Storiografia minore


Velleio Patercolo: “Historiae Romanae ad Marcum Vinicium consulem libri duo”, sintesi della storia romana; esempio evidente del condizionamento che il potere esercitò sulla vita culturale e sulla letteratura. Scopo: difesa dell’istituzione del principato ed esaltazione del principe regnante, Tiberio. Opera di piacevole lettura offerta al nuovo console, Marco Vinicio; perduta la prefazione in cui spiegava il motivo della fretta nella stesura dell’opera e annunciava il progetto irrealizzato di scrivere una storia delle guerre civili;
Contenuto libro I: Ritorno degli eroi greci da Troia - Distruzione Cartagine e Corinto nel 146 a.C., anno in cui “si abbandonò la virtù e ci si precipitò nei vizi”; mutilazione iniziale all’inizio e lacuna centrale.
Contenuto libro II: 146 – anno di pubblicazione; man mano che ci si avvicina all’epoca contemporanea la narrazione è più ordinata e sistematica; poi si sfocia nel panegirico: Tiberio è presentato come colui che ha riportato benessere, sicurezza, pace e ha ripristinato il rispetto e l’amore per le virtù.
Sua storiografia = storiografia antica: Catone: storia fatta dal popolo ≠ Patercolo: storia fatta dalle grandi personalità (infatti riscontriamo notizie biografiche e ritratti dei personaggi). Mostra simpatia per gli Italici che nella guerra sociale (91-88 a.C.) lottavano per una causa giusta e per gli homines novi come Catone, Mario, Cicerone. = indiretto sostegno alla politica di Tiberio, che voleva rinnovare la classe dirigente dell’aristocrazia senatoria con forze nuove tratte anche da municipi e province, e sottolineatura dei meriti di quei ceti da cui egli stesso proveniva.
Elementi eterogenei: aneddoti, curiosità, notizie sul fiorire delle arti in Grecia e a Roma, usi e costumi con commenti moraleggianti +excursus letterari (in uno di essi considera la ragione per cui nei generi letterari “la perfezione è racchiusa entro limiti di tempo ristrettissimi” ai quali segue il declino; risposta poco originale: è difficile mantenersi a lungo nella perfezione e ciò che non può più progredire regredisce). Stile ricercato e faticoso: espressioni figurate, frasi ad affetto, periodo lunghi, sintassi regolare, lessico alto con vocaboli raffinati e ricercati ma anche arcaismi, è considerato l’anello di congiunzione tra la prosa storiografica di Sallustio e Tacito.

Curzio Rufo: (storiografia romanzata) “Historiae Alexandri Magni”, raccolta in 10 libri delle imprese del re macedone dalla battaglia di Isso alla sua morte (scritta sotto il regno di Caligola, suo adulatore e seguace; duplice riguardo dei Romani verso Alessandro Magno: ammirazione per le sue capacità e biasimo per il suo dispotismo che deturpa le libertà); propensione per il favoloso e la narrazione romanzesca; pregio dell’opera non documentario (errori, sproporzioni, confusione), ma letterario: dilettare il lettore; racconto vivace e vario (discorsi, excursus, difetti di Alessandro); drammatizzazione (“dramma”=azione, in ambito teatrale s’intende una rappresentazione in cui vi è dialogo) della storia; excursus geografici ed etnografici: curiosità per luoghi e paesaggi esotici e per usanze straniere, verso cui mostra sforzo di comprensione o dà un giudizio morale negativo; stile piano, vario e piacevole, alla ricerca dell’effetto e del patetico con uso di antitesi, ellissi, variatio, interrogativi; imitazione di Livio nel lessico e nella sintassi e anche in numerose reminiscenze (mezzo per infondere alla narrazione storica una veste letteraria elaborata e artisticamente pregevole).

Valerio Massimo: (exemplum historicum, sottogenere della storiografia misto tra essa, retorica, biografia, che risulta essere una prosa frammentata diluita in aneddoti, la cui funzione è ad persuadendum, persuadere i lettori) “Factorum et dictorum memorabilum libri novem”, raccolta di comportamenti esemplari positivi e negativi, nonché una rassegna di vizi e virtù attraverso episodi e personaggi storici non priva di insegnamenti morali e riflessioni personali dell’autore. Ogni libro è diviso in exempla domestica (storia romana; visione tradizionalista per la scelta dei valori del mos maiorum), exempla esterna (storia dei popoli stranieri in contatto con Roma; visione nazionalista secondo cui essi confermano la superiorità di Roma); Stile brillante e manierato ma talvolta talmente carico di retorica da rendere incomprensibili alcune espressioni, abbondanti le esclamazioni e i sostantivi usati al posto dei verbi ma scarse le relative.

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