Apuleio


(125 - 180)

••• La vita
•• Il poco che sappiamo della sua vita ci è stato raccontato dallo stesso Apuleio nelle sue opere. Studia a Cartagine e poi ad Atene. Viaggia molto e conosce anche alcuni luoghi di Roma. Ha partecipato a riti misterici.
•• Apuleio svolge anche l’attività di conferenziere, cioè, di colui che va da una città all’altra dell’impero per mostrare la propria eloquenza espositiva: è il tempo della seconda sofistica, in cui tutti i neo-sofisti greci e solo Apuleio tra i latini, letterati e oratori, vengono invitati e pagati molto per tenere discorsi ufficiali in occasione di feste, commemorazioni, conferenze. Essi sono bravissimi a parlare anche improvvisando a proposito di qualunque argomento, sfoggiando le loro capacità intellettuali e facendosi ammirare anche dalla corte imperiale.
•• Nel 158 subisce un processo per magia dopo una vicenda che ricostruiamo dall’orazione da lui pronunciata per difendersi, il De magia: sulla via verso Alessandria, si ferma ad Oea, ospite dell’amico Ponziano. Sposa poco dopo la madre di Ponziano, rimasta vedova e molto più anziana dello scrittore, ma Ponziano muore improvvisamente e i parenti della madre (Pudentilla) accusano Apuleio di aver sedotto Pudentilla con pozioni e formule magiche per appropriarsi delle ricchezze. Sicuramente Apuleio è stato assolto altrimenti non avrebbe potuto continuare la sua attività di retore o di ricevere gli onori di cui proprio lui ci informa nei Flòrida: a Cartagine viene realizzata una statua in suo onore e proprio qui per un anno ottiene la carica religiosa e civile di sacerdos provinciae. Le Metamorfosi sono la sua opera principale.

•• Il De magia (o Apològia, che significa: il discorso in difesa di sé, di altri, di un’idea o di una dottrina) è un’ampia orazione giudiziaria scritta e rielaborata da Apuleio in vista della pubblicazione. Apuleio presenta gli accusatori come indegni e spregevoli, mentre lui e il giudice sono uomini onesti, onorabili e che hanno in comune interessi letterari e filosofici (captatio benevolentiae). Respinge, poi, l’accusa di essere povero (e, quindi, di non aver usato la ricca vedova per interesse) e anche di essere immorale per fare uso di dentifricio, specchio e per scrivere poesie d’amore.
•• Dal capitolo 25, invece, comincia la confutazione dell’accusa di magia, distinguendo una magia volgare da una più nobile, ovvero, un rapporto di familiarità che ha il filosofo (così si definisce Apuleio) con gli dèi che, però, non può influire direttamente sulle cose umane (anche se conferisce all’uomo che la “pratica” una posizione privilegiata, superiore a quella di tutti gli altri uomini). Apuleio, infine, per testimoniare il suo disinteresse nei confronti della relazione con la vedova, fornisce il testamento di questa che nomina come erede proprio il figlio Pudente.

•• Apuleio in questa orazione ha sfoggiato tutta la sua cultura filosofica, scientifica e letteraria, citando opere di Platone e di Aristotele, biografie e citazioni di filosofi, introducendo excursus sul valore morale della povertà. Essendo un’orazione giudiziaria, il modello di riferimento è Cicerone, vivace e brillante, pieno di ironia e di sarcasmo. Apuleio, però, abbellisce l’oratoria ciceroniana secondo il gusto del tempo.

••• I Flòrida
•• Sappiamo della sua attività di conferenziere proprio grazie ai Flòrida, che contengono ventitré estratti dai suoi discorsi espositivi. Il contenuto è molto vario e superficiale: in pieno stile sofistico, Apuleio è in grado di parlare di qualsiasi argomento, dalle curiosità di Paesi esotici al canto degli uccelli.

••• I trattati filosofici
•• “Platone e la sua dottrina” (De Platone et eius dogmate) è dedicato alla biografia e alla filosofia di Platone.
•• “L’universo” (De mundo) è una traduzione latina di un’operetta greca di Aristotele.


•••• Le Metamorfosi (o L’asino d’oro, titolo dato da Agostino)
••• Il titolo e la trama del romanzo
•• La fama di Apuleio è legata soprattutto alle Metamorfosi, conosciute anche con il titolo non originale di L’asino d’oro, dato da Agostino.

