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Filologia


La nostra conoscenza della letteratura latina si basa su testi scritti, dunque la letteratura orale (testi destinati all’oralità) è andata perduta, fatta eccezione per le orazioni e i testi teatrali.
La scrittura nasce a Roma nel VII secolo, ma è usata per fini pratici (iscrizioni o epigrafi).
La più antica orazione scritta è del 280 a.
C., pronunciata da Appio Claudio Cieco (respingere le proposte di pace di Pirro). Opere letterarie furono trascritte (da grammatici) a scopo didattico, come l’Odussia di Livio Andronico.

Testimonianze dell’uso della scrittura

-Cippo del Lapis Niger (pene per chi viola un luogo sacro, scrittura bustrofedica)
-Vaso di Dueno (dedica e nome del vasaio)
-Fibula Praenestina (spilla d’oro, nome del vasaio e del destinatario)

Uso della scrittura in ambito pubblico

-fasti (elenchi dei magistrati annuali)
-calendari (custoditi dai pontefici, poi esposti nel foro)
-tabulae (registrazione dei principali avvenimenti da parte dei pontefici).

Uso della scrittura in ambito privato

Epigrafi funerarie: potevano recare il titulus del defunto e, in aggiunta, un elogio.
Per questo sono le principali fonti per la conoscenza della società antica, dai personaggi più illustri, fino agli schiavi
Redazione scritta delle leggi
V secolo a.C.: leggi delle XII tavole. E’ ancora usato un formulario sacrale.
Senatus consultum de Bacchanalibus (186 a.C.): usa una terminologia specifica.

Modi della scrittura e della lettura


Tavolette e codici lignei: tavolette di legno di forma rettangolare, ricoperte da uno strato di cera, su cui si tracciavano le lettere “a sgraffio” con lo stilus. Esitono tavolette non ceratae, imbiancate, su cui si scriveva con una penna e inchiostro. Venivano legati con delle cordicelle=codex. I codici lignei erano di vasta estensione, ma con tavolette più sottili.

Rotolo papiraceo: II sec. a.C.. Il rotolo (volumen) era formato da fogli preparati con sottili strisce (schedai), che venivano sovrapposte ad angolo retto, pressate ed essiccate al sole. I fogli (plagulae) erano congiunti lateralmente, di regola 20. I volumina avevano una lunghezza di 3,40 m. La suddivisione in libri delle opere deriva dal numero di rotoli usati. Chi scriveva stava seduto a gambe incrociate tenendo il rotolo sulle ginocchia, usando un calamo e dell’inchiostro. Di norma si scriveva sulla parte interna del rotolo, che veniva poi avvolto attorno all’umbilicus, un bastoncino. Si lisciava il rotolo con la pomice e si scriveva il titolo su una una strisciolina di papiro incollata sul dorso o con un cartellino (syllabus). I rotoli erano poi conservati in capsae.

Pergamena: in età ellenistica, quando il governo egizio vieta l’esportazione di papiro, si usano le pelli degli animali. Venivano raggruppati in taccuini.

Il codice: ha la forma del codice ligneo, ma è composto da fogli di papiro. I romani crearono quello di pergamena: era formato da fascicoli di un certo numero di fogli, uniti poi tra loro. La pergamena, essendo costosa, veniva riutilizzata raschiand la scrittura: questi sono detti palinsesti e presentano una scrittura superior e una inferior. Rendono la lettura più veloce: spesso gli antichi citavano a memoria, piuttosto che cercare un passo in un volumen.

Il pubblico e i modi di pubblicazione

La prima stesura di un’opera letteraria era compiuta su tavole cerate. Seguiva una fase di rielaborazione, dove l’opera era sottoposta alla critica di amici. Poi l’autore correggeva e rifiniva il manoscritto. Il testo era infine pubblicato o mediante lettura in pubblico o riproducendo più copie 8l’Eneide fu parzialmente recitata, e poi pubblicata). Recitationes avvenivano durante i convivi e la lettura era spiccatamente espressiva.

Edizioni di libri e botteghe librarie

L’edizione era molto costosa. Gli autori avevano degli editori.
Taberne librariae. Non erano solo negozi per la vendita, ma anche per la copiatura. Non esistevano diritti d’autore: molti copiavano i testi degli autori, commettendo spesso molti errori.

Biblioteche


Private: la biblioteca del re di Macedonia Perseo, sconfitto da lucio Emilio Paolo a Pidna nel 168 a.C. + villa dei pisoni: biblioteca dove si producevano anche i volumina

Pubbliche: collocate ai templi, facilitando l’amministrazione della biblioteca stessa e aumentando l’affluire di persone (Augusto ne inaugurò una sul Palatino presso il tempio di Apollo, poi anche Traiano con la biblioteca di Ulpia).


Monasteri

La conservazione dei testi dipendeva innanzitutto dalla deperibilità dei supporti scrittori (non erano soggetti a usura, ma erano rovinati da topi e muffe). Sono sopravvissuti solo quelli che continuarono ad essere trascritti fino al tardo medioevo. A causa della mancanza di cataloghi erano anche perduti.
Non conserviamo alcun manoscritto autografo greco o latino e neanche l’edizione originale (il manoscritto più antico e di Cornelio Gallo).
Le biblioteche ebbero un ruolo fondamentale: non si occupavano solo di ritrovare e catalogare i manoscritti, ma anche cercare di ritornare alla versione originaria, in quanto esistevano copie diverse di uno stesso manoscritto. Nacque dunque la filologia.
Un ruolo importante nella selezione dei testi lo aveva anche la scuola. Erano preferiti Virgilio e Cicerone, tra gli autori arcaici Terenzio e Plauto, noti per tradizione diretta. Contribuì alla perdita di manoscritti anche l’abitudine di riassumere alcune opere tra le più estese, non permettendo così di risalire all’originale.

Tradizione manoscritta

-testi che non vennero copiati dalla pergamena al papiro
-rinascita culturale carolingia: furon scelti testi confacenti al cristianesimo
-filologia: durante il Medioevo in Oriente, nell’età umanistica anche in Occidente
-invenzione della stampa

Critica del testo (avvicinarsi il più possibile all’archetipo, da non confondere con l'originale, che non può essere mai recuperato)
-Collatio: raccolta dei manoscritti
-Recensio: analisi e confronto dei testimoni
Definire una genealogia, per avvicinarsi all’archetipo “x” (l’originale non si potrà mai recuperare, se non attraverso “originem detegere”)
-Emendatio: correzione del testo o secondo i codici o secondo ope ingenii, quindi ipotesi (si ricorre anche alla paleografia)

Criteri del filologo

contesto: il testo è coerente con il contesto in cui vive l'autore?

usus scribendi: il testo rispetta lo stile dell'autore?

lectio difficilior: si preferiscono testi più difficili, in quanto spesso i copisti tendevano a banalizzare, sbagliando, alcune parole o frasi magari difficili da comprendere.
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