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La palliata


La palliata è un genere teatrale che comincia a diffondersi a Roma intorno al III secolo a.C. L’argomento e i personaggi sono ripresi dalla commedia attica, detta anche media o nuova, per distinguerla da quella più antica, chiamata arcaica.
Chiamata”palliata” dall’abito greco dei personaggi, detto “pallium”, essa rappresenta la vita della casa e della strada ed i tipi sono quelli che si ritrovano sempre nell’intrigo amoroso e nell’avventura: imbroglioni ed imbrogliati, figli dissoluti e vecchi corrotti, servi furbi e padroni ingenui, ecc. In altre parole, la palliata mette in scena caratteri e tipi umani generali ed universali, atti ad essere trasferiti in altre epoche e presso altri popoli. Si tratta quindi di tutto un mondo molto vivo nella Grecia del tempo ma che poteva caratterizzare anche la società romana, ma che i Romani non avrebbero mai accettato che fosse rappresentato con costumi romani. Un’altra ragione si opponeva alla romanizzazione della palliata: il governo oligarchico non permetteva che la serietà e l’autorità del cittadino dell’ Urbe fossero raffigurate in modo burlesco. Per questi motivi, la palliata fu trattata con libertà ed originalità da alcuni scrittori, ma la scena rimase sempre in Grecia ed i modelli, anche se tradotti od imitati, rimasero sempre greci.
Tuttavia esistono delle differenze: nel teatro greco il coro era posizionato sempre nell’orchestra, o platea, mentre il quello romano, la platea era occupata dagli spettatori di un certo livello e quindi privilegiati. A causa della ristrettezza della scena, il coro faceva delle apparizioni fugaci, a volte a scena deserta, a negli intervalli fa un’azione e l’altra. Addirittura nella commedia era inesistente. Col tempo il coro fu sostituito dai cantici, intermezzi musicali con l’accompagnamento del flauto che si distinguevano dai “diverbia”, cioè i dialoghi scritti.
La commedia latina non era divisa in atti; per necessità, l’azione poteva essere sospesa e la breve pausa, a scena vuota, era riempita con un intermezzo musicale.
A proposito del carattere della palliata occorre dire che essa è la commedia dell’astuzia e della fortuna. L’astuzia determina la trama e ad un certo momento interviene sempre la fortuna per arrivare alla soluzione. Di solito, il lieto fine si ottiene con il riconoscimento, mentre la comicità deriva dalla somiglianza e o dagli scambi di persona. Qui, si tratta di una commedia di intreccio in cui il desiderio amoroso di un giovane deve fare i conti con l’opposizione di un’altra persona e nel suo modo di agire, si serve dell’astuzia di un servitore. Alla fin,e interviene il caso che risolve ogni problema per lasciare tutti contenti.
In essa non c’è posto per un’analisi psicologica.
I più grandi autori di palliata sono stati Terenzio, Cecilio Stazio e Plauto
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