SATIRA: PERSIO E GIOVENALE

Nella prima età imperiale i temi più popolari come la satira trovano un imprevisto sviluppo grazie alle opere di Persio e Giovenale. Questi, nonostante fossero separati da tre decenni di età, ripropongono un'idea di satura molto simile a quella portata avanti da Lucilio, per i contenuti e per l'uso di esametri. Risultano essere gli ultimi poeti latini in grado di scrivere satire con intenzione di confrontare criticamente la vita contemporanea con un modello ideale. Tali modelli e criteri morali sono però largamente superati nel contesto sociale del loro tempo. Di qui la loro insofferenza e intransigenza, e il senso di solitudine e frustrazione che traspare dai loro versi. La satira di Persio e Giovenale si rivolge a un pubblico generico di lettori, di fronte a cui i poeti si atteggiano a severi censori dei vizi e dei viziosi, alla maniera dei carmen maledicum di Lucilio. Si passa dunque dalla satira oraziana intesa come “conversazione” colloquiale tra amici, alla satira intesa come invettiva: i due poeti esprimono con un arcigno moralismo animato dalla filosofia stoico-cinica. Lo scopo di entrambi è denunciare e combattere la corruzione che si annida ovunque attraverso l’arma del sarcasmo, che si alterna all’insegnamento.

PERSIO

Aulo Persio Flacco nasce a Volterrsa nel 34 d.C. da una famiglia equestre. Studia a Roma e diverrà discepolo di Anneo Cornuto (quindi è uno stoico). La sua raccolta di satire comprende 6 testi: nel primo attacca i falsi poeti contemporanei; nel secondo i falsi devoti; nel terzo i giovani dissipati; nel quarto gli ambiziosi; nel quinto gli schiavi delle passioni; nell’ultimo gli avari. Si riscontra quindi il tema della decadenza dei mores, il bisogno di rientrare in se stessi, la polemica contro le passioni e le debolezze umane. L’ansia di evasione, il bisogno di rivolta contro i disonesti, gli ipocriti, gli impudichi sono intrisi di pensosità interiore e di una candida coscienza morale: in questo senso Persio è innovativo.
L'elemento più vistoso dello stile di Persio è la voluta difficoltà del linguaggio, usato come mezzo per smascherare il vizio. Un linguaggio teso fino agli estremi limiti della retorica, uno stile duro anche per i personaggi del tempo.

GIOVENALE

Decimo Giunio Giovenale nasce ad Aquino, tra il 50 e il 65 d.C., da un'agiata famiglia plebea. Diventa avvocato, declamatore, e dopo la morte dell'odiato tiranno Domiziano, poeta. Muore intorno al 140 a.C., probabilmente esiliato da Adriano che crede di essere stato offeso da un’allusione nei suoi versi.

Scrive sature in 5 libri, per un totale di 16 testi. Le più famose sono la terza, che descrive la difficile vita a Roma e la sesta, contro le donne. Diversamente da Persio e Giovenale non è uno stoico, non vuole correggere i costumi ma solo indignare il lettore. Il sentimento che lo muove è l'indignazione: condanna la spregevolezza in cui si trova la società contemporanea. Tratta dunque del verum, o meglio del quid quid agunt homines (tutto ciò che fanno gli uomini). Si concentra sui comportamenti negativi e viziati che si contrappongono al mos maiorum. Prende di mira con astio l’ipocrisia, le donne emancipate, gli omosessuali, gli arricchiti, l’impudenza dei liberti, la viltà dei parasiti, il servilismo dei poeti-clienti e l’astuzia dei provinciali, la cattiva educazione prestata dai genitori, il fanatismo religioso. Il suo compito di poeta è quello di urlare la propria disapprovazione per un mondo che capovolge i valori, che premia chi non lo merita ed emargina i buoni. Solo negli ultimi due libri dimostra di essersi "addolcito", indossa i panni del vecchio saggio superiore a tutto e a tutti. Come Persio vuole evidenziare al meglio il distacco tra il mondo reale e quello ideale, quindi usa un linguaggio che è un misto di parole elevate e termini plebei, di immagini solenni e di situazioni quasi oscene. Il risultato è grottesco, ma voluto. Segue la dottrina descritta da Orazio nell’Ars Poetica, in particolare la Callida Iunctura rielaborandola in Iunctura Acris (congiuntura): disposizione inaspettata delle parole per meravigliare il lettore, ma per questo è ancora più difficile la lettura.

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