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La storia della rupe Tarpea (l'elegia)

È la più originale tra le elegie romane perché mostra un carattere eziologico, in totale accordo con il programma che enuncia nella prima elegia del quarto libro. Spiega l'origine remota della rupe Tarpea. Si differenzia delle altre elegie romane per gli spunti nazionalistici e celebrativi che non occupano molto spazio perché l'attenzione del lettore è tratta soprattutto dalla storia di amore di Tarpea (una vestale) che travolta dalla passione per il re Sabino, Tito Tazio, tradisce la propria patria indicando al re Sabino (Tito Tazio) il sentiero che gli permetterà di risalire al Campidoglio. È una leggenda originale perché secondo le altre tradizioni Tarpea tradisce la patria non per amore, ma per avidità di oro, Properzio scegliendo questa versione vuole conciliare l'impostazione eziologica con la trattazione a lui congeniale del tema dell'amore. Perché è un tema a lui congeniale e condanna Tarpea, ma si sommuove anche per le pene che Il destino riserverà per Tarpea. (Tarpea viene uccisa travolta dagli scudi dei sani, secondo la tradizione). A Tarpea è attribuito nell'elegia un monologo (v.31-46) l'allusione è quella di quando aveva portato a Roma il fuoco Sacro ed insieme ha portato una statua del fuoco di Pallade spento.

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