Tutti coloro che vengono dopo gli scrittori classici (Orazio, Virgilio...) si sentono in dovere di imitarli in quanto risultano essere dei modelli inarrivabili. Man mano gli scrittori iniziarono ad imitare in maniera critica i classici cercando di aggiungere originalità ai testi, dando vita un periodo di sperimentazione e cambiamento.
Dopo la morte di Augusto (gens Iulia) nel 14 d.C. gli successe Tiberio, (adottato da Augusto ma figlio di sua moglie, appartenente alla gens Claudia).
Inizialmente egli cerca l'equilibrio con il Senato; vuole mantenere un buon rapporto con esso. La morte di Germanico (fratello di Tiberio, un generale molto amato) avviene in circostanze misteriose, pensando ad un omicidio Tiberio per paura si trasferisce da Roma a Capri.

A Roma prende il potere Elio Seiano (prefetto del pretorio) che inizia congiurare contro i sostenitori di Tiberio. Quest'ultimo ritorna nella capitale e lo condanna a morte. Alla morte di Tiberio lo Stato era economicamente ricco ed in una condizione di benessere.
Gli successe Caligola nel 37 d.C. (nome derivante da calzature particolari).
Egli è figlio di Germanico e adotta una politica estera aggressiva. All'interno dell'impero si comporta come un monarca assoluto senza cercare la collaborazione con il Senato. Nel 41 d.C. viene ucciso dai pretoriani per questo motivo.
Viene eletto lo zio di Caligola: Claudio. Secondo le testimonianze del tempo fu un imperatore incapace e non adatto alle campagne militari che si dedicò alla riflessione; secondo studi moderni invece fu un ottimo imperatore: centralizzò l'amministrazione che veniva gestita dai liberti. Claudio ebbe due mogli Messalina ed Agrippina.
La prima tentò di avvelenarlo mentre Agrippina riuscì ad ucciderlo; quest'ultima è inoltre la madre di Nerone. Nerone sale al potere a 16 anni, grazie alla madre viene guidato dal prefetto del pretorio Afranio Burro e dal precettore Lucio Anneo Seneca. Per cinque anni lo guidarono, soprattutto Seneca che voleva educarlo alla filosofia stoica e gli dedicò persino il testo il “de clementia”.
La follia di Nerone inizia con l'uccisione della moglie e della madre. Nonostante ciò Seneca continua a rimanere accanto all'imperatore fino a quando Nerone non uccise il prefetto del pretorio Afranio Burro.Viene eletto un nuovo prefetto del pretorio Tigellino. Da qui inizia l'escalation di violenza che si concluderà con l'incendio della città di Roma, appiccato con l'intenzione di costruire nuovi edifici tra cui la domus aurea. Nerone incolpa dell'incendio della città i cristiani dando vita alla loro prima persecuzione. Per tutti i suoi crimini Nerone viene costretto a suicidarsi.
Le testimonianze negative su Nerone derivano da Tacito (aristocratico e senatore) e da Svetonio. Nonostante le testimonianze negative secondo gli studi Nerone diede una svolta alla cultura dell'impero romano rendendolo prospero.
Gli intellettuali di questo periodo si dedicano a generi minori, non più poemi (favola, epigramma, poemetto didascalico) per non doversi confrontare con i grandi scrittori precedenti (es. Apicio → scrive di cibo, Celso → scrive di medicina).
È un'epoca di sperimentalismo, si cerca l'eccesso ed il passionale attraverso l'uso di atmosfere cupe e il pathos.
In prosa è usata la retorica asiana uno stile più ricercato e ampolloso (es. Seneca).
Si parla quindi del cosiddetto “periodo di barocco imperiale” perché si vuole meravigliare, stupire.
La letteratura è uno strumento di propaganda (es. Augusto).
Dopo il periodo augusteo gli intellettuali non sono più così appoggiati dallo Stato, devono guadagnarsi da vivere da soli affidandosi ad un “patronus” che però voleva qualcosa in cambio → l'intellettuale non sarà quindi più libero.
Alcuni intellettuali (come Seneca nel primo periodo di governo di Nerone) aduleranno, altri si imporranno contro gli imperatori.
Quasi tutti gli intellettuali aderirono alla filosofia storica, essa riflette sull'importanza della libertà (anche in ambito politico), se quest'ultima viene a mancare è legittimo il suicidio.
Si guarda il passato ed il mos maiorum per creare l'identità romana.

Fedro


Egli fu un liberto, morì sotto il governo di Nerone ed introdusse il genere della favola a Roma. Scrisse 93 favole, (probabilmente furono di più) divise in 5 libri, ognuno introdotto da un prologo, scritti in senali giambici, (usati dalla commedia palliata).
Segue il Modello di Esopo (prosa) ma a differenza sua scrive in poesia.
Sono di Fedro anche le 30 favole presenti nella appendix perottina.
Fedro fu l'unico letterato dell'età compresa tra Caligola e Tiberio, probabilmente venne perseguitato da Seiano.
Caratteri principali della favola di Fedro:
1- Ha lo scopo di divertire ed insegnare
2- Sono brevi (brevitas)
3- Varietas → la varietà dei personaggi (uomini, animali, alberi)
4- È presente una morale
Fedro vuole spesso esprimere l'opinione dei ceti subalterni, coloro che sono inascoltati. Attua una protesta sociale “velata”, nonostante ciò accetta le cose così come sono, desidera solo descriverle. Ha quindi una visione amara e pessimistica della vita, rinuncia a risolvere la situazione.
Solitamente nei suoi testi utilizza un andamento drammatico (elemento comune la commedia) anche grazie ad dialoghi indiretti.
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