Lo scontro tra optimates e populares e la polemica sull’Ellenismo

Con l’innescarsi della cultura greca a Roma si crearono due opposti orientamenti culturali, uno faceva capo a Catone, l’altro a Publio Cornelio Scipione detto l’Africano.
Catone era più vicino alla plebe, alla classe agraria, ai mercanti e commercianti. Era un conservatore, non voleva l’ellenizzazione e aveva stabilito un rapporto di estrema chiusura con la Grecia. Egli si era arricchito grazie alle terre e aveva moltissimi schiavi provenienti dall’oriente che ci lavoravano. Egli voleva che la Grecia rimanesse dominata da Roma, come una vera provincia, e voleva mantenere il distacco tra i romani, che erano i vincitori, e i greci, che erano i vinti. I populares, per difendere i propri interessi finanziari si arroccò su posizioni conservatrici e autarchiche, sostenendo la totale chiusura della società e della cultura romana nei confronti di quella ellenica, con l’obbiettivo di preservare Roma e il suo “mos maiorum” da ogni possibile contaminazione. Catone quindi voleva salvaguardare il ceto agrario ponendo un economia autarchica, cioè autosufficiente.
Gli Scipioni facevano capo al gruppo degli optimates e fondarono un vero e proprio “circolo” per le idee culturali. Questi portavano avanti una politica commerciale che favorì moltissimo il contatto con la Grecia. Gli Scipioni volevano quindi mantenere con la Grecia un rapporto di scambio libero usandola per gli scambi commerciali.
Catone e gli intellettuali “tradizionalisti”

Per quanto riguarda l’orientamento Catoniano, si nota che egli era completamente avverso all’ingresso a Roma della cultura greca, così tanto che non volle neanche che il figlio Marco avesse come maestro un greco che ormai era una sorta di moda per i romani avere un insegnante greco. Addirittura scrive libri “ad Marcum filium” in cui esorta il figlio in ogni modo a disprezzare le abitudini e le mode greche. Si evince quindi un comportamento di chiusura completa verso l’ellenismo, che non si può ritenere positivo. Catone il Censore guardava le usanze greche e la stessa cultura con disprezzo poiché le riteneva dissolute e teneva tantissimo a conservare a Roma le tradizioni e il suo “mos maiorum” da ogni possibile contaminazione. Si impegnarono quindi notevolmente in quest’opera di sbarramento nei confronti della cultura greca rifiutando la filosofia. Ai modi di vita della cultura ellenizzante opposero la moralità della civiltà italica, fondata su tradizionali valori contadini, saldando così i propri interessi economico-mercantili con una ostinata difesa della tradizione romana. Catone era il più rigido su queste idee ma anche altri autori avevano tali ideali: esempi sono dati da Plauto e da Nevio. Quest’ultimo, di famiglia plebea e scrittore del “Bellum poenicum” dimostrò la sua ostilità nei confronti dell’aristocrazia manifestandola nella polemica conto la famiglia dei Metelli, vicina al circolo degli Scipioni. Questa sua polemica gli costò addirittura un anno di carcere o forse fu dovuto ad un attacco a Scipione l’Africano. Plauto, grande scrittore di commedie, mise spesse volte in ridicolo nelle sue opere i Greci, addirittura a volte divennero oggetto di disprezzo e vivere in maniera dissoluta corrispondeva vivere alla maniera dei greci per costui tanto che coniò un verbo “pergraecari” per indicare ciò. Sia Plauto che Nevio, nonostante fossero ostili alla cultura greca, seguivano, per comporre le proprie opere, i modelli dei greci.
Il Circolo Scipionico e gli intellettuali filellenici

La cultura filellenica del patriziato romano assunse un ruolo molto importante, infatti fu proprio il patrizio Livio Salinatore che condusse a Roma uno schiavo di origine tarantina per l’educazione dei figli e poi gli fece ricevere anche il nome della gens Livia. Livio Andronico, iniziatore della letteratura divenne l’intellettuale nell’ambito della cultura filellenica e su proposto di Livio Salinatore gli venne affidato il compito di comporre un inno a Giunone Regina in occasione della battaglia del Metauro. Gli Scipioni, poi diedero vita ad un vero e proprio circolo culturale che aggregava intellettuali filellenici, cioè aperti alla cultura greca. Il fondatore del Circolo fu Scipione soprannominato l’Africano per la vittoria ottenuta a Zama alla fine della seconda guerra punica. Dopo di lui continuerà a sostenere il circolo, Emilio Paolo, vincitore a Pidna, e proprio dopo questa conquista, furono portati a Roma dei volumi della biblioteca del re Perseo. Dopo ancora il figlio di Emilio Paolo che verrà adottato dagli Scipioni da cui prenderà il nome Scipione l’Emiliano, continuerà su questa scia e si circonderà dei più grandi scrittori dell’epoca molto aperti all’influenza greca. Una delle figure più importanti degli intellettuali che si rifacevano al circolo fu senz’altro Terenzio, in contrapposizione a Plauto, anch’egli scrittore di commedie (palliata). Egli trasferì a Roma, differentemente da Plauto, quei valori fondati del teatro comico greco che lì non erano ancora accolti con favore e ciò determinò un notevole insuccesso delle rappresentazioni teatrali. Si diffusero anche le teorie di Panezio di Rodi, il quale affermò che l’uomo prima di essere un “cives” (cittadino) è un “homo” (uomo). Introduce un concetto molto importante, quello di “humanitas” (tutto ciò che attiene all’uomo), nel quale spiega che gli dei hanno conferito all’uomo un’altissima dignità e ciò che li differenzia dalle altre creature sono la ragione e la parola. Quest’ultimi due anche se in maniera differenti, sono stati conferiti a tutti gli uomini che di conseguenza risultano essere simili. Essendo tutti simili si devono rispettare tra di loro senza disprezzo e da qui ne deriva un altro importante concetto che è quello della filantropia (base della cultura greca), cioè la cura per il prossimo, l’amore nei confronti degli altri. Alla base di questo grande concetto di “humanitas”, ci sono anche il decoro, la cortesia, la raffinatezza dei modi che devono contraddistinguere l’uomo. Altro personaggio che condiziona tantissimo dal punto di vista storico e politico il circolo degli Scipioni è Polibio di Megalopoli che riprende le idee di Platone (filosofo greco, che scrive una grande opera politica chiamata “la Repubblica”). Egli quindi ci comunica che la “res publica romana” è la forma di governo più importante poiché condensa in se tutti e tre i poteri. Questi sono la monarchia, rappresentata dal governo consolare, l’aristocrazia (nome di derivazione greca che rimanda al significato “i migliori), rappresentata dal senato e la democrazia, rappresentata dal popolo (demos) o meglio dai tribuni della plebe. Questi ultimi due intellettuali influenzeranno gli uomini di cultura del mondo latino.
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