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La Satira

La satira è uno dei pochi generi letterari totalmente in latino (non ci sono modelli nel mondo greco). Il primo autore di satira di cui abbiamo notizia è Lucilio (possediamo solo un frammento)

Lucilio è un autore dell’età arcaica; l’argomento delle sue satire è vario. Descrive un concilio degli Dei, un viaggio che ha fatto lui, in più c’è l’invettiva “Ad personam”, ossia un’invettiva personale, nei confronti di una persona specifica.

Satira deriva da “Satura Lanx”, nome di un piatto, una specie di insalata mista e questo ci dice che in questo genere letterario ci sono tanti argomenti.

Della satira arcaica non sappiamo niente, oltre a questo sappiamo che ci sono autori che scrivono satire. Non abbiamo evidenze fino ad Orazio (contemporaneo di Virgilio) che scrive i “Sermones” (siamo del I seco,o a.C.).

La satira di Orazio è meno aspra (quando fa la satira dei costumi del suo tempo, lo fa in modo sorridente), non è una satira “Ad personam” (si citano personaggi indefiniti), ma è una satira di carattere: quando una persona viene citata non viene altolocata, lo scopo di Orazio è che tutti abbiamo dei difetti. Emerge quindi l’ideale di “Aurea mediocritas”, cioè evitare gli eccessi, non giudicare gli altri in maniera troppo severa.

Non c’è più la libertà repubblicana (sono cambiati i tempi) dell’epoca di Virgilio. Nell’età imperiale come autori di satire ci sono Persio e Giovenale. La loro satira non è “Ad personam” (non ci si permette di criticare la figura dell’imperatore o di un potente).

A differenza della satira di Orazio, quella di età imperiale è molto violenta, infatti c’è la denuncia, nella maniera più cruda possibile, dei costumi dell’epoca e della morale dell’epoca: questi autori di satira sono dei censori.
La morale criticata da Persio è quella stoica, c’è lo stoico molto intransigente che critica i costumi della sua epoca.

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