tery97 di tery97
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Livio, in un brano dei suoi "Ab urbe condita libri", ci narra che, in seguito ad una grave epidemia, poiché non si riusciva a placare gli dei, furono rappresentati a Roma dei ludi scenici. I Romani fecero venire dall'Etruria degli attori (ludiones) i quali, senza un testo scritto e senza recitazione verbale, diedero vita ad uno spettacolo di danza al suono del flauto. Il successo fu tale che i giovani romani iniziarono ben presto ad imitarli, inserendo però nello spettacolo anche un dialogo fatto di facezie e di rozze volgarità, sul tipo dei Fescennini. Col passare del tempo tali performance non vennero più rappresentate da dilettanti, ma da attori di professione e i dialoghi, dapprima improvvisati, furono regolati da un testo scritto. Ne sortì uno spettacolo complesso in cui si fondevano insieme la musica del flauto, l'azione scenica, il canto dialogato e la danza. A questo tipo di spettacolo - che potremmo paragonare al nostro varietà - fu dato il nome di Satura. Per quanto riguarda l'etimologia del termine satura ricorriamo a Diomede, grammatico del IV secolo d.C., che ci fornisce 4 possibili interpretazioni:

- la prima connetteva satura con i Satiri, poiché a tali personaggi si addicevano gli argomenti bruti e osceni che venivano rappresentati in quegli spettacoli;
- La seconda faceva derivare il nome da un piatto che veniva offerto agli dei detto satura lanx;
- La terza risaliva a Varrone, che riteneva che con "satura" si dovesse intendere un ripieno ricco di vari ingredienti quali uva secca, pinoli cosparsi di miele, chicchi di orzo e melagrana;
- La quarta connetteva il nome alla "Lex satura", ossia, una legge comprendente molte proposte.
Vi è, inoltre, chi propende per la derivazione dall'etrusco "Satir", equivalente al latino "orare". Quasi tutte le interpretazioni pongono comunque l'accento sulla eterogeneità dello spettacolo. Infatti, il termine viene legato all'aggettivo "satur" ("sazio,pieno"). Tale connessione ci permette di spiegare il passaggio dalla satira grammatica a quella letteraria. Il nome "satura", usato originariamente nel linguaggio cultuale o culinario, sarebbe passato ad indicare in un primo momento un tipo di spettacolo a carattere vario, più tardi una raccolta di poesie dal carattere di "miscellanea", infine un singolo componimento che presentasse al suo interno varietà di temi e di toni espressivi.

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