Apuleio

Apuleio fu un autore dell’età degli Antonini (Antonino Pio e Marco Aurelio). Questo periodo fu caratterizzato dalla grande fioritura della lingua greca. Infatti aumentarono gli autori che scrivevano in lingua greca, furono date loro delle cattedre nello scuole e venivano ammirati dagli imperatori.

Questi scrittori sono accomunati dal fatto che non davano spazio a contenuti politici o filosofici. Non sono ricordati per cosa scrissero, ma per come lo scrissero.

A quell’epoca, Apuleio era considerato il migliore tra i letterati. Veniva definito pholosophus platonicus, ossia una persona curiosa del divino, incline a viaggiare e accumulare varie esperienze. Inoltre era molto esperto di varie branche dello scibile, un abile retore e conferenziere.

Vita

Egli nacque nel 125 a Madura, nell’Africa occidentale. Egli compì i primi studi a Cartagine, dove fu iniziato al culto di Esculapio, dio greco della medicina.
Successivamente si trasferì ad Atene, dove approfondì la poesia, la geometria, la musica e la filosofia.

Egli veniva considerato un personaggio strano e fuori dalla righe per diversi aspetti, tra cui il fatto di guardarsi allo specchio, pratica appartenente alla magia, in quanto non si sapeva da dove provenisse la propria immagine riflessa, e per la sua usanza di lavare i denti con il dentifricio.

Egli amava tanto viaggiare. Visitò Samo. Alessandria, Ierapoli e Roma, dove fu inizato al culto di Osiride ed Iside.

Un fatto importante della sua vita è il suo matrimonio con Pudentilla. Essa era una donna ricca, madre di un suo amico e più anziana di lui. A causa di ciò si tenne un vero e proprio processo contro Apuleio, accusato di aver utilizzato della magia per far innamorare Pudentilla di lui e poterle portare via i suoi averi una volta morta.
In questo processo, egli si difese da solo e mostrò la sua abilità oratoria e retorica.
In questa occasione scrisse il De Magia, anche noto come Apologia. Si tratta di un’orazione giudiziaria.


Dopo questo episodio si stabilì a Cartagine, dove morì. Dopo il 170 non si hanno più notizie di lui.

Apuleio scrisse numerose opere, ma la maggior parte andarono perdute. Rimangono solo De Mundo, De Platone et eius dogmate, De deo Socratis, Florida, Apologia, Metamorphoses.


De magia


Nella prima parte risponde ad alcune accuse secondarie e pregiudizi mossi nei suoi confronti, come la pratica di guardarsi allo specchio o lavarsi i denti con il dentifricio.
Nella seconda parte risponde alla vera e propria accusa imputatagli nel processo, ossia quella di aver circuito Pudentilla con delle pratiche magiche.
L’accusa gli imputa di essere un filosofo troppo bello, di tenere i capelli lunghi per vanità e di essere troppo eloquente.

Alla fine, venne scagionato per il semplice motivo che Pudentilla nel testamento aveva lasciato scritto che tutti i suoi beni sarebbero passati al proprio figlio, e nulla sarebbe spettato ad Apuleio.

Nella discorso di difesa, Apuleio si difese analizzando il concetto di magia:
la magia buona è somma sapienza e per praticarla bisogna essere pii verso gli dei e conoscere i riti
la magia che serve per piegare le forze divine e naturali per proprio volere è da condannare
Ma se lui viene accusato di quest’ultima magia, come mai i suoi avversari non lo temono?
Egli afferma di essere sì un mago, ma non nel senso in cui veniva comunemente inteso. In altre parole, non aveva superpoteri, ma attraverso la filosofia, specialmente quella platonica che aveva delle caratteristiche di misticismo, riusciva ad avvicinarsi alle divinità.
A livello pratico, però, non faceva nulla di differente rispetto agli altri uomini.
Inoltre, riconosce di possedere una statuetta in legno d’ebano, ma non si tratta di uno spettro magico, bensì un piccolo Mercurio.

In questo discorso manifesta tutta la sua conoscenza scientifica e generale e la propria esperienza letteraria.


Metamorfosi o Asino d’oro

SI tratta di un’opera composta di 11 libri, la cui fonte principale è l’opera Lucio o l’asino composta da Luciano di Samosata. Quest’ultima era molto semplice, banale e poco curata nello stile, mentre quella di Apuleio risulta essere un romanzo tanto curato nello stile quanto nella forma e di lunghezza maggiore rispetto a quello di Luciano.

