Giorgjo di Giorgjo
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Introduzione

Anche se la produzione poetica è separata da mezzo secolo, Persio e Giovenale (il primo scrive sotto Nerone, l’altro tra Nerva e Adriano) mostrano tratti comuni. Entrambi si ricollegano alla poesia satirica di Lucilio e di Orazio. Persio e Giovenale si rivolgono ad un pubblico generico ma distaccandosi da questo, ponendosi più in alto. La forma del discorso è quella dell’invettiva. La satira dei due è destinata all’esecuzione orale e punta a far colpo sull’uditorio.

Persio
Nato nel 34 d.C. in Etruria da una ricca famiglia equestre, morì giovanissimo. Della sua produzione, pubblicata dopo la morte, si ricorda il libro delle Satire, accolto da immediato successo. Le Satire sono precedute da un componimento che funge da prologo costituito da 14 choliambi (versi tipici dell’invettiva), all’interno del quale l’autore polemizza contro le mode letterarie del tempo.
Il libro è costituito da sei componimenti satirici in esametri (complessivamente 669 versi). All’interno dell’opera Persio illustra i vezzi della poesia contemporanea, la degenerazione morale dell’epoca e mostra lo sdegno e la protesta nei confronti di ciò. Attacca la religiosità formale ed ipocrita (degli uomini che non conoscono onestà e tuttavia sono religiosi), esorta a seguire la filosofia stoica e contrappone ai vizi umani più diffusi la libertà del saggio che si fa guidare dalla propria coscienza. Deplora, inoltre, il vizio dell’avarizia additando come modello il saggio stoico che usa i propri beni con moderazione.

La poesia di Persio è ispirata da un’esigenza etica di smascherare la corruzione ed il vizio, e per questo la satira è lo strumento più idoneo al suo scopo. Dal momento che l’autore si distacca dal pubblico, si presuppone che utilizzi la scrittura satirica come un esercizio per sé soltanto. Ciò si comprende dalla quinta e dalla sesta satira, il cui scenario cambia improvvisamente: Persio ha finalmente compiuto il suo cammino di saggezza ed è pronto a raggiungere una meta di serena solitudine, un luogo appartato simile all’angulus oraziano.
La lingua dell’opera è quella quotidiana, ma lo stile si sforza di esprimere una verità non banale, di illuminare aspetti nuovi della realtà.

Giovenale
Giovenale nasce attorno al 50 d.C. ad Aquino, nel Lazio, e compone opere poetiche sotto Adriano in età matura. Egli è l’ultimo grande rappresentate della tradizione satirica. I suoi attacchi ad una società degradata si realizzano attraverso l’elaborazione di tratti stilistici originali, destinati ad avvicinare la satira alla tragedia; Giovenale viene ricordato soprattutto per la grandiosità dei toni drammatici.
La produzione poetica di Giovenale è costituita da sedici satire in esametri, suddivise in cinque libri. All’interno di queste denuncia la corruzione morale (delle generazioni passate, per evitare di essere perseguibile), la vita a Roma che è diventata non sicura per gli onesti, l’immoralità e i vizi delle matrone romane (donne nobili), la generale decadenza degli studi, l’insensatezza dei desideri umani, gli imbroglioni e i frodatori.

Giovenale non crede che la sua poesia possa influire sul comportamento degli uomini e per questo la sua satira si limiterà a denunciare, senza coltivare illusioni di riscatto. Respinge, inoltre, gli ideali di apatia (assenza di passioni) e autarchia (autosufficienza del saggio) appartenenti alla morale diatribica. Componente importante della satira “indignata” di Giovenale è l’astio sociale dovuto alla vista dei valori morali e politici continuamente mortificati nella vita quotidiana della cosmopolita capitale dell’impero.
Lo stile della satira diventa grandioso ed epico per adeguarsi alla violenza dell’indignatio.

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