maggior parte dei filologi concorda nel ritenere che esso sia stato scritto in età neroniana, e che il suo autore possa essere quel Petronio vissuto nel I secolo d.C. di cui parla Tacito nell’Annales XVI, che lo definisce un elegantiae arbiter (arbitro del buon gusto) della corte imperiale di Nerone; un uomo dalla cultura e dal gusto raffinato, anticonvenzionale nei suoi atteggiamenti, ma abile e deciso nel momento del comando e dell’azione.

Anche nel momento della sua morte, Petronio manifestò il suo carattere forte e originale, dissacrando le morti austere dei filosofi, modellate sull’archetipo di Socrate. Anche i riferimenti intratestuali deducibili dal Satyricon, confermano l’ipotesi di una composizione dell’opera in età neroniana: troppo chiare sono le allusioni a situazioni e personaggi vissuti all’epoca della prima età imperiale.
Opera
Il romanzo Satyricon, “Libri di cose satiriche”, è ancora ampiamente mutilo, ci sono pervenuti in gran parte il XIV e il XVI, e per intero il XV, contenente la cena di Trimalchione. La trasmissione del grande racconto petroniano ha seguito un percorso lungo e travagliato: solo nel XVII secolo fu pubblicata un’edizione del romanzo che riuniva due distinte raccolte di frammenti di epoca medievale, nonché l’intero libro XV (Cena di Trimalchione), ritrovato dal grande umanista Poggio Bracciolini nel 1423, in un codice manoscritto riservato a Colonia.
Crudo realismo
Le ragioni che hanno ostacolato la diffusione e la conservazione completa dell’opera sono facilmente intuibili: il realismo con cui viene riprodotto un mondo degradato, il linguaggio crudo di molti personaggi, l’esplicita descrizione di esperienze erotiche di tutti i tipi, hanno impedito al romanzo di entrare nei circuiti scolastici dell’antichità, e hanno posto problemi di tipo morale nelle epoche successive.
Tuttavia l’opera rappresenta anche uno straordinario e disincantato ritratto della società di epoca neroniana; quel mondo di istinti e corruzione contro il quale Seneca lotta nelle sue opere filosofiche, e del quale invece Petronio offre un ritratto realistico, astenendosi da ogni giudizio morale.
Assenza di giudizi
Nelle vicende narrate colpisce l’assenza di qualsiasi traccia di giudizi morali: il narratore presenta gli eventi con estrema naturalezza e con candida serenità, rifiutando le censure dei tradizionalisti e ispirandosi a una massima di Epicuro, secondo la quale il piacere è il principio e il fine della vita beata.
Nel personaggio di Encolpio, pronto a sperimentare senza paura o remore morali ogni possibile avventura della vita, Petronio ha probabilmente ritratto in gran parte se stesso, compresa la propria avversione per qualsiasi forma di cattivo gusto e di volgare esibizionismo, e in particolare per l’ignoranza dei potenti liberti, dei quali è incarnazione letteraria Trimalchione, che hanno come unico tormento la paura della morte, la sola realtà che sfugga al potere della ricchezza.

Personaggi femminili
I personaggi femminili dell’opera sono servette sciolte e svelte di parola, vecchie megere dedite ad arti magiche, ma soprattutto matrone disinibite, pronte a prendere l’iniziativa di qualunque momento, soprattutto in faccende d’amore. Sono figure ben lontane dall’immagine della mulier e della uxor casta e equilibrata, dedita alla conduzione della casa e intenta alle opere femminili, come viene descritta dalla tradizione e richiesta dal mos maiorum: questo è un segno evidente del cambiamento dei tempi.
Basti pensare alle donne che circondavano Nerone (Agrippina, Poppea), alla loro personalità e al ruolo che giocarono negli intrighi di corte: non è escluso che Petronio tenesse sotto gli occhi questi esempi nel descrivere figure come quelle di Quartilla, della cortigiana Trifena, o della stessa Fortunata, moglie di Trimalchione. Petronio inoltre pone Fortunata insieme a molti altri personaggi che dal nulla hanno fatto fortuna e che cercano di mantenere o accrescere il proprio patrimonio.

