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Teocrito


Teocrito nacque a Siracusa intorno al 315 a.C. e, sotto la protezione dei Tolomei, intraprese la sua attività ad Alessandria intorno al 270 a.C.
Teocrito si distingue per il suo corpus di 30 componimenti poetici o idilli (bozzetto, da εἰδύλλιον); alcuni sono spurii o non autentici, altri 20 si attribuiscono a lui. Si dividono in mimi letterari (scenette di vita quotidiana), epilli, poesie d'occasione di contenuto vario, come ad esempio quello simposiale, o ancora in dialetto eolico. Ad esempio, Ciclope delinea la figura di un Polifemo innamorato della ninfa Galatea, giovane pastore capace di poetare, diverso da quello della tradizione epica; si può ben capire come sia contornata da risvolti comici: per conquistare la ninfa regala rustici doni di formaggio.
Siracusane raffigura due donne appunto siracusane che, in occasione delle feste Adonie, percorrono grandi città quale ad esempio Alessandria. Il tutto è caratterizzato dal popolaresco dialogo in dialetto dorico-siracusano.
Talisie si concentra sulla suddetta festa della fertilità, durante la quale si offrivano sacrifici a Demetra. I capirai si inoltrano nell'amebeo, adottando la poesia dotta e raffinata, dai temi intimi e quotidiani racchiusi nel locus amoenus bucolico.
Piccolo Eracle mette in luce appunto un piccolo Eracle che, ancora nella culla, uccide due serpenti velenosi strozzandoli.

Come si può intendere, Teocrito può essere considerato come il creatore di un nuovo genere poetico: la poesia pastorale o bucolica (da βουκόλος, pastore), caratterizzata dalla vita agreste in scenari campagnoli, nei quali i pastori si sfidano tramite gli agoni e cantano amori. Questo genere si può già intravedere nell’Iliade di Omero, o in Stesicoro, ma Teocrito ne determina la struttura. L’originalità di questa poesia consiste nell’ambientazione - sia spaziale che temporale - lontana dall’ambiente della πόλις. Si tratta di un mondo idealizzato - il locus amoenus - abitato da figure fino ad allora trascurate. Teocrito rivisita i grandi modelli del passato, mettendo in luce momenti e aspetti marginali del mito, un po’ accostandosi alla poetica callimachea (epillio Ecale).

Utilizza la koiné, una scelta che sarebbe stata di gradimento al pubblico alessandrino; l’uso dei dialetti e la sperimentazione risponderanno alle sue necessità espressive, atte a stabilire un sottile legame con l’uditorio.

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