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Apuleio

Conosciuto mediante la sua stessa opera, Apuleio nacque nel 125 d.C. nell’entroterra algerino, provincia romana d’Africa. Di condizione elevata, grazie alla cospicua eredità del padre, ex duumviro, può studiare prima a Cartagine (maggior centro culturale della provincia) e poi ad Atene, dove imparò le discipline di poesia, geometria, musica, dialettica e filosofia (sintesi di ogni sapere) conseguendo il suo obiettivo di una cultura enciclopedica. Viaggiò a lungo in Grecia e in Oriente, svolgendo l’attività di conferenziere, e andò anche a Roma, dove ottenne un’ottima reputazione. Nel 155, in viaggio verso Alessandria, si imbatte a Tripoli in un suo compagno di studi, che gli fa sposare la madre, una ricca vedova. In seguito però i parenti lo citeranno in giudizio per aver ricorso ad arti magiche per il matrimonio, ma Apuleio ottiene l’assoluzione pronunciando la propria autodifesa nell’Apologia. Tornato a Cartagine, prosegue la sua carriera di oratore, ottenendo pubblici riconoscimenti e guadagnandosi la carica di sacerdos provinciae. Morì intorno al 170.

Apuleio fu orgoglioso di padroneggiare le due lingue di cultura dell’impero, il greco e il latino, pertanto è un esempio di intellettuale cosmopolita. Delle sue opere in greco non è pervenuto nulla; di quelle in latino sono andate perdute opere scientifiche in prosa, novelle e romanzi. Restano alcune opere attribuite a lui ma non autentiche, fra le quali dialoghi e trattati. Pervenute integralmente sono l’Apologia, i brani oratori Florida, i trattati filosofici (De Platone et eius dogmate, De deo Socratis e De mundo) e i Metamorphoseon libri, detti anche Asinus aureum (= L’asino d’oro), l’unico romanzo latino pervenuto per intero.

APOLOGIA (o DE MAGIA)
Nel 155 Apuleio sposò Emilia Pudentilla, madre di un suo vecchio compagno di studi, il quale voleva evitare che i beni materni fossero ereditati da qualche sconosciuto. Tre anni dopo i parenti di Pudentilla citarono in giudizio Apuleio, affermando di tutelare gli interessi del figlio minore Sicinio Pudente, accusando Apuleio di aver fatto ricorso ad arti magiche (grave, secondo una legge sillana dell’81 prevedeva la pena di morte).

L’orazione si divide in 3 parti: nella prima Apuleio di difende da accuse minori, riguardo la dissolutezza dei suoi costumi (è bello, raffinato, scrive versi amorosi, ha una polverina dentifricia e uno specchio). La seconda è il capo d’accusa e riguarda le arti magiche, confermate dalle “prove” mostrate dagli avversari, che in realtà sono studi zoologici, esperienze mediche e devozione religiosa (gli avversari sono ignoranti).

La terza parte riguarda il matrimonio: dopo un’ampia ricostruzione degli avvenimenti, Apuleio dimostra il suo disinteresse scrivendo il testamento di Pudentilla, in cui inserisce il figlio Pudente come erede (non lui).

La disinvolta sicurezza di Apuleio testimonia un compito fin troppo facile: demolire le accuse di avversari rozzi e ignoranti, riservando loro sarcasmo e invettive, e rivolgendosi al magistrato Claudio Marcello, l’unico interlocutore in grado di apprezzare le sue ragioni. Apuleio dà una schiacciante esibizione della sua superiorità culturale, inserendo spesso citazioni e digressioni erudite, che paiono micro-conferenze.

MODELLI - Influisce su Apuleio sicuramente Cicerone (sia per la struttura dei periodi, sia per la tecnica di smantellamento delle accuse o per la perorazione finale; ma soprattutto per l’ironia e il sarcasmo).


LE METAMORFOSI (ovvero L’ASINO D’ORO)
Unico romanzo in lingua latina pervenuto per intero, i Metamorphoseon libri narrano le avventure di Lucio, un giovane scholasticus attratto dai segreti dell’arte magica, che in seguito a un incantesimo sbagliato verrà trasformato in un asino. Imprigionato nel corpo animalesco subirà peripezie e travagli, finché un intervento benevolo della dea egizia Iside non lo farà tornare normale; a quel punto, Lucio si consacra al culto della dea. Vi sono numerose storie secondarie, inserite nel racconto mediante la tecnica dell’incastro.

