Persio

Persio nacque il 4 dicembre del 34 d.C a Volterra, in cui rimase sino all’età di dodici anni. una volta trasferitosi a Roma ebbe l’opportunità di frequentare un’ottima scuola di maestri illustri fin quando, all’età di sedici anni, conobbe Anneo Cornuto, filosofo stoico nella cui cerchia ebbe modo di conoscere Luciano.
Persio conobbe anche altre figure importanti della cultura latina dell’epoca; inoltre una sua antica biografia descrive le eccellenti qualità morali del ragazzo e la sua generosità, oltre che la sua agiatezza, queste due testimoniate invece nel suo testamento. Morì improvvisamente a causa di una malattia allo stomaco.
In realtà dei suoi scritti e della loro pubblicazione se ne occuparono i suoi amici più stretti, ad esempio Anneo Cornuto, il suo insegnante nonché guida verso lo stoicismo, il grammatico Cesio Basso e il filologo Marco Valerio Probo, al quale risale la biografia circa Persio.
Ci sono giunte sei satire dell’autore, quindi 650 versi scritti in esametri, metro diventato canonico ormai da Orazio in poi per il genere della satira. All’interno della raccolta inoltre troviamo un breve brano in coliambi al quale gli studiosi hanno assegnato due differenti posizioni e scopi: c’è chi dice che in realtà si sarebbe dovuto trovare alla fine in funzione di epilogo, e chi invece all’inizio come prologo.
-i satira: affronta il tema della produzione letteraria a lui contemporanea, mettendo in mostra il cattivo gusto, l’intima depravazione e il narcisismo dei poeti del suo tempo disposti a tutto pur di ricevere approvazione. Indica inoltre i suoi modelli, ovvero Orazio e Lucilio fra i romani, e i poeti della commedia antica fra i greci.
-II satira: indirizzata al suo amico Macrino, intima di chiedere agli dei la salute del corpo e dell’animo con semplicità, senza ricoprire d’oro le immagini divine oppure nascondendosi come se le loro richieste fossero inconfessabili.
-III Satira: esorta a non sprecare la propria vita, dunque a fare un buon uso delle proprie giornate e a forgiare in tempo il proprio carattere così da evitare i vizi.
-IV satira: affronta il tema della conoscenza di stessi in due quadri. Nel primo troviamo un dialogo fra Socrate e Alcibiade, che viene esortato a inseguire valori come giustizia e saggezza. Nel secondo invece Persio invita all’autocoscienza e all’abbandono delle critiche riguardo i difetti altrui senza considerare i propri.
-V satira: è la più ampia e divisa in due parti. Nella prima respinge i toni gonfi e aulici della poesia epica e tragica, in favore di un’ispirazione modesta e riservata. Nella seconda svolge il tema della libertà che deve consistere anzitutto nella libertà interiore.
-VI Satira: indirizzata all’amico Cesio Basso, Persio afferma di voler fare un uso moderato dei propri beni.
-choliambi: afferma di non aver ricevuto un’investitura poetica ma di lasciare tali onori della poesia greca agli scrittori antichi e a coloro che si ritengono simili a questi.
La peculiarità di Persio è che la tematica delle sue opere non viene mai delineata chiaramente, ma si evince piuttosto dal susseguirsi delle scene descritte. La specificità stessa della composizioni di Persio sta forse più nell’insieme dei quadri presentati che in una coerente intenzione di insegnamento morale. La tecnica dell’autore infatti mira a suscitare ripugnanza nel lettore anziché formulare una condanna esplicita dei vizi.
Persio inoltre presenta molto spesso dei dialoghi tra due interlocutori il più delle volte indeterminati, oppure fra interlocutore e voce narrante. Le scene presentate non seguono un filo logico, ma il più delle volte vengono accostate senza alcun elemento di connessione poiché lo scopo dell’autore è quello di risaltare il tema delle sue satire attraverso queste. La difficoltà del testo di Persio poi risulta la ricercatezza linguistica: infatti alla parlata quotidiana tipica della satira, egli aggiunge un più sofisticato repertorio linguistico composto da metafore, allusioni, e accostamenti lessicali spesso di difficile interpretazione.
All’interno delle singole scene risaltano i toni di disprezzo e ripugnanza dell’autore, che rendono la poesia di Persio differente da quella distaccata da Orazio nonostante si ispiri proprio a quest ultimo. Ma troviamo anche brevi squarci della vita quotidiana molto realistici e le descrizioni riguardanti l’infanzia circa personaggi o situazioni familiari. Ad esempio viene descritto la figura dello zio paterno il quale atteggiamento severo viene indicato tramite la frase “quando prendiamo l’aria di zii paterni”; oppure vengono descritte anche la zia materna e la nonna, le quali non fanno altro che stare attorno alla culla del bambino, toccargli la fronte col dito medio insalivato e rivolgere preghiere agli dei affinchè si allontani il malocchio dal piccolo.

