Catone il censore - Vita e opere

Nacque a Tusculum nel 234 a.C. e morì nel 149 a.C.
Dopo aver combattuto la seconda guerra punica, Catone iniziò la carriera politica e nel 195 raggiunse il consolato e nel 184 fu eletto censore, carica con la quale portò avanti la moralizzazione della vita pubblica romana. Egli, da sempre, fu contrario alla diffusione della cultura greca e nemico della famiglia filellenica degli Scipioni. Catone attuò dei provvedimenti moralizzatori, contro il lusso eccessivo e la corruzione, in difesa del mos maiorum. Nel 155 a.C. condannò ed espulse i tre filosofi-ambasciatori inviati da Atene (Carneade, Diogene, Critolao) perché, secondo Catone, potevano insinuare pericolosi dubbi sulla validità del mos maiorum. Nonostante questo suo rifiuto alla cultura greca, Catone, in età avanzata, per esigenze legate alla sua attività di oratore e di scrittore studiò personalmente sia la lingua sia la letteratura greca. Nel 157 a.C. fu inviato in Africa, dove nacque la sua opposizione alla città di Cartagine, da lui ritenuta una minaccia commerciale per Roma.

Tutta la vita di Catone fu costellata da importanti discorsi pronunciati di fronte al senato o al popolo e la sua concezione di oratoria è espressa da due sentenze:

“rem tene, verba sequentur”
“sii padrone del contenuto, le parole verranno da sé”

(esprime la preminenza del contenuto rispetto alla forma)

e “vir bonus dicendi peritus”
“uomo onesto esperto nel parlare”

(è il ritratto dell’uomo politico)


Catone scrisse delle opere didascaliche e pedagogiche; la più importante è il “De agri cultura”, un manuale pratico riguardo produzione agricola rivolto ai proprietari terrieri con lo scopo di insegnare come amministrare la villa rustica. L’esaltazione dell’agricoltura, considerata come l’unica attività degna di un uomo, ha riscontri politici ed economici: essa forgia buoni cittadini e buoni soldati, anche se esclude i lavoratori e gli schiavi, che divengono delle vittime.

Catone si occupò anche di storiografia, scrivendo i sette libri delle Origines, che narrano in latino la storia della città, dalla sua fondazione al 151 a.C. raccogliendo i fatti intorno agli eventi più importanti. In esse l’intero popolo romano è celebrato come artefice delle gesta e delle vittorie perché la storia di Roma, per Catone, è creazione collettiva e in essa tutti si devono riconoscere.

La prosa di Catone è diretta, asciutta ed essenziale, segnata da espressioni semplici e tratte dal linguaggio popolare. Ad esempio, il trattato sull’agricoltura è privi di abbellimenti letterari, ha frasi brevi e un lessico basso segnato da tecnicismi e termini popolari e contadineschi che testimoniano il fine pratico dell’opera.

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