Si ignora la datazione dell’opera, probabilmente prima del processo ad Apuleio (anni 158-159 d.C.). Per quanto riguarda il titolo, seppure il titolo ufficiale sia Metamorphoseon libri XI, fin dall’antichità viene affiancato a quello di Asinus aureus. Non si sa nemmeno perché dell’epiteto aureus: probabilmente allude alla qualità del testo o al significato religioso; non è da escludere il riferimento al colore fulvo del mantello dell’asino, o al fatto che Lucio sia in realtà un asino “speciale”, che conserva anima e intelligenza umane.

MODELLI - I materiali narrativi attingono da fonti svariate: tradizioni orali delle civiltà antiche, favole popolari, ma anche l’epica di Omero (la metamorfosi ricorda l’episodio di Circe nell’Odissea). L’argomento rimanda inoltre alle fabulae Milesiae, a cui Apuleio stesso dichiara di ricondursi: l’intento ludico, elementi realistici e fantastici mescolati, situazioni erotiche e scabrose. Vere e proprie fabulae Milesiae sono le non poche insertae fabulae, delle novelle di beffa e adulterio inserite nella cornice “alla Boccaccio”. Inoltre, le Metamorfosi sono una serie di peripezie addizionate a lieto fine, che ricordano il romanzo ellenistico erotico-avventuroso. Si riconduce però anche a molti altri generi (tragedia, elegia, autobiografia, racconto mitico-filosofico, teatro comico, satira, poema epico, storiografia e oratoria).

REDUCTIO AD FABULAM - Apuleio concentra la sua opera su temi di provenienza illustre, adattandoli alla misura della fabula, che è un genere letterario minore. Il romanzo si configura come un’enciclopedia di generi tradizionali redatti a un inventario per un pubblico di lettori non professionisti. Alcuni studiosi però pensano che l’autore, mediante le sue allusioni letterarie, volesse invece rivolgersi a un pubblico colto.

I BLOCCO - Il romanzo può dividersi in 3 parti, seppure diseguali. Nella prima, impostata sullo schema del viaggio, emerge della magia, un obiettivo che Lucio persegue temerariamente, incurante di avvertimenti e premonizioni, finché la curiositas non lo conduce alla perdita della forma umana.

II BLOCCO - La parte centrale è molto più ampia, ma presenta una struttura narrativa più debole. Gli episodi si susseguono uno dopo l’altro in modo imprevedibile e fortuito, collegati solo dall’asino. Questo, passando nelle mani di numerosi proprietari, frequenti ambienti diversi e assiste a molti colpi di scena. L’unica consolazione di Lucio è assistere a ciò che avviene intorno a lui (non a caso è la parte che contiene più inserti di novelle). La forzata passività di Lucio può essere come un’Odissea minore, un’avventura sul piano conoscitivo che lascia un grato ricordo anche quando tornerà umano, per le cognizioni apprese.

III BLOCCO - Lucio viene salvato da Iside; l’apparizione della dea e la seconda metamorfosi del protagonista segnano un mutamento nell’atmosfera e nei toni, in cui ora prevale misticismo e simbologie. Il vorticoso susseguirsi di eventi di prima ora viene a mancare, per far spazio a un racconto privo di azioni e di dialoghi. Nella parte finale inoltre, sembra profilarsi molto più Apuleio che non Lucio: a Roma il sacerdote di Osiride afferma che sarebbe venuto a lui un cittadino di Madaura (dunque Apuleio stesso e non più Lucio).

NOVELLE - Nei primi libri si incontrano le novelle di magia di Aristomene e di Telifrone, caratterizzate da un’atmosfera inquietante, che servirebbe da monito a Lucio a guardarsi dalle insidie occulte e terribili della magia. Nella seconda sezione vi sono racconti violenti e sanguinari, un romanzo tragico e altre tre storie di fatti delittuosi e foschi (adulterio, magia nera, avvelenamento e incesto).

AMORE E PSICHE - La lunga novella di Amore e Psiche, posta al centro della narrazione, si impone come anticipazione in chiave mitologica della vicenda di Lucio. Le origini della fabella di Amore e Psiche sono incerte, ma c’è del parallelismo fra Lucio e Psiche: sono entrambi sedotti dalla curiosità e affrontano un faticoso pellegrinaggio, ma Iside salverà Lucio come Amore salverà Psiche; entrambi scenderanno nell’Ade e si uniranno a Iside e Amore generando l’inexplicabilis voluptas, un piacere impossibile da svelare.

