Apuleio

Apuleio nacque intorno al 120-125, a Madauro in Algeria. Studiò a Cartagine e ad Atene. Egli svolse con successo l’attività di conferenziere, cioè di colui che fa mostra della propria eloquenza epidittica, tenendo discorsi ufficiali in occasione di conferenze, feste omaggi ecc.
Brillante oratore si procura per mezzo della sua eloquenza fama e prestigio. Apuleio sposa Pudentilla, i cui parenti lo accusano in processo di magia, con l’accusa di aver sedotto una vedova per impossessarsi delle sue ricchezze. L’imputato però si difese brillantemente e sicuramente fu assolto. Dall’opera Florida, sappiamo che ricevette onori pubblici a Cartagine dove ottenne la carica di sacerdos provinciae. Si presume sia morto dopo il 170 e prima il 190

Il De Magia o l’Apologia, è un’orazione giudiziaria di autodifesa contro l’accusa di magia nei confronti della moglie. L’oratore assume l’atteggiamento di chi è costretto a occuparsi di argomenti meschini e ha a che fare con personaggi spregevoli. Nella prima parte del discorso si difende dalle accuse secondarie e respinge le accuse di essere povero e di aver apposta circuito una vedova per interesse. Possiamo trovare qui, costanti riferimenti alla filosofia di difensore contro i pregiudizi degli ignoranti. Dal capitolo 25 ha inizio la confutazione dell’accusa di magia. Alla magia volgare egli oppone una magia più nobile, consistente in un particolare rapporto tra il filosofo e la divinità. L’opera si conclude con la lettura del testamento di Pudentilla che nomina suo erede il figlio. In quest’opera egli esibisce la sua cultura scientifica filosofica e letteraria, introduce anche excursus sul valore della povertà e sugli aspetti negativi della ricchezza. Il modello stilistico che l’oratore ha tenuto presente è senza dubbio quello di Cicerone. Il lessico è spesso poetico con uso di parole rare e antiquate.

I Florida sono estratti di conferenze di contenuto vario in cui Apuleio è in grado di parlare su qualsiasi argomento perciò ostenta abilità tecnica e cultura e dichiara di conoscere un’unica arte che è quella della parola. Nel brano De deo Socratis Florida egli si definisce filosofo platonico e parla del demone che stava sempre accanto al filosofo e lo ammoniva, trattenendolo dal fare passi falsi. Due trattati, poi, appartenenti all’opera attestano i suoi interessi in ambito filosofico: il De Platone et eius dogmate, la biografia e la dottrina di Platone e il De Mundo, traduzione latina di un’operetta greca anonima attribuita ad Aristotele.

Le Metamorfosi è un romanzo in undici libri, conosciuto anche come L’asino d’oro. La trama del romanzo presente notevole somiglianze con l’opera greca, Lucio o L’asino, ma differisce da questa in quanto la prima è elementare nello svolgimento dei fatti, mentre il romanzo di Apuleio è molto più ampio. Si richiama espressamente alle fabulae Milesiae, racconti leggeri di argomento principalmente erotico. Tuttavia l’opera di Apuleio, sia per la struttura che per il messaggio religioso, non sembra potersi ridurre a quest’argomentazione. Il racconto si apre dopo il proemio con la presentazione del protagonista Lucio, in viaggio per Ipata e segue lo schema tipico del romanzo del viaggio sul cui asse narrativo si dispongono le svariate avventure. Lucio è colto dal vivissimo desiderio di imparare la magia e questo desiderio è un aspetto della sua curiosità, tema principale dell’opera, che gli procurerà disavventure o danni di ogni genere. Giunto a Ipata conosce una maga dalla quale per errore viene trasformato in asino e per ritrovare la sua forma umana primitiva sarà costretto a cibarsi di rose. L’uomo- bestia a questo punto è costretto ad affrontare una serie di peripezie, prima fra le quali viene catturato dai briganti. Qui sente raccontare la fabula di Amore e Psiche, che costituisce la più ampia sezione narrativa dell’opera.

Amore e Psiche: [La novella racconta di una principessa, Psiche, di bellezza tale da poter essere paragonata a Venere. Questa perciò suscita la gelosia della dea e per questo viene esposta su una roccia per diventare preda di un drago. Ma il figlio di Venere, Amore se ne innamora follemente e la trasporta in un castello, e la fa sua sposa visitandola però solo di notte in modo che ella non lo possa vedere. Le sorelle di Psiche la spingono nella tentazione di voler vedere Amore così una notte la fanciulla lo spia e se ne innamora, ma Amore se ne accorge e scappa via. Psiche disperata si mette alla ricerca del suo amato ma dovrà affrontare l’ira di Venere che sfoga la sua gelosia imponendole di superare 4 prove. Infine Amore interviene per salvarla e i due celebrano le nozze.]
Si ritorna poi al racconto del romanzo con le successive disavventure di Lucio che alla fine si getta nel bagno purificatore del mare di un golfo e invoca la Luna, simbolo di Iside. La dea che ha pietà di lui le impone di recarsi ad una festa in suo onore dove potrà mangiare le rose e tornare alla sua forma umana. La conclusione del romanzo è autobiografica in quanto Apuleio ha sostituito se stesso a Lucio.

Si possono distinguere 3 sezioni nel romanzo la prima che contiene le vicende di Lucio fino alla sua trasformazione in asino, in cui prevalgono i temi della curiosità e della magia. La seconda sezione corrisponde alle numerose peripezie di Lucio- asino, in cui troviamo una struttura libera e disorganica e infine la terza comprende la conversione di Lucio ai misteri di Iside e il suo ritorno alla forma umana: questa parte chiarisce il significato dell’intera vicenda.
Apuleio sceglie il romanzo, strumento d’intrattenimento prediletto da un vasto pubblico, poiché vuole diffondere un messaggio ricco d’implicazioni letterarie e filosofiche. Nell’ opera coesistono due aspetti: da un lato la gioia di raccontare, d’intrattenere il pubblico con il riso e il divertimento e dall’altro l’intento serio ed educativo. Al primo intento si ricollegano le novelle erotiche mentre al secondo si ricollega la conclusione e la fabula di Amore e Psiche che si rivelano edificanti. Attraverso questo schema che porta alla salvezza del protagonista grazie alla benevolenza divina si scorgono intenti autobiografici e implicazioni soggettive. Nelle Metamorfosi Apuleio ha voluto riprendere il fine del De Magia, cioè quello di difendersi dall’accusa di praticare le arti magiche. La magia provoca la sua trasformazione in asino che è l’emblema del ridursi in bestia dell’uomo. Lo scrittore ha probabilmente voluto rappresentare simbolicamente l’interesse per la magia all’adesione del culto di Iside. La seconda metamorfosi, infatti, che segna il passaggio dal mondo della casualità e del disordine a una condizione migliore, è dovuta dolo alla misericordia divina. In questo consiste il messaggio del romanzo; la rinascita, la salvezza dell’uomo come dono gratuito di Dio.

La lingua e lo stile sono arcaizzati e artificiosi. Anche l’intento della semplicità risulta come una raffinata elaborazione artistica, che si rifà al genere popolare e si ricollega alla tradizione della commedia e della satira. Numerose sono le allusioni poetiche sfruttate a scopo parodistico. Questo stile artificioso si vale di un lessico vario: arcaismi, parole rare, espressioni ricercate … spiccano il colorito poetico e le figure retoriche come metafore similitudini ecc. Tipiche dello stile di Apuleio sono le ripetizioni dello stesso concetto e la tendenza ai giochi di parole.

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