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La lingua latina

Il latino appartiene alla grande famiglia delle lingue indoeuropee. Con il termine di Indoeuropei si indicano le popolazioni che nel V millennio a sono stanziate in un ampio territorio compreso tra l'Europa centrorientale, Caucaso, le steppe asiatiche attorno al Caspio e al lago d'Arai. Nel corso di lunghissime fasi migratorie iniziate già verso il 4500 a.C., gruppi queste popolazioni si allontanano dalle sedi originarie e si suddividono in etra sempre più differenziate; la loro appartenenza a un ceppo comune è dimostrabile solo attraverso i confronti linguistici, che rivelano una serie di precise e indiscutibili analogie. In seguito a tali migrazioni, i popoli indoeuropei occupano una vasta area asiatica che va dall'Anatolia all'Iran e a parte della penisola indiana, e penetrano in quasi tutta l'Europa. Già nel II millennio a.C. una popolazione indoeuropea, entrata in Italia attraverso i valichi alpini, poi discesa nella Valle Padana e lungo l'Appennino centrale, é stanziata sui monti Albani e nella vicina pianura compresa tra il Tevere e il mar Tirreno: a questo territorio si dà il nome di Latium e Latini sono chiamati i suoi abitanti.

Secondo la tradizione i Latini fondano Roma nel 753 a.C.; anche le testimonianze archeologiche confermano la presenza di insediamenti sul colle Palatino verso metà dell'VIII sec. a.C.
Da quest'epoca la storia della lingua latina segue le complesse vicende dell'evoluzione culturale della città di Roma.
Nel VI sec. a.C. abbiamo le prime testimonianze del latino scritto, in seguito all'introduzione di un alfabeto che rivela chiaramente l'influenza greca ed etrusca.
A partire dal III sec. a.C. i rapporti con la cultura greca si fanno più stretti e il latino acquisisce la dimensione di lingua letteraria. Parallelamente, il suo uso si estende a un numero sempre maggiore di parlanti, perché Roma accresce il proprio ruolo politico e militare, fino a diventare la prima potenza del Mediterraneo.
In età imperiale il latino raggiunge la sua massima diffusione, ma con il declino dell'Impero si accelera un processo evolutivo che modifica gradualmente la lingua dei Romani e ne frammenta l'unità. Nascono così le lingue neolatine o romanze che rappresentano la diretta continuazione del latino: l'italiano, il francese, il provenzale, lo spagnolo, il catalano, il portoghese. il rumeno. il ladino e il sardo.
La lingua scritta ha un destino completamente diverso da quello della lingua parlata.
Nel IV sec. il latino diviene la lingua ufficiale della Chiesa e durante il Medioevo l'unico strumento di comunicazione per tutta l'intellettualità dell'Europa occidentale.
Questo ruolo preminente in ambito culturale è riconfermato in età umanistica (sec. XV-XVI), quando si riscoprono e si imitano i grandi autori dell'età classica. L'uso del latino come lingua veicolare della cultura. non solo letteraria ma anche scientifica, si protrae per tutti i secoli XVII e XVIII.

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