STILE - Prevale una grande varietas di toni, registri narrativi e lessico. Apuleio compone una lingua molto personale: composita, artificiosa, ricca di termini tecnici, neologismi, arcaismi, poetismi e figure retoriche.

TESTI
Il filosofo e il mago (Apologia) - Apuleio, dopo aver affrontato le accuse minori, si appresta a quella più grave, quella di magia. Non nega l’esistenza della magia, né le proprie conoscenze in materia. Dà però una distinzione fra magia alta e nobile (teurgia) che consente di entrare in contatto con la divinità, i segreti dell’universo e la Provvidenza solo a fin di bene e magia volgare (goetia) la stregoneria a scopo malvagio. Dice di non appartenere a quest’ultima, ma si proclama mago nobile (vale a dire filosofo).

Prologo dell’opera (Metamorphoseon) - Il romanzo si apre con una dichiarazione di poetica: in successione Apuleio presenta genere letterario (fabula Milesia) argomento (straordinarie trasformazioni di uomini in alias imagines) e stile (varietà di linguaggi). Il tono è affabile e disinvolto, colloquiale, dal ritmo brillante; il narratore si rivolge al lettore in seconda persona, promettendogli stupore e divertimento.

Storia di Telifrone (Metamorphoseon) - Nella cornice del banchetto a casa di Birrena (gran signora, amica della madre di Lucio) il protagonista ascolta la storia di Telifrone, un giovane mutilato durante dalle streghe durante la veglia a un cadavere. L’atmosfera è inquietante, e culmina nella sorpresa finale: il naso e le orecchie di cera si staccano all’improvviso. La realtà si svela diversa da come appare e Telifrone viene travolto da forze oscure, nonostante la sua spavalderia. Il tutto è però attenuato da una contaminazione di registri, dalla cornice lieta del banchetto e da toni leggeri, quasi comici (come la gaffe di Telifrone).

Metamorfosi di Lucio in asino (Metamorphoseon) - Panfile, moglie di Milone, è segretamente dedita alle arti magiche. Lucio, grazie all’ancella Fotide di cui gode gli amorosi favori, assiste alla trasformazione della maga in uccello. Chiede a Fotide un po’ dell’unguento, ma l’ancella sbaglia vasetto e Lucio si trasforma in un asino; Fotide lo assicura che tornerà normale l’indomani, mordendo delle rose. Si alternano il motivo fantastico-avventuroso a quello allegorico-morale: per la curiosità, Lucio incorre in una degradazione.

Amore e Psiche (Metamorphoseon) - Le malvagie sorelle sono riuscite a convincere Psiche a uccidere lo sposo invisibile, insinuando che si tratti di un mostro crudele, feroce con il volto di serpe, pronto a divorare lei e il figlio che ha in grembo. Rimasta sola, Psiche indugia a lungo e quando decide di sferrare il colpo, la luce della lucerna illumina il volto bellissimo di Cupido. Lei, travolta da passione, lo bacia e lo contempla, ma una goccia d’olio cade sulla spalla del dio, che accortosi del divieto infranto, s’invola corrucciato.
Apparizione di Iside (Metamorphoseon) - Lucio asino è in una spiaggia solitaria dell’Egeo e rivolge alla Luna una commossa preghiera. Sprofonda poi nel sonno, quando gli appare in sogno la dea Iside, che riassume a sé fattezze e prerogative del mondo mediterraneo. Il tutto avviene in un momento di sincretismo religioso fra la cultura greco-latina e quella egizia; la mitologia viene riletta in una dimensione molto allegorica.

Nuova metamorfosi di Lucio e svelamento retrospettivo (Metamorphoseon) - Risvegliatosi presso Corinto, Lucio assiste alla processione in onore di Iside. Si avvicina al sacerdote della dea, a sua volta istruito in sogno, e gli viene consegnata la corona di rose, che divora. Compiuta la seconda metamorfosi (inversa e parallela alla prima) il sacerdote spiega il significato della storia: trascinato dalla curiositas e dalla voluptas, Lucio è stato salvato dall’intervento benefico di una divinità. Ora è libero, ha raggiunto il portus Quietis, sottratto ai capricci della Fortuna caeca, ma sotto la protezione della Fortuna videns. Emerge una nuova sensibilità religiosa: non si può combattere la Fortuna usando risorse solo umane e razionali, bisogna piegarsi alla fiduciosa accettazione di un messaggio salvifico - ora la libertas coincide con il servire.

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