Da quando Roma era diventata più forte e più ricca, alle donne era stato concesso di portare gioielli in pubblico, di vestire con eleganza e raffinatezza, di farsi vedere per le strade e di andare ai giochi e al teatro, mostrando il loro status sociale. Tuttavia si tentava di limitare la loro libertà economica e sociale, ma a loro si opposero per ottenere l’amministrazione delle loro proprietà private. Fortunata diventa un esempio di questa libertà femminile.
Tempo e spazio
Il tempo del discorso nel romanzo di Petronio è lento, quasi immobile, soprattutto nella descrizione dell’estenuante cena, che occupa un’intera notte e nel suo sviluppo dà quasi l’impressione di immobilità. Questa sensazione di immobilità è accentuata da uno spazio percepito come labirintico, entro cui si incrociano sempre gli stessi personaggi e oggetti.
La geografia del Satyricon è fatta di viuzze, luoghi affollati, terme, mercati, squallide locande, in cui appaiono e scompaiono sempre le stesse figure. Il culmine di questa percezione dello spazio è rappresentato proprio dalla domus di Trimalchione, che si chiude sui convitati come una vera e propria trappola.
Infatti tempo lento e spazio labirintico contribuiscono a creare quel senso di intrappolamento, che è una chiave di interpretazione del romanzo di Petronio, e della sua visione del mondo. La struttura labirintica infatti può essere considerata una metafora e non solo raffinata stravaganza narrativa.
Satyricon
Il racconto è esposto in prima persona dal protagonista del romanzo, un filosofo stravagante e squattrinato, di nome Encolpio, che sta viaggiando in compagnia di un certo Ascilto, un volgare avventuriero, suo rivale in amore per un giovane bellissimo, Gitone. Dopo varie peripezie i tre protagonisti capitano in una Graeca urbs della Campania, dove vengono poi invitati a cena da Trimalchione, un liberto arricchito, che si dà arie da gran signore e ama circondarsi di parassiti e pseudo intellettuali, per i quali imbandisce un simposio da favola. Troneggia nel romanzo la domus Trimalchionis, la quale, più che una casa, è una vera reggia. Questo ha una filosofia basata sulla morale del “tanto hai, tanto vali”, e tutta volta al godimento dell’attimo, a sfruttare intensamente le gioie presenti, nella consapevolezza che esse sono effimere e precarie. Tuttavia dimostra un chiaro complesso di inferiorità, perché vive la sua infima origine come una condanna: ed ecco allora che, per riscattare il suo ruolo sociale, ha organizzato una cena talmente sfarzosa che si trasforma in un vero e proprio spettacolo. Le portate sono fantasiose, una più ad effetto dell’altra. Su tutto aleggia però un senso di morte, l’unica realtà che non possa essere sconfitta dalle ricchezze: la cena infatti si conclude nel caos, con la sarabanda del finto funerale di Trimalchione, messo in scena per volontà dello stesso padrone ormai ubriaco fradicio.
Dopo la cena Ascilto scompare dalla narrazione e gli subentra Eumpolo, un vecchio poeta che Encolpio ha conosciuto in una pinacoteca, il quale recita un carme sulla presa di Troia (Troiae halosis). I tre eroi si imbarcano per Taranto, salvo scoprire che si trovano in compagnia di Lica e Trifena, due vecchi amanti di Encolpio e Gitone, e ora loro nemici: Eumpolo fa da paciere e racconta la novella della matrona di Efeso; poi durante una terribile burrasca la nave naufraga ma i tre eroi si salvano e si ritrovano sulla spiaggia di Crotone, dove trovano il cadavere di Lica. La città di Crotone risulta corrotta, abitata da avidi cacciatori di eredità; Eumpolo si finge ricchissimo per vivere alle spalle dei crotoniati, ma questi scoprono l’imbroglio, ed Eumpolo si vede costretto a fare testamento, lasciando i suoi beni a colui che oserà mangiare il suo cadavere.
Il realismo di petronio
“Realismo” e “parodia” sono gli altri termini chiave del racconto petroniano. La descrizione realistica del mondo romano che avviene attraverso la voce narrante di Encolpio con i suoi Loci deputati porta alla capacità mimetica della letteratura antica, che si accompagna ad una raffinata commistione di diversi generi letterari.
