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Apuleio

Nacque intorno al 125 d.C. nell’attuale Algeria. Di estrazione agiata, poté compiere gli studi a Cartagine e poi ad Atene. Stette per un po' a Roma e viaggiò più volte in Oriente. Intorno al 155-156 si sposò con una ricca vedova, Pudentilla ma fu accusato di averla sedotta con pratiche magiche. Pertanto, dovette affrontare un processo dal quale uscì vincitore. Le notizie non superano il 170.
Di Apuleio ci sono pervenute diverse opere: la più famosa è un romanzo in 11 libri Le Metamorfosi o Asino d’oro; ci sono, poi, due opere a carattere oratorio, l’Apologia e i Florida.

L’età di Apuleio

- La Seconda Sofistica
Orientamento culturale che si diffuse fra il I e il IV secolo d.C. I nuovi sofisti avevano solitamente interessi in campo retorico-oratorio. Erano per lo più insegnanti e retori che a pagamento si spostavano da una città all’altra per tenere conferenze. I due più importanti furono Elio Aristide e Luciano di Samosata.

- Lo gnosticismo
È una complessa tendenza religiosa che è caratterizzata da un sincretismo tra elementi culturali di diversa provenienza. Il mezzo principale per attingere il divino e raggiungere la salvezza è la conoscenza, intesa come sapere intuitivo e riservato a pochi.
- Il culto di Iside
Dea egizia che guidava i defunti nell’oltretomba. Culto ripreso durante il II secolo con tratti marcatamente misterici.

Apuleio condivise vari aspetti della Seconda Sofistica: la curiosità per il mondo della natura, l’inquietudine e la tensione verso l’occulto e la pratica di conferenziere itinerante.
- L’Apologia
È una lunga orazione giudiziaria. Il processo in cui Apuleio fu coinvolto sembra essere stato originato da ragioni economiche in quanto i parenti di Pundentilla volevano impedirgli l’accesso futuro all’eredità della moglie. Ad Apuleio fu contestato così il reato di magia che, secondo l’accusa, era il modo con cui persuase Pudentilla al matrimonio.
L’oratore in primo luogo cerca di smontare puntualmente gli argomenti che l’accusa aveva ricavato dalla sua vita privata; successivamente ribatte l’accusa di mago con l’orgogliosa affermazione della propria attività di filosofo. Nella terza sezione spiega come il matrimonio sia stato dovuto interamente a Ponziano. Infine, ciò che forse gli ha garantito l’assoluzione fu la lettura del testamento di Pudentilla in cui si affermava che il principale erede era il figlio Pudente. La lingua dell’orazione è un miscuglio di volgarismi, neologismi, arcaismi e poetismi. Lo stile è sicuramente lontano dal gusto repubblicano.

“La difesa di Apuleio”
Apuleio, non potendo negare le sue conoscenze in campo magico, sposta l’attenzione sulle clausole del testamento di Pudentilla. Apuleio annuncia solennemente di voler affrontare il nocciolo delle accuse. Apuleio afferma che avrebbe potuto facilmente sottrarsi alle accuse con le motivazioni comunemente addotte quando l’imputato è giudicato per colpe non sue: la vita intera, il suo carattere e la sua condotta; tuttavia, ciò che interessa ad Apuleio è cancellare ogni sospetto su di lui. Apuleio si muove con affermazioni di disprezzo verso l’accusa e sposta la difesa sul piano del tornaconto economico. Citando alcuni personaggi dell’antichità associati alla magia, Apuleio dà prova della sua conoscenza enciclopedica, marcando la distanza dagli accusatori. Infine, legge il testamento in cui Pudentilla assegna le ricchezze al figlio Pudente.

