Marco Anneo Lucano

Vita

Nacque a Cordova nel 39 d.C. Era nipote di Seneca, figlio di suo fratello Marco Anneo Mela. Nel 40 si trasferì a Roma dove compì i suoi studi ed ebbe come maestro il filoso stoico Anneo Cornuto. Grazie alla sua acuta intelligenza fu ammesso alla corte come consigliere imperiale di Nerone, e nominato come questore prima dell’età prevista.
Nel 60 compose le “Laudes” in onore del principe e le recitò in onore delle feste dei “Neronia”.

Poi all’improvviso i rapporti con Nerone cambiarono, per motivi incerti, si pensa sia accaduto a causa della gelosia che il principe aveva nei confronti del filoso per le sue doti letterarie; difatti gli vietò di scrivere e di declamare in pubblico; ad alimentare la rottura fu il ritiro nel 62 di Seneca e la pubblicazione del poema filo-repubblicano del “De bellum civile”. Lucano partecipò alla congiura dei Pisoni e, quando il complotto venne scoperto, ricevette l’ordine di uccidersi. In un primo momento, per salvarsi, denunciò la madre, successivamente, affrontò stoicamente la morte, tagliandosi le vene, che avvenne il 30 aprile del 65 d.C.

Le notizie riguardanti la sua vita vennero riportate da Tacito, il quale visse quasi mezzo secolo dopo Lucano.

L’opera


Molte opere di Lucano sono pervenute soltanto in frammenti o attraverso semplici titoli:
Tra le opere minori:
• Iliacon , il poemetto sulla guerra di Troia;
• Medea, le tragedia di argomento greco;
• Catachtonion, un carme che trattava della discesa agli inferi;
• Laudes Neronis, scritte in occasione dei “Neronia”;
• Saturnalia, 10 libri di Silvae, un miscuglio di poesie occasionali, scritte per i pantomimi (circense, aspetto teatrale, eleganza formale);

L’opera principale: “Pharsalia” o “De Bellum Civile”:

Si tratta di un poema epico di argomento storico in 10 libri in esametri, esattamente 8060 versi, il soggetto è la guerra civile tra Cesare e Pompeo, culminata nella battaglia di Farsalo, in Tessaglia, cui seguì la morte di Pompeo in Egitto. Non è facile stabilire le fonti adoperate: l'ipotesi più accreditata è che il poeta si sia servito soprattutto dei libri di Tito Livio, dei Commentarii di Cesare e delle storie delle Guerre civili scritte da Seneca il Vecchio e da Asinio Pollione.

Lucano ha sottoposto i fatti storici ad una deformazione, rielaborandoli in modo personale e per avvalorare le proprie tesi.
L’opera si sarebbe dovuta disporre probabilmente in 12 libri, e secondo alcuni studiosi si sarebbe articolata in 3 tetradi, gruppi di 4 libri, ciascuno dedicato ad uno dei tre protagonisti del poema.

La prima ha come protagonista Cesare, la seconda Pompeo, la terza Catone.
Secondo altri studiosi, invece, l’opera sarebbe dovuta essere suddivisa in due blocchi narrativi di sei libri ciascuno, secondo il modello dell’Eneide virgiliana.

L’opera venne definita come “l’anti-Eneide”: l’evidente carattere anti-tradizionale dell’epica lucanea è visibile nella:
- eliminazione totale della mitologia che lascia posto al soprannaturale, magico, orrido e macabro;
- assenza di concili con gli Dei e episodi che registrano la discesa di divinità sulla terra;
- gli dei vengono sostituiti dal Caso e dalla Fortuna, in questo modo Lucano esprime il suo scetticismo riguardo alle divinità, e rifiuta la concezione provvidenziale della storia e dell’esistenza umana.
- Mentre il poema di Virgilio appare glorioso e colmo di speranza e alla Gens Iulia è riservato un futuro di sicuro dominio voluto dal fato, nell’opera lucanea i presupposti sono capovolti e proprio Roma e Cesare, discendente della Gens Iulia, sembrano accomunati da una sorte tragica che li condurrà a sicura rovina.
- Attraverso l’opera il poeta vuole comunicare la sua visione drammaticamente negativa della storia.
Egli si chiede come sia possibile conciliare l’esistenza di una divinità con l’abominio delle Guerre Civili. Quello che colpisce il poeta è che a generare tali disgrazie non fu un invasore straniero bensì i Romani che rivolsero le armi contro se stessi.

Nonostante l’assenza del divino sono presenti elementi sovrannaturali quali: visioni, presagi, incantesimi, apparizioni ed evocazioni di ombre derivati dalle leggende e superstizioni popolari. La necromanzia è una forma di divinizzazione, in cui i praticanti cercano di evocare degli spiriti per interrogarli sul loro futuro.

I personaggi
Cesare e Pompeo sono rappresentati come antagonisti, portatori di valori antitetici e inconciliabili:
- Pompeo appare come un eroe stanco e avviato al declino, appagato dalla sua antica gloria e guardato con rispetto e venerazione dal popolo intero.
- Cesare invece viene visto come un eroe negativo, strumento privilegiato nelle mani degli dei che vogliono la fine della libertà e della legge; dominato dal furor viene visto da Lucano come un sovvertitore del diritto e della legalità.

Sono presenti due similitudini:
- La quercia: Allude alla stabilità e alla passività di Pompeo, difensore della libertà repubblicana;
- Il fulmine: Simboleggia la personalità di Cesare, e la sua irrazionalità. Infausto presagio per il futuro di Roma.

Tra i due antagonisti, vediamo la figura di Catone, che attraverso il suo gesto viene reso eroico da Lucano, e il suo suicidio diventa simbolo della libertà spirituale e morale. La morte stoica per eccellenza.

LO STILE
Lo stile di Lucano tende al sublime: Egli decide di optare per soluzioni stilistiche e linguistiche nuove, per discostarsi dal genere epico virgiliano. È presente un periodare breve, spezzettato e paratattico, con accostamenti contraddittori. L’intento del poeta sembra quello di stupire il lettore ricorrendo spesso al patetico e all’orrido. L’autore tende a sottolineare gli orrori della realtà, mediante l’esasperazione dei toni e del lessico (indignatio).

Hai bisogno di aiuto in L'età imperiale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email