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Epodi


Gli Epodi, scritti in versi giambici, rappresentano quella fase in cui Orazio matura il suo stile letterario.
Quello degli Epodi, a differenza delle satire, è uno stile che nasce nell'antica Grecia e proprio per questo motivo il poeta si rifà ai precedenti scrittori, in particolare segue gli esempi di Archiloco ed Ipponatte. In quest'opera Orazio utilizza molteplici tipologie di giambico, come ad esempio quello usato da Catullo, inoltre è il primo romano che, nei suoi componimenti, scrive con "l'epodo" un sistema metrico tipico di Archiloco, che ad un verso lungo ne contrappone uno breve. E' proprio da questo che l'opera prende il nome di "Epodi", anche se venivano chiamati da Orazio "lambì".
Gli "Epodi" sono un'opera di rilievo perché come nelle satire abbiamo un'enorme varietà di problematiche trattate.
L'intera opera può essere divisa in filoni. Appartengono alnfilone dell'invettiva gli epodi 4,6 e 10, solo all'ultimo l'autore si scaglia contro un perdonato ben definito, Medea, al quale viene augurato di affogare.
Anche gli epodi 8 e 12 possono essere ricondotti a questo filone, infatti si prende di mira una vecchia che chiede al poeta favori sessuali.
Il filone della magia interessa gli epodi 5 e 17, mentre il filone della poesia civile il 7 e il 16, che si riferiscono alla stessa situazione cioè alla confusione causata dalla battaglia di Filippi, in questo sa Orazio raffigura un poeta Bates, intento a parlare alla verità. Nel primo epodo è celebre la dedica rivolta a Mecenate, !mentre nel secondo viene elogiata la vita nei campi.
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