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Ab urbe condita - Fonti, contesto augusteo, conclusioni

Livio è innanzitutto un anti-sallustiano. Lo stile caratterizzante della produzione di Sallustio era la brevitas, con Livio si ha uno stile che quasi corrisponde all'ideale ciceroniano di scrittura storiografica. L'autore utilizza un periodare ampio, non ellittico, non retoricamente costruito su un gioco di contrapposizioni. Le fonti a cui Livio fa riferimento per la costruzione dell'opera sono diverse. Per quanto riguarda la prima decade le fonti sono Ennio e poi l'annalistica propriamente detta, successivamente tra le varie fonti bisogna ricordare il grande storico greco Polibio. Il suo rapporto con le fonti fu però un rapporto molto superficiale, il criterio che Livio utilizzo fu probabilmente quello della reperibilità, quindi lavorò sui materiali che aveva a portata di mano o da cui poteva facilmente attingere informazioni. Raramente esercita il mestiere dello storico modernamente inteso; Livio è un letterato sia per il rapporto poco scientifico con le fonti, sia per un gusto tutto letterario della sua scrittura, sia per i fini moralistico-pedagogici del suo scrivere. Secondo alcuni studiosi successivi fu un exornator rerum, ciò uno che si limitava ad abbellire. Livio sarebbe una personalità da allontanare dalla tradizione storica della scrittura latina dove regnano sovrani Sallustio e Tacito.

Livio non sembra sentire tanto la pressione di Augusto anche perché storicamente l'imperatore non mostrava particolari attenzioni nei confronti della storiografia, anche perché le ingerenze erano maggiori in ambito poetico. Livio nei frammenti delle parti che ci sono pervenute si dimostra un ammiratore di Pompeo e l'atteggiamento di Augusto nei confronti di quest'aspetto non fu repressivo e quindi il rapporto tra Livio e il regime augusteo è un rapporto di convergenza di interessi, quindi Livio è un verace tradizionalista, crede veramente per suo conto nella sacralità dei principi del mos maiorum. C'è una prefatio dell'opera che ci è pervenuta e dall'analisi di questo testo sembrerebbe che Livio mantenga comunque uno sguardo problematico e critico nei confronti del principato, in poche parole Livio dice che con il principato si esce da una crisi che non si è risolta completamente.
In conclusione si può dire che non c'è in Livio una prospettiva encomiastica della sua scrittura, l'entusiasmo con cui Livio parla delle età passate potrebbe pensarsi in contrapposizione con le cure e le angosce dell'età presente; quindi psicologicamente ci si rifugia in un passato in cui i valori e le virtù del popolo romano splendevano per sfuggire alla crisi e alla decadenza di quei principi. Livio riconobbe come molti altri storici l'importanza della crisi, ma si rifiutò di concentrare le sue energie intellettuali su quest'argomento. Nell'opera di Livio ci sono delle categorie molto importanti: fortuna e virtus, che sono i due elementi che hanno guidato dal punto di vista dell'autore la storia di Roma, ma la fortuna di Livio è quasi un disegno provvidenziale.
Raccontando momenti storici differenti e attingendo il materiale da diverse fonti, lo stile non è uguale. Nella prima decade c'è un sapore arcaizzante anche nella scrittura, questa patina arcaizzante può derivare o da una scelta consapevole di seguire Sallustio, che costruisce la lingua in questo modo, oppure dalle fonti come Ennio e i primi annalisti, che utilizzano uno stile arcaico. Lo stile cambia e diventa più moderno nelle altre parti dell'opera.
Livio sceglie episodi che sono drammatici, che sono tragici, ricchi di pathos così da traumatizzare il lettore. Memorabile esempio è l'episodio di Sononisba, la figlia di Asdrubale che decise di uccidersi bevendo il veleno piuttosto che cadere nelle mani dei romani. Un fonte che spiega la tendenza alla drammaticità è la tradizione storiografica ellenistica, che molto probabilmente si ispirava alla tragedia. Nella rappresentazione individuale Livio prediligerà il discorso indiretto, sempre nel discorso diretto usciranno le grandi psicologie collettive, l'ansia di un popolo e di una città assediata. Nel discorso diretto si parla del personaggio, delle sue ambizioni e delle sue passioni.

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