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Lucano

Bellum VS Eneide

I Destinatari sono perlopiù elite senatoria alla corte di Nerone; il testo è dedicato a Nerone come elogio a causa delle speranze da lui suscitate all’ascesa al trono. L’opera è strettamente legata all’emarginazione politica dell’aristocrazia romana sotto gli imperatori; vi è un'intensa influenza della filosofia stoica e inoltre è compenetrata da una concezione dell’esistenza basata sui valori del mos maiorum. Vi è un richiamo al modello classico ovvero “L’Eneide” di Virgilio (VI libro con profezia sul destino di Roma, richiami lessicali, situazioni, espressioni riprese). Continuo confronto con l’Eneide durante la lettura; contrasto nella concezione dell’arte/vita/storia di Roma: “PHARSALIA” ovvero L’ANTIFRASI dell’ENEIDE”, il “Bellum civile” ovvero il poema del dissenso (Lucano si suicida sotto ordine di Nerone). “Eneide” rappresenta il poema del consenso (Virgilio muore rimpianto da Augusto). Lo stile risponde ai gusti stilistico - linguistici delle scuole di oratoria: stile manieristico-barocco. Ricerca termini e situazioni spettacolari, alla moda esagerata della tragedia ricca di toni cupi e macabri opposto all’equilibrio del classicismo.

Divisione Poema e Analisi

Il proemio del “Bellum civile” contiene una dura condanna nei confronti delle guerre civili (“Un popolo potente voltosi con la destra vittoriosa contro le sue stesse viscere”) che sono ritenute più pericolose di ogni nemico; presenta una forte esaltazione di Nerone, paragonato quasi a un Dio; ciò sembra in contrasto con le idee liberali del poeta ma bisogna ricordare che i rapporti con il Principe all’ inizio della composizione del poema erano ancora buoni.

2) La figura di Catone (Bellum civile II, vv. 380 – 391). Lucano descrive Catone l’ Uticense e le sue qualità (altruismo, amore per la prole, onestà, disciplina, integrità nei costumi). Egli è uno dei migliori esempi della virtus romana, e simboleggia gli ideali della repubblica in aperto contrasto con le scelte autoritarie del Principato.

3) La battaglia di Farsalo (Bellum civile VIII, vv. 617 – 646). Lucano descrive con il massimo della drammaticità ed anche con un certo gusto del macabro la battaglia di Farsalo, una sconfitta non paragonabile alle altre perché avrà pesanti conseguenze sulle generazioni future dato che essa rappresenta sostanzialmente la fine di una nazione.

4) La morte di Pompeo (Bellum civile VIII, vv. 663 – 691). Lucano presenta la morte di Pompeo (a cui riservava la sua personale stima) con stile orroroso e macabro (dopo una serie di colpi violenti, la testa del romano viene recisa; quindi un‘asta la trafigge allo scopo di far fuoriuscire il cervello) tipico dell’ età giulio – claudia.

Caratteri del poema

Lucano abbandona la tradizione e sceglie di narrare la storia recente ancora molto sentita da suoi contemporanei, non perfeziona modelli precedenti ma tenta bensì di farne di nuovi che superino gli altri. Il poema non esalta più lo Stato e i suoi eserciti ma al contrario denuncia le guerre civili con le loro conseguenti ingiustizie che sovvertono ogni valore morale. Nel “Bellum civile” i riferimenti all’ Eneide sono molti ma appaiono in termini di contrasto: Virgilio canta il prestigio di Roma, Lucano critica le guerre civili e ritiene che esse siano responsabili della caduta della repubblica. La nostalgia verso gli ideali repubblicani è molto sottolineata a partire dal quarto libro ed è simboleggiata dalla figura di Catone Uticense che, oltre a rappresentare i sani valori della “libera respublica”, è anche un importante esempio dell’ideologia stoica a cui aderiva Lucano (es. Catone si rifiuta in un’occasione di consultare l’oracolo e in questo modo si dimostra la sua critica verso le divinità tradizionali). Il poeta si sofferma spesso a ritrarre un’umanità sofferente costantemente esposta ai pericoli.

Personaggi

La Pharsalia non ha dei veri e propri protagonisti ma dei personaggi centrali: Cesare, l'eroe nero, il tiranno temibile e impietoso la cui temerarietà dà voce al furor della fortuna, che ormai è avversa a Roma. Egli rappresenta però anche il trionfo delle forze irrazionali che nell'Eneide venivano domate e sconfitte, ed è dunque un personaggio al cui fascino Lucano non può del tutto sottrarsi. Pompeo è invece un personaggio in declino, politicamente ormai vecchio e militarmente debole. Pompeo non ha grandi responsabilità nel declino di Roma ed è tratteggiato come un Enea cui il destino è ostile, una sorta di figura tragica. In Pompeo si ha una evoluzione psicologica: alla progressiva perdita di autorevolezza politica fa da specchio un ripiegamento nella sfera del privato e degli affetti. In conclusione egli diviene consapevole della malvagità del fato e capisce che la morte in nome di una causa giusta è l'unica via di riscatto morale. Si consuma la crisi dello stoicismo di stampo tradizionale, che garantiva la provvidenza divina nella storia. Per Catone diviene impossibile l'adesione volontaria del saggio alla volontà del destino: il criterio della giustizia è ormai da ricercarsi altrove che nel cielo, dentro il proprio animo, che coglie il discrimine tra giusto e ingiusto. Il saggio non può mantenere qui la propria imperturbabilità di fronte al fato: Catone si impegna nella guerra civile con piena consapevolezza della sconfitta alla quale va incontro e della conseguente necessità di darsi la morte, l'unico modo che gli resta per continuare ad affermare il diritto e la libertà.

Stile

Lo stile di Lucano è ardens et concitatus: i periodi hanno un ritmo incalzante e senza freno, e lasciano spesso debordare parti della frase oltre i confini dell'esametro (enjambement).Si nota un'eccezionale tensione espressiva conferita al verso, una forte spinta al pathos e al sublime. Il gusto di Lucano è spesso accostato al barocco nell'uso dei paradossi e nella concettosità dei pensieri.

Lucano evita la sinalefe, sacrificando la fluidità del verso alla sentenziosità del dettato. Il poeta spesso giudica e condanna con apostrofi e interventi personali, lo stile di rado conosce dominio e misura: la tensione espressiva di Lucano si alimenta dell'impegno e della passione con le quali il poeta ha vissuto la crisi della sua cultura. Rispetto al compito di positiva commemorazione dei grandi modelli eroici, l'epica sembra non bastare più a Lucano, che deve invece narrare la grande catastrofe di Roma, ora che lo sviluppo degli eventi ha “tradito” quel mondo ideale. Lucano non rinuncia alla forma letteraria epica, che pure sente insufficiente, e cerca di rimediarvi con l'ardore ideologico con cui denuncia la crisi. Un'ideologia politico-moralistica invade il suo linguaggio, con una gridata e ostentata retorica. Ma la retorica non è qui segno di vana artificiosità ornamentale, bensì il gesto di uno stile che, paradossalmente, per ritrovare la sua autenticità e per non tradire con le parole i messaggi di un'ideologia disperata, non può affidarsi ad un'espressione semplice e diretta, ma parla ricorrendo agli schematismi enfatici del discorso retorico.

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