Epodi e Satire


Epodi


Scritti tra il 41 e il 30 a.C., durante una fase giovanile e cupa della vita di Orazio. Egli era infatti afflitto da problemi economici, dalla delusione a seguito della battaglia di Filippi e non era ancora entrato nel circolo di Mecenate.
Inizialmente gli "Epodi" vennero chiamati "Iambi", dalla forte invettiva: si ispiravano infatti agli scritti del poeta greco Archiloco; da lui tuttavia copiò solamente il modello e gli argomenti, non riuscendo mai ad eguagliarne la "vis". Se Archiloco si rivolgeva nei suoi scritti ai nobili del suo tempo, Orazio si rivolgeva invece ad oggetti generici, quali i civili, l'arricchito, la strega e il poetastro. Il nome "Epodi" venne dato infine per indicare la struttura metrica, nella quale il secondo verso è più breve del primo.

Satire


Composte da due libri, scritti in esametri, il primo libro, scritto tra il 35 e il 33 a.C. è dedicato a Mecenate; il secondo, scritto nel 30 a.C., consta di 8 satire e venne pubblicato insieme agli Epodi.
I modelli a cui Orazio si ispira sono gli scritti di Lucilio, considerato l'inventore di questo genere; egli viene però criticato dallo stesso Orazio, in quanto il suo stile viene giudicato "fangoso" e perciò inferiore ai modelli greci.
La satira di Orazio può essere facilmente considerata una "diatriba", ovvero un discorso popolare filosofico (Bione di Boristene). I temi sono principalmente l'"autarcheia", cioè l'autosufficienza, e la "metriotes", ovvero la "via di mezzo".

Lo stile è molto elegante e raffinato, il linguaggio colto.
- Nel primo libro egli analizza principalmente una morale pratica, confrontando un esempio positivo, costituito da Orazio stesso e i suoi amici, ed un esempio negativo, ovvero i bersagli delle satire. Gli argomenti maggiormente trattati sono: riflessioni sui vizi umani (I-III), il viaggio con Mecenate e Virgilio (V), difesa del proprio modo di fare rispetto a Lucilio (IV), maga Canidia (VIII), il seccatore (IX).

- Il secondo libro si può descrivere con le parole disincanto e fuga. Gli interlocutori diventano la vox loquens; non c'è più un programma didascalico, ma la fuga è interpretata come l'unica soluzione (fuga alla Villa Sabina, "autarcheia"). Gli argomenti principali sono: il dialogo con lo stoico Damasippo (III), il dialogo con il servo Davo durante le Saturnali (VIII), un indovinello, una sontuosa cena (VIII).

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