- Le Metamorfosi
L’opera si compone di 11 libri dei quali i primi tre sono occupati dalle avventure del protagonista, il giovane Lucio, prima e dopo il suo arrivo a Hypata, in Tessaglia. Coinvolto subito nell’atmosfera misteriosa del luogo, Lucio manifesta la sua curiositas che lo conduce a cadere vittima dei sortilegi che animano la città. A cena da un ricco signore del luogo, Lucio riesce ad assistere ai riti magici della moglie la quale si tramuta grazie ad un unguento in diversi animali. Sperimentando anche lui tale metamorfosi, Lucio viene trasformato in asino e l’unico modo per tornare uomo era mangiare delle rose. Nella seconda sezione del romanzo, Lucio viene catturato da una banda di briganti, riuscendo poi ad evadere. Qui la storia principale diviene cornice di un altro racconto. I libri successivi raccontano le peripezie di Lucio, fino all’ultimo libro in cui il carattere mistico è dominante. La dea Iside, comparsa in sogno, predice a Lucio che il giorno seguente potrà recuperare la forma umana mangiando le rose di una corona portata da un sacerdote di Iside. La parte conclusiva narra l’iniziazione di Lucio al culto di Osiride.

L’opera è un miscuglio di vari generi tra i quali è importante anche il rapporto con le fabulae Milesiae, soprattutto per quanto riguarda lo sfondo licenzioso. Anche la storia dell’asino-uomo sembra essere stata una fabula Milesia. Tuttavia, Apuleio aggiunse anche il carattere magico.
Il romanzo non ha solo una funzione di svago, ma ha anche i caratteri del racconto esemplare la cui chiave di lettura probabilmente è la curiositas che spinge Lucio alla rovinosa trasformazione. Emblematico è il caso della favola di Amore e Psiche che fornisce l’interpretazione del testo. Per quanto riguarda lo stile, Apuleio si rifà alla tendenza del tempo di utilizzare arcaismi nella lingua i quali vengono, però, associati a neologismi, volgarismi e termini scientifici. La prosa di Apuleio richiama tutti i canoni della retorica classica latina.
“Amore e Psiche”
La trama rispecchia tradizioni favolistiche: la figlia minore di un re suscita l’invidia di Venere a causa della sua bellezza straordinaria e viene data in preda ad un mostro. Viene così trasferita in un palazzo in cui incontra il suo sposo di cui ignora l’identità. Se vedrà il suo amante sarà immediatamente separata da lui. Psiche trasgredisce il divieto e spia Amore mentre dorme; per questo viene allontanata da lui. Attraverso diverse peripezie riuscirà, alla fine, a sposarlo e sarà elevata a dea. Proprio questo racconto attiva nel romanzo la seconda chiave di lettura, quella religiosa, che preannuncia l’apparizione di Iside alla fine del romanzo e piega la linea tematica dell’avventura ad un senso iniziatico. Così, Lucio sarà destinato, attraverso una serie di peripezie, ad una salvezza voluta dalla dea. Come modello si allude anche alle Metamorfosi di Ovidio.
T8 (Una nuova Venere)
Lucio-asino è caduto prigioniero di una banda di briganti assieme alla giovane Carite. Una vecchia serva dei briganti racconta una favola alla giovane e l’asino non può fare a meno di ascoltare. Apuleio introduce così la favola di Amore e Psiche. L’incipit della favola presenta influenze della tradizione novellistica e del romanzo greco. Sono anche presenti elementi puramente fiabeschi come l’indeterminatezza del luogo.
T9 (Psiche sposerà un mostro crudele)
Il re decide di consultare l’oracolo e conoscere il motivo per cui la figlia non è chiesta in sposa da nessuno. Tutto il testo è basato sull’ambiguità. La profezia viene recitata in latino in quanto il dio decide di fare un’eccezione per l’inventore della favola. Vi è, così, un’intrusione del narratore nella storia, cosa anomala rispetto alle regole narrative. Il corteo nuziale viene trasformato dall’autore in corteo funebre.
T10 (Psiche respinta da Cerere e Giunone)
Psiche sta cercando lo sposo dopo averne tradito la fiducia, scoprendone di nascosto l’identità. Al contempo la fanciulla deve, però, guardarsi dall’ira di Venere e chiede soccorso a Cerere e Giunone dalle quali viene respinta. La ricerca di Psiche dello sposo richiama l’archetipo della dea Cerere alla ricerca della figlia Proserpina. Un altro modello è la vicenda di Io in fuga dall’ira di Venere.

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