L’opera procede per racconti disposti ad incastro, ossia uno dentro l’altro. 
Infatti, un’altra fonte di Apuleio è la fabula milesia, ossia dei racconti a sfondo erotico, infatti è caratterizzato dal gusto del piccante e dell’osceno.

Il racconto si apre con il proemio, in cui afferma che il lettore si divertirà molto nel leggere la sua opera.

Successivamente si trova la presentazione di Lucio, il quale, in prima persona, racconta di un viaggio da lui compito e le relative avventure.
Egli si era recato in Tessaglia, regione famosa per la presenza di maghe. Qui sviluppa un forte interesse e desiderio (curiositas) di imparare l’arte della magia. ed è mosso dalla volontà di giungere a qualche importante verità
Lucio chiede a una maga di trasformarlo in un uccello, ma per un errore viene trasformato in un asino.

Qui (alla fine del libro 3) iniziano le avventure e le sventure dell’asino, che conservando le facoltà umane di intelligenza e sensibilità, cerca disperatamente di tornare uomo.

Parte del libro 4, il libro 5 e parte del libro 6 sono occupati dal racconto di Amore e Psiche, da parte di una vecchia.
Un re e una regina hanno tra figlie, l’ultima si chiama psiche (che significa anima) ed è talmente bella da poter gareggiare con Venere.
Venere è gelosa e la rende prigioniera di un drago. Amore, figlio di Venere, se ne innamora e la trasporta in un castello incantato, dove è servita e onorata come una dea. 
Amore la vuole in sposa, ma la visita solo di notte, senza mai lasciarsi vedere. Psiche, che vive sola, ottiene di poter avere la compagnia delle due sorelle, le quali la spingono a voler vedere il viso di Amore.
Una notte, Psiche prende una candela e spia il volto di Amore addormentato. Una goccia di olio bollente cade sul corpo dell’amante, svegliandolo e provocandone la sua fuga.
Psiche intraprende la ricerca del suo amato, ma Venere, gelosa, le impone difficili prove da superare.
Amore la salva e finalmente si celebrano le nozze, dalle quali nascerà una fanciulla di nome Voluptas.

Le peripezie di Psiche sono allegoria filosofica dei vari stadi che l’anima deve attraversare per raggiungere la condizione di massima purezza. 
Essa a volte si perde e può essere salvata solo dall’intervento divino.

Successivamente riprendono le avventure di Lucio-asino, il quale riesce a fuggire dall’anfiteatro di Corinto.
Infine, egli invoca la dea Iside, unica in grado di trasformarlo di nuovo in Lucio. Essa ha pietà di lui e gli dice di andare alla festa di Corinto e mangiare delle rose.
Così l’asino tornerà umano, a patto che egli sia iniziato e rimanga fedele alla dea Iside e al dio Osiride, complementare ad Iside.

Osiride aveva insegnato al suo popolo la coltura del grano e della vita, ma era stato fatto a pezzi dal fratello Seth (espressione del male assoluto). Iside, sua sorella e moglie, aveva raccolto e sepolto i suoi resti, e insieme al figlio Horus si era vendicata di Seth. 
Osiride era diventato il dio dei defunti e della nuova vita, Iside la dea della natura che tutto in sé raccoglie.

Nella Metamorfosi di Lucio si possono notare degli elementi autobiografici:
curiositas di Lucio che richiama quella di Apuleio
iniziazione al culto di Iside e Osiride. Infatti lo egli inizia un percorso per l’ammissione ai misteri di Iside.


L’opera si divide in tre parti:
libri I, II e III —> prevale la curiositas di Lucio e il tema della magia
libri da IV a X —> vengono raccontare le peripezie di Lucio che viene trasformato in asino ed è contenuta la novella di Amore e Psiche, la struttura di questa parte è picaresca, ossia non c’è armonia tra i vari racconti,bensì confusione, sintomo del fatto che il mondo che circonda Lucio è confusionario
libro XI —> tratta dell’iniziazione a Iside

Perché 11 libri?

Il numero 11 era molto importante per coloro che erano fedeli ai riti magici, specialmente quelli di Iside, in quanto dopo dieci giorni di prove, l’undicesimo si poteva diventare dei suoi sacerdoti.


