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Nell’ultima parte del lungo proemio del Bellum civile , Lucano svolge diffusamente il tema delle cause della guerra, distinguendole in sovrastoriche , contingenti , sociali e morali. All’interno della parte dedicata alle cause contingenti ( il primo triumvirato, la morte di Crasso e di Giulia, la sfrenata ambizione di potere di Cesare e di Pompeo) sono inseriti i ritratti paralleli e contrapposti dei due contendenti. Il parallelismo è perfetto: ciascuno dei ritratti occupa 14 versi e mezzo; in entrambi il poeta enumera le qualità del personaggio anche e soprattutto mediante una serie di infiniti descrittivi; in entrambi la seconda metà del brano ( sette versi per Pompeo e sette per Cesare) è occupata da un’efficace similitudine. Il ritratto è un topos della storiografia. Coerentemente con lo statuto letterario del poema epico-storico , Lucano, qui come in molti altri casi, reinterpreta un topos storiografico trasponendolo in chiave epica: egli costruisce infatti i ritratti di Pompeo e di Cesare dando largo spazio a un procedimento formale caratteristico del genere epico, la similitudine. Pompeo, magni nominis umbra, è paragonato a una vecchia quercia, mentre Cesare è assimilato ad un fulmine che si muove rapidissimo , seminando rovine e terrore.

“Nec coiere pares. Alter vergentibus annis
in senium longoque togae tranquillior usu
dedidicit iam pace ducem, famaeque petitor
multa dare in vulgus, totus popularibus auris
impelli, plausuque sui gaudere theatri,
nec reparare novas vires, multumque priori
credere fortunae.”

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