•• La trama del romanzo è molto simile a un’operetta greca intitolata Lucio o l’asino di Luciano di Samòsata (neo-sofista contemporaneo di Apuleio). Le due opere hanno una fonte comune, ma sono notevolmente diverse: il romanzo di Apuleio è sei volte più ampio, perché integrato e variato da una serie di narrazioni secondarie inserite nella trama principale come “novelle”.
•• Interessante è il rapporto con la tradizione della fabula Milesia (Apuleio fa esplicito riferimento alla vicinanza con questa, proprio nel proemio): la fabula Milesia è un genere letterario in cui rientrano racconti piacevoli e leggeri, di solito di argomento erotico. Ma le Metamorfosi non possono essere ridotte a questo genere di racconti perché possiedono anche un messaggio religioso.
•• Dopo il proemio, si presenta il protagonista, Lucio, che narra in prima persona le sue avventure: (Libri 1-3) Lucio, mentre viaggia, incontra delle maghe e viene colto dal desiderio di imparare l’arte della magia. Viene ospitato nella casa di una maga e riesce a provare le arti di questa, ma per errore viene trasformato in un asino, invece che in un uccello e sa che tornerà uomo solo se mangerà rose. (Libri 4 - 10) Si narrano le avventure di questo uomo-asino che conserva intelligenza e sensibilità umane, anche se è costretto a subire ostacoli di ogni genere: è catturato da una banda di briganti che lo costringono a portare carichi pesantissimi e sente raccontare da una vecchia la fabula di Amore e Psiche (Psiche, figlia di un re e una regina, è molto bella e Venere è invidiosa della sua bellezza; così le fa dei tranelli, ma il dio Amore la salva portandola in un castello, ma i due non possono vedersi. Quando Psiche è curiosa di vedere Amore, l’incantesimo si rompe e Amore fugge via e Psiche, adesso innamorata di Amore, lo ricerca dappertutto, ma l’ira di Venere la mette in difficoltà; così Amore interviene per salvarla di nuovo e si celebrano le nozze e nascerà una ragazza di nome Voluptas). Lucio-asino riesce a liberarsi dai briganti, ma finisce nelle mani di altri padroni, che vogliono farlo sbranare dalle fiere in un anfiteatro, ma per fortuna riesce a fuggire. (Libro 11) Lucio-asino, disperato, si getta nel mare invocando la luna. La luna (personificata in Iside) lo aiuta suggerendogli quello che deve fare, ovvero, recarsi in una festa solenne in onore di lei dove potrà mangiare le rose e ritornare così umano. Dopo essere tornato umano, diventa devono di Iside, ma anche di Osiride.
•• Il romanzo può essere diviso in tre sezioni narrative (Libri 1-3; Libri 4-10; Libro 11) che hanno caratteristiche diverse. La prima contiene le vicende di Lucio fino alla trasformazione in asino. I temi sono la curiositas di Lucio, le avventure erotiche e la magia, che è il tema principale.
•• La seconda è la più ampia e include il maggior numero di inserzioni di novelle, tra cui la favola di Amore e Psiche, la più lunga e complessa (occupa più di due libri). La struttura della seconda sezione è più libera e disorganica: gli episodi si susseguono l’uno all’altro, legati dalla costante presenza dell’asino (in questo senso è “paratattica”, cioè le avventure si succedono secondo il rapporto del prima e del poi). L’impressione è di caotico disordine negli avvenimenti. Il disordine, però, non è dato dall’incapacità di Apuleio come scrittore, ma è, al contrario, voluto per comunicare la confusione del mondo che circonda Lucio trasformato in asino.
•• Nella terza sezione, che comprende solo il libro 11, avviene la conversione di Lucio ai misteri di Iside, il suo ritorno alla forma umana e l’adesione al culto di Osiride. È importante anche notare che il romanzo è composto da 11 libri, numero insolito per un’opera letteraria, ma ha valore simbolico perché nella religione di Iside, l’iniziazione avviene nell’undicesimo giorno, dopo dieci giorni di preparazione.
•• In questa ultima sezione, l'autore spiega, per bocca del sacerdote di Iside, il significato di tutta la vicenda: le disavventure e i danni a Lucio sono capitati come punizione per la sua curiositas, che lo ha portato a violare le leggi della natura ricorrendo alla magia; per questo è stato mutato nell’animale più brutto e disprezzato, simbolo di ignoranza e di bassa sensualità, fino a che la provvidenza della dea Iside gli è venuta in soccorso e lo ha riscattato, ridonandogli forma umana, quindi, un’altra possibilità.


