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- Livio Andronico, liberto greco di Taranto, III a.C. (giunge a Roma con Livio Salinatore nel 272 a. C., ludi nel 240 (inizio letteratura latina), partenio nel 207. Assente nel canone di Volcacio, fu autore di palliate (Gladiolus - predecessore Miles gloriosus plautino, Ludius, Virgus) e cothurnate (Achilles, Aiax, Mastigophorus, Equos Troianus, Hermiona, Tereus, Aegysthus, Andromeda), oltre che dell’Odusia, in saturni.

- Gneo Nevio, cittadino romano di Capua (civitas sine suffragio, greca, dominata dai Romani, ma con forti tendenze autonomistiche: *ozi di Capua) III a.C. (combatte nella I guerra punica – 264-241, arrestato dai Metelli nel 206, muore pochi anni dopo in esilio a Utica). Terzo nel canone, influenzato da fescennini e atellana, per primo ha usato la contaminatio e sempre per primo ha introdotto l’alternanza tra dialogato (in trimetri) e cantato (in metri vari). È il primo e ultimo a introdurre accenni politici nelle sue opere. Il suo esempio scoraggerà gli altri. Scrive commedie (palliate – Tarentilla, ma anche togate, genere di cui è l’iniziatore) e tragedie (cothurnate – Lycurgus, ma anche praetextae - Romulus, Clastidium, altro genere di cui è considerato iniziatore), oltre al Bellum Poenicum, in saturni.

- Quinto Ennio, cittadino italico di Rudiae (nell'odierna Puglia), nato nel 239 a.C. formatosi a Taranto, giunge a Roma nel 204 con Catone il Censore, entra in contatto con gli Scipioni, grazie ai quali ottiene la cittadinanza romana. Muore a Roma nel 169 a. C. Aulo Gellio (Noctes Atticae, 17.7) riporta che: Quintus Ennius tria corda habere sese dicebat, quod loqui Graece et Osce et Latine sciret (*mediatore culturale). Fu autore di tragedie sia cothurnatae che praetextae (Ambracia) e di commedie (Caupuncula e Pancratiastes). Fu l’ultimo a praticare insieme i due generi. Nelle tragedie accentua il gusto per il patetico e il grandioso. Scrisse anche gli Hedyphagetica, le Saturae (è l’iniziatore del genere), l’Ephemerus, l’Epicarmus e, soprattutto, gli Annales, in esametri (17 libri, due proemi al I - l’Omero reincarnatoe VII libro - dicti studiosus). Il suo stile è fortemente votato allo sperimentalismo.

- Marco Pacuvio, 220 a.C. Brindisi – 130 a. C. Taranto (periodo scipionico). È il nipote di Ennio ed entra in contatto con cosiddetto “Circolo degli Scipioni”; scrive solo tragedie (soprattutto, ma non solo, cothurnate); utilizza uno stile contorto e ampolloso, sovente incline ad arditi neologismi.

- Lucio Accio, 170 a.C. Pesaro – 90/80 Roma, (periodo dei Gracchi e di Gaio Mario); scrive solo tragedie (soprattutto, ma non esclusivamente, cothurnate). Fu un poeta-filologo (dicti studiosus) come Ennio

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