Giovenale

Decimo Giunio Giovenale nasce tra il 55 e il 60 d.C ad Aquino, nel Lazio. Marziale lo descrive un cliens e un fecundus: infatti dopo aver ricevuto un’ottima educazione retorica, l’autore decise di dedicarsi alla carriera da avvocato (facundus) da cui non trasse il guadagno che sicuramente si aspettava, inoltre si trovava al servizio di uomini potenti dunque la sua libertà era piuttosto limitata e solo all’età di quarant’anni decise di dedicarsi alla scrittura di satire. A testimoniare il fatto che la sua produzione letteraria sia legata ad una fase piuttosto avanzata della sua vita vi sono diversi riferimenti storici compiuti dallo stesso autore; ad esempio sostiene di volersi riferire a personaggi di un passato ormai trascorso, dunque precedente alla morte di Domiziano visto che alcuni episodi presentati sono avvenuti nell’epoca di tale imperatore. Ci sono giunte anche tarde notizie autobiografiche circa Giovenale, secondo le quali crebbe in una famiglia benestante, si dedicò alla scrittura di satire ma solo dopo molto tempo decise di renderle pubbliche. Inoltre la sua fortuna sarebbe derivata dalla sua rovina: infatti avrebbe attaccato un attore caro all’imperatore che gli sarebbe costato l’esilio in Egitto a capo di una coorte in tarda età e dunque accelerato l’incombere della morte. Per quanto assurda ci sembri questa vicenda, accompagnò per molto tempo la fortuna dell’autore, tanto che venne ricordato come esule affianco a Ovidio.

Satire

Di Giovenale ci sono pervenute sedici satire divise in cinque libri, suddivisione probabilmente dovuta dai grammatici che ne curarono la pubblicazione. Il primo libro comprende dalla prima alla quinta satira, il secondo la sesta, il terzo dalla settima alla nona, il quarto dalla decima alla tredicesima e il quinto dalla quattordicesima alla sedicesima. Si tratta di satire di differenti lunghezze.
-I satira: Giovenale, richiamandosi all’auctor del genere satiresco Lucilio, spiega le sue scelte letterarie. Inoltre tratta lo sfacelo della società a lui contemporanea in cui la morale è sovvertita e che ispira ira, indignatio, e davanti alla quale non è possibile star inermi. La ricchezza ormai è l’aspirazione di tutti, compresi i letterati, e per illustrare i vizi presenti parla circa personaggi ormai morti.
-II satira: Laronia, personaggio femminile, smaschera i falsi moralisti e rimprovera agli uomini ogni tipo di depravazione, specialmente l’omosessualità e i costumi dei Romani.
-III satira: Umbricio fugge da Roma in quanto ormai è invasa una massa orientale che sta condizionando l’impero con i suoi usi, costumi, vizi, depravazioni sessuali e ha ormai conquistato il monopolio della condizione di cliens.
-IV Satira: è stato catturato un rombo gigante nell’Adriatico e il senato si riunisce per poter costruire un tegame adatto alla cottura del pesce.
-V satira: parla della condizione di un vecchio cliens, costretto a subire angherie persino dai servi, ma afferma anche che chi si sottopone a tali ingiustizie merita di riceverle.
-VI satira: il poeta cerca di dissuadere un giovane a prender moglie in quanto le donne non sono altro che criminali che cercano di impadronirsi dell’eredità del marito, depravate sessuali che contagiano i loro vizi, e con fastidiose abitudini come quella di truccarsi.
-VII Satira: parla della condizione di estrema povertà dei poeti, i quali devono ricorrere ad ogni espediente per tirare avanti e non riescono a fare buona poesia per tal motivo.
-VIII Satira: a che serve essere nobili se si deturpa la memoria dei propri antenati? La vera nobilitas consista in una vita lodevole.
-IX satira: Nevolo lamenta di esser stato pagato male dal suo padrone, nonostante abbia soddisfatto i suoi piaceri sessuali e della moglie.
-X satira: pochi
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