Petronio

personalità divergente rispetto al modello dello scrittore romano

Di Petronio parlano:
Terenziano Mauro
Tacito

Terenziano Mauro fu un metricologo (studioso di metrica) del II o III secolo, costui identifica l’autore del Satiricon (o Satyricon) in un certo Arbiter e, in effetti, i manoscritti che conservano il Satiricon, e che risalgono al IX secolo, attribuiscono l’opera ad un Petronius Arbiter o C.Petronius Arbiter.

Tacito scrive di un certo Caio Petronius Arbiter, senza far riferimento a lui come autore del Satiricon o scrittore, nel XVI libro degli Annales, che tratta degli ultimi avvenimenti relativi alla congiura ordita da Pisone contro Nerone.

Infatti tra le vittime illustri che nel 66 d.C pagarono con la vita la loro opposizione, vera o presunta, troviamo anche Caio Petronio.

Tacito racconta di Petronio come di una figura molto interessante, dotata di una particolare personalità, considerato un raffinato ed un aristocratico. Un arbiter elegantiae, un maestro del gusto orientato verso l’epicureismo che, quando fu chiamato a ricoprire cariche politiche, dapprima come preconsole e poi come console della Bitinia (provincia difficile) riuscì a dimostrare capacità di governo e fermezza. Grazie alla sua fama di arbitro del buon gusto entra nelle grazie di Nerone, infatti, come racconta Tacito, fu proprio questo suo ascendente verso l’imperatore a nuocergli. (Tigellino, prefetto del Pretorio, invidioso del successo che aveva presso l’imperatore suscitò in quest’ultimo il sospetto che Petronio, in quanto amico di Flavio Scevino, uno dei principali sospetti della congiura pisoniana, non potesse che essere implicato nella trama)

Petronio fu, prima di tutto, un grande narratore e questo lo si percepisce dalla sua capacità di descrivere e divertire il lettore. Accanto alla parodia letteraria si accosta quella etico-sociale che, però, non si trasforma mai in satira. Petronio è distaccato dalle oscenità che descrive ma, nonostante questo, non si propone nè di condannare nè di correggere tali oscenità e turpitudini.

“La sua radice è in una forma mentis spregiudicata e senza etichette, istintivamente epicurea, in un intelligenza non emotiva ma duttile e curiosa che consente all’autore di narrare e descrivere con quel candor, con quella simplicitas, con quella non tristis gratia che della sua opera, come della sua persona, costituisce l’aspetto precipuo (principale)” A. Salvatore

La lingua e lo stile di Petronio sono qualcosa di unico nella tradizione letteraria antica, una lingua e uno stile che, senza mai farsi banale mimetismo linguistico, toccano tutte le gamme espressive diventando così l’unica lingua e l’unico stile possibili per i personaggi del Satiricon.

Satiricon o Satyricon


Il titolo Satiricon o, nei manoscritti, anche Saturae, non deve far pensare ad un intento di satira moralistica. Esso si limita a condurre l’opera entro un preciso genere letterario, ovvero quello delle Saturae Menippae, delle quali l’opera ha solo la struttura mista in prosa e versi, per il resto, infatti, possiamo definire il Satiricon come un vero e proprio romanzo.

Il Satiricon, dalla parte che ci è pervenuta -> circa la ventesima, si presenta come una bizzarra ma coerente parodia letteraria del romanzo greco o, più precisamente, del romanzo d’amore greco.

Romanzo d’amore greco: genere molto popolare nell’età ellenistico-romana che, nella sua forma canonica, narrava delle disavventure di una coppia di innamorati, il ragazzo di nobile famiglia, la ragazza solitamente serva che, solo dopo lunghe peripezie, riuscivano a ricongiungersi e vivere insieme

Oltre al romanzo greco e alla satira menippea il Satiricon presenta, al suo interno, diverse forme di genere come la satira propriamente detta, la commedia, il mimo e, sopratutto, le Fabulae Milesiae, l’epica e la filosofia -> lusus leterario

Alcuni autori descrivono il Satiricon come la parodia dell’Odissea (Fleischman) attraverso i collegamenti che il poema e il “romanzo” hanno in comune:

persecuzione divina
- la nave di Lica vista come un “antro del Ciclope” da cui non si può sfuggire
la possibilità che il Satiricon, così come l’Odissea, dovesse essere in 24 libri

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