••• Le caratteristiche, gli intenti e lo stile dell’opera
•• Apuleio sceglie la forma del romanzo per sfruttare la grande ricchezza di temi e toni che possono essere utilizzati in esso (come nel Satyricon di Petronio). Nelle Metamorfosi di Apuleio si accentua questo carattere, introducendo anche interessi di tipo filosofico-religioso.
•• Il romanzo è anche la forma che, ai suoi tempi, era lo strumento migliore per intrattenere un vasto pubblico, e lo usa per diffondere un messaggio ricco di letteratura, filosofia e religione. Coesistono, infatti, nell’opera due intenti diversi, serio e faceto: il piacere di raccontare e di divertire (nel proemio, collegandosi alla tradizione delle fabula Milesia, scrive: "Lettore, presta attenzione: ti divertirai") e l’intento serio ed edificante (soprattutto nella conclusione del romanzo, quando si delinea l’interpretazione globale della vicenda di Lucio, colpevole di essere curioso e, comunque, perdonato con un’altra possibilità).
•• Quest’ultima componente si presenta anche nella novella di "Amore e Psiche", che può anche essere vista come una duplicazione della trama principale e anticipazione dei suoi significati: anche qui l’azione salvifica di Amore verso Psiche è spontanea e non viene fatta per i meriti della donna.
•• Apuleio scrive quest’opera così sintetizzabile: un percorso che attraverso una serie di prove conduce alla salvezza grazie alla benevolenza divina (in questo senso lo schema è iniziatico). Soprattutto nell’ultimo libro Apuleio sembra sostituirsi a Lucio; quindi, si potrebbe leggere, almeno entro certi limiti, la vicenda in chiave autobiografica: l’elemento che accomuna di più i due (in base a ciò che sappiamo della biografia di Apuleio) è proprio l’iniziazione ai riti misterici, ma anche il giudizio che ha sulla magia, decisamente negativo, come a riprendere il De magia (la trasformazione dell’uomo in asino è l’emblema della sua degradazione). Quindi, lo scrittore ha voluto offrire una rappresentazione simbolica delle sue convinzioni spirituali, dall’interesse per la magia all’adesione al culto di Iside, al comunicare un messaggio di tipo religioso.
•• La lingua e lo stile del romanzo sono perfettamente in linea con le tendenze e con i gusti del tempo (II secolo d.C.). Anche quando Apuleio vuole dare l’effetto di semplicità e di naturalezza, questi effetti sono, comunque, il frutto di una raffinata elaborazione linguistica e stilistica. Il sermo cotidianus è usato perché il genere letterario del romanzo è popolare, ma è sempre fuso alla cultura letteraria di Apuleio. Spesso si richiamano stili e toni poetici usati, però, per fare parodia, come faceva Petronio, che diventa, quindi, modello di Apuleio.

••• Apuleio e la fabula di "Amore e Psiche" nel tempo
•• Apuleio gode ininterrottamente di fama e di gloria già in vita. Nei secoli a venire viene ridotto a mago e taumaturgo, destando indignazione tra gli scrittori cristiani, come Lattanzio e Agostino, il quale più volte smentisce con decisione l’efficacia delle pratiche magiche di Apuleio.
•• Ha molta fama durante l’Umanesimo e anche nel Rinascimento. Boccaccio scopre nel 1338 le Metamorfosi, l’Apologia e i Florida, che prende come spunti per due novelle del Decameron. Nel 1478 Boiardo traduce per la prima volta in italiano le Metamorfosi.
•• Durante il barocco lo stile e la lingua di Apuleio sono molto apprezzati, influenzando il romanzo picaresco spagnolo.
•• Nell’Ottocento Flaubert ammira la fusione di elementi sacri e profani in Apuleio e definisce “un capolavoro” le Metamorfosi. Nei secoli precedenti viene apprezzato soprattutto l’elemento autobiografico e realistico, mentre con il Romanticismo l’attenzione si sposta verso gli aspetti mistico-iniziatici: è il caso di Goethe. Anche nel Decadentismo Apuleio è molto apprezzato.
•• Nel Novecento il tema delle metamorfosi è usato nelle "Avventure di Pinocchio" di Collodi e nella "Metamorfosi" di Kafka.
•• Discorso a sé merita la fabula di "Amore e Psiche" che ha avuto un’enorme fortuna autonoma più o meno in tutta la storia dall’antichità a oggi. Leopardi e Pascoli interpretano la favola, rispettivamente, nello Zibaldone e nei Poemi conviviali.

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