L’undicesimo libro sembra essere stato aggiunto in secondo luogo dall’autore, in quanto ha un tono molto serio. 
Egli decise di comporlo probabilmente perché l’opera, fino al decimo libro, non veniva apprezzata dal pubblico a causa della sua eccessiva comicità; allora decise di dimostrare di essere in grado di dimostrarsi un autore serio.
Esso risulta essere molto importante in quanto spiega l’opera nel suo insieme. 
Lucio ha voluto esprimere al massimo la sua curiositas, toccando un ambito non di competenza umana. Così facendo ha violato la natura e per questo è diventato un animale. Nello specifico un asino, simbolo di scadimento ed ignoranza.


L’opera è chiaramente un romanzo, un genere che veniva gradito dal pubblico. Esso, inoltre, si prestava molto a una molteplicità di contenuti e temi e soprattutto poteva arrivare ad ampi strati della popolazione.
Per certi versi si può dire che Apuleio abbia fuso il romanzo greco-latino (prove) con le religioni misteriose (iniziazione).


Lo scopo di Apuleio è duplice:
divertire —> come dice nel proemio “lettore, vedrai che ti divertirai”; soprattutto nelle novelle erotiche, 
che trattano di adulterio e contenute nei libri 8, 9, 10
educare e far riflettere --> (il Satyricon di Petronio voleva solo divertire)


La stessa favola di amore e psiche è un piccolo duplicato della struttura del romanzo intero: inizia in un modo erotico, successivamente emerge la curiositas, poi ci sono le peripezie e le sofferenze dei protagonisti e infine una divinità li salva.

Le peripezie che deve affrontare Lucio-asino sono delle prove. In chiave cristiana sono penitenze o un percorso di purificazione.

Sant’Agostino intitolò l’opera “Asino d’oro”, in quanto l’asino con intelligenza e sentimenti è superiore ad altri asini e ha la capacità di convertirsi.
Proemio
Apuleio afferma di voler intrecciare in un solo racconto alcune novelle del genere milesio. Parlerà di creature e destini umani tramutati in forme diverse e poi riportate alla loro natura. 
Afferma inoltre di aver imparato la lingua greca nei pressi dell’Istmo di Corinto e del promontorio spartano Tenaro, poi si è trasferito a Roma dove ha studiato latino senza un maestro.
Perciò chiede perdono se nel suo racconto il suo latino appare rozzo a causa dell’uso di qualche espressione popolare. Del resto, però, anche la varietà delle forme linguistiche da lui usate, risponde bene allo stile dell’arte trasformista che ha scelto. 
Infine, avvisa il lettore che si divertirà.

Capitoli 24 e 25

Lucio vede Fotide estrarre un barattolo da un cofano. Egli subito prega che gli dia la capacità di fare voli felici, quindi che lo trasformi in un uccello. Subito si spoglia e immerge le mani nell’unguento contenuto. Si lo spalma sul corpo e attende che gli spuntino le piume. 
Ma ciò non accade, anzi:
I peli diventava grosse setole
La pelle diventa dura come il cuoio
Le dita si uniscono in un unico zoccolo
All’estremità della spina dorsale gli spunta una coda
La faccia diventa enorme
La bocca diventa larga e le labbra pendono giù
Le narici si dilatano
Gli crescono orecchie pelose
Il suo membro era diventato enorme
Egli comprese di essere diventato un asino e vuole sgridare Fotide, ma si accorge che non gli è rimasto nessun gesto umano e neanche la voce. Quindi, guardandola con gli occhi umidi, chiese in silenzio il suo aiuto.


Una mutilazione magica


In Tessaglia, Lucio viene invitato ad un banchetto. Qui Telifrone di Mileto, individuo senza naso e senza orecchie, racconta la sua storia. 

Un giorno partì da Mileto per assistere ai giochi olimpici, ma una volta arrivato in Tessaglia, aveva finito tutti i suoi risparmi. Qui gli viene offerta una possibilità di guadagnare una bella somma se avesse sorvegliato un cadavere per tutta la notte. Un passante gli spiega che si trattava di un compito difficile, perché le streghe hanno l’usanza di morsicare il volto dei morti e usare la loro carne per i loro incantesimi. 
Esse sono abili adulatrici e sono in grado di trasformarsi in qualsiasi animale pur di far addormentare il guardiano. La pena per i guardiani distratti è il risarcimento del pezzo che manca, tagliandolo dalla propria persona.
Telifrone si fa coraggio e accetta la proposta. 
Entra nella stanza dove è tenuto il morto e la vedova gli fa un breve inventario dei pezzi del defunto alla presenza di alcuni testimoni.

