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Gli Epodi


Gli Epodi di Orazio vengono scritti in contemporanea alle Satire, per la maggior parte utilizzando la metrica giambica, con coppie di versi di lunghezza diversa (il primo più lungo, il secondo più breve) che conferiscono ai componimenti una struttura non particolarmente armoniosa. Gli Epodi sono 17, in parte appartenenti alla prima parte della produzione di Orazio, successiva alla battaglia di Filippi (ovvero lo scontro fra i fautori del II triumvirato e gli assassini di Cesare), e mostrano un nuovo lato della personalità dell'autore, non più quello conciliante e pacifico, ma quello acido e aggressivo.
Bisogna infatti considerare che furono composte negli anni più difficili della vita di Orazio. Il loro scopo è principalmente sarcastico, sbeffeggiare e schernire, anche ad personam, senza nessun intento morale o didascalico; ciò è riscontrabile anche attraverso il fatto che Orazio si rifaccia a modelli poetici della Grecia arcaica.

In alcuni passaggi, mai di lunghezza eccessiva, sembrano ricordare gli eccessi di colore che erano propri di Catullo. La raccolta inizia con una "lettera di accompagnamento" a Mecenate, a cui l'opera è dedicata. Nel secondo epodo emerge il sottile sarcasmo tipico di Orazio : un personaggio ignoto compie un elogio della vita campestre, della sua purezza e semplicità, tuttavia proprio alla fine si scoprirà essere un personaggio dalla morale torbida.
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