Il Satyricon e il sistema dei generi letterari
Il Satyricon non sembra avere predecessori in grado di rappresentare modelli attendibili per Petronio. I critici vedono l’opera come un insieme di vari generi ripresi in modo parodico. L’opera è una parodia del romanzo greco ellenistico. Evidenziamo questa trama di rapporti:
 Il romanzo: Petronio conosceva la prosa narrativa greca, soprattutto ellenistica, basata sull’amore di due giovani che vengono separati e si ricongiungono alla fine. Il Satyricon appare molto lontano da questa narrativa romanzesca per il livello stilistico. Un filosofo tedesco aveva ipotizzato che l’opera fosse un ribaltamento del romanzo d’amore greco. Encolpio e Gitone sarebbero infatti la parodia degli innamorati greci; ma dopo il ritrovamento di romanzi greci omossessuali è stata smentita la tesi del filosofo.
 Fabulae milesiae: questi racconti, il più famoso Milesiaka, divennero modelli di narrativa comica, per questo si chiamano Milesiae. Anche il genere teatrale del mimo metteva in scena storie simili. In questo modo potrebbe essere giunto a Petronio materiale comico e realistico, ma non si può dire se il Satyricon sia un prodotto lineare di questa tradizione.
 Satira Menippea: il nome deriva dal filosofo che ha inventato il genere, Menippo. Si alternano parti in prosa e parti in poesia (prosimetro). Il fine è filosofico e moralistico. Varrone si riferisce a questo genere, e soprattutto l’Apokolokyntosis di Seneca sembra ispirarsi al modello di Menippo. Ma l’estensione del Satyricon è superiore a questi modelli e non ci sono finalità moralistiche.
 Grandi opere epiche: tra le citazioni poetiche in chiave parodistica prevalgono quelle tratte da Eneide, Iliade e Odissea. Alcuni studiosi dicono che l’intera avventura di Encolpio sia una parodia dell’Odissea.
Un’esperienza poetica vicina al satyricon
Per i temi trattati possono essere accostate al romanzo di Petronio 80 poesie di una raccolta anonima: i Priapea. Si tratta di componimenti di varia lunghezza e metro forse del I sec d.C. Priapo dà unità alle poesie, è un Dio connesso alla fecondità, protettore degli orti e dei campi. In letteratura con il termine priapeo si indica un epigramma caratterizzato dalla tematica sessuale.
Lo stile
L’imitazione del parlato
I registri stilistici impiegati sono diversi, ma prevale il sermo familiaris che contiene inserti di sermo plebeius o vulgaris, con errori grammaticali: troviamo per esempio sostantivi neutri espressi al maschile. Altri volgarismi riproducono il lessico colorito del popolo. Appare anche la lingua magniloquente delle scuole di retorica, il sermo doctus. Le strutture sintattiche risultano spesso irregolari, ricalcate sulla parlata plebea.

Problemi di datazione e tradizione
Questa lingua d’uso quotidiano ha indotto gli studiosi a post datare l’opera fino al III sec d.C.: in realtà il sermo utilizzato da molti personaggi è la lingua tipica dei liberti illetterati e dei ceti sociali più bassi che Petronio ha riprodotto con fedeltà.
In tutto il romanzo Petronio ricorre a una tecnica di rappresentazione realistica attenta nel descrivere i personaggi e le città. Il distacco dello scrittore dalla materia trattata è costante: non opera valutazioni morali sugli episodi che racconta.
Nell’antichità il Satyricon non ebbe ampia diffusione ma non scomparve mai del tutto. Dopo il VI secolo iniziò la frammentazione dell’opera, ritrovata in Inghilterra. Ma a metà del ‘400 fu in Italia che uno scambio di lettere tra Poggio Bracciolini e Niccolò Niccoli testimoniò la ricomparsa della “cena di Trimalchione” che scomparve di nuovo. Nel 1654 Marino Statilio ritrovò nella città di Traù il manoscritto, che sarà chiamato Codex Traguriensis, contenente l’intera cena. Dopo questo, nel XVII secolo, il romanzo entrò nel circuito culturale europeo come lo conosciamo ancora oggi.

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