Durante la notte una donnola si intrufola nella stanza, ma Telifrone riesce a mandarla via. Poi, però, cadde in un sonno profondo. Al suo risveglio il corpo si presenta ancora integro, così al mattino riceve il suo compenso.

Prima di lasciare la città assiste al corteo funebre, improvvisamente interrotto dallo zio del defunto che afferma che egli non è morto per cause naturali, ma perché la moglie lo aveva assassinato allo scopo di godere dell’eredità con l’amante. 
La donna si professa innocente quindi lo zio propone di appellarsi a Zatchlas, un profeta egiziano in gradi di far rivivere momentaneamente il cadavere.

Zatchlas si presenta come un giovane con una tunica di lino, con i sandali e la testa rasata. Egli mise una certa erbetta sul volto e un’altra sul petto del cadavere e poi si mise ad invocare il sole.
Il defunto si sveglia e chiede per quale motivo lo abbiano chiamato ad adempire dei compiti in una vita temporanea, ossia perché lo hanno “svegliato”.
Il profeta, più alterato di lui, lo invita a raccontare la sua morte, altrimenti invocherà le Furie per far torturare il suo corpo. Il defunto afferma di essere stato ucciso dalla propria moglie.

La donna si difende e il popolo si spacca in due:
seppellire viva la donna infame
non ascoltare le menzogne di un cadavere

Successivamente il giovane defunto rivelò una verità incontaminata: le streghe durante la notte si erano trasformate ed erano riuscite ad eludere l’impegno del custode (Telifrone) facendolo cadere in un sonno profondo. 
A quel punto le streghe hanno iniziato a chiamare il defunto per nome, ma dato che il custode aveva il suo stesso nome, si fece avanti. 
Esse gli tagliarono prima il naso e poi le orecchie e poi plasmarono della cera in forma di naso ed orecchie sostitutive.

Il protagonista, Telifrone, a quel punto si tasta il naso e le orecchie e vede che la cera cade a terra.
Questa è la storia di come perse naso ed orecchie e ora porta i capelli lunghi per nascondere il buco delle orecchie, mentre ha rimpiazzato il naso con un panno pressato e incollato.

Il sogno di Lucio

A Corinto, Lucio-asino fugge dalla recita a cui sarebbe destinato con la condannata a morte e arriva fino alla spiaggia di Cancrea. 
Qui, dopo una preghiera ad Iside e a dei bagni purificatori, si addormenta e fa un sogno in cui vede Iside uscire dal mare in tutta la sua bellezza.

Iside è così bella che è in grado di suscitare l’ammirazione degli dei stessi. A Lucio sembra che Iside si stia per fermare dinnanzi a sé.
Afferma di voler descrivere la bellezza di Iside, a patto che la miseria del linguaggio umano glielo conceda, oppure che le divinità stesse gli diano l’abilità di farlo:
Chioma folta che cadeva sciolta sul divino collo
Ha una corona di fiori sulla testa
Sulla fronte ha un disco rotondo che brillava di bianca luce
Questo diadema è sorretto dalla lingua di due vipere ed era adorno di spighe di grano
La sua veste era fatta di bisso e aveva mille colori (bianco splendente, giallo del fiore di croco, rosso fiammeggiante delle rose)
Ciò che lo colpì maggiormente fu il mantello nero lucente che la cingeva dal fianco destro fino alla spalla sinistra come uno scudo
Indossava dei sandali fatti con foglie di palma 

Il mantello:
Era ornato di frange e nodini fino all’orlo
Aveva delle stelle scintillanti e tra di esse brillava la luna piena
C’era una ghirlanda composta da diversi fiori e frutti

La dea teneva in mano diverse cose:
Sistro di bronzo nella mano destra che produceva un suono acuto ad ogni movimento
Nella mano sinistra aveva una barchetta d’oro

La dea gli parlò: essa afferma di essere la divinità più importante e la regina dei cieli; elenca una serie di nomi con cui viene chiamata (i più importanti sono Minerva Cecropia, Diana Dictinna, Proserpina Stigia, Giunone e Bellona), ma afferma che solo gli etiopi e gli egiziani la chiamano con il suo vero nome: Iside. 
Inoltre, la dea, comunica a Lucio-asino di avere pietà delle sue sventure, per questo motivo lo invita a non piangere più e a non lamentarsi, in quanto lei sarò la sua salvezza.

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