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La commedia di mezzo(μέση)

È una fase intermedia fra la commedia antica(ἀρχαία), che si concludeva convenzionalmente nel 388 a.C. con la messa in scena di Pluto di Aristofane, e la commedia nuova(νέα) fatta iniziare nel 322 a.C con il debutto di Menandro*.
Le caratteristiche della commedia di mezzo sono comuni a quelle dell’antica e della nuova:
-parodia di miti, filosofi, tragedie
-descrizione di vicende intime familiari
Alcune caratteristiche sono anticipate da Aristofane:
-Coro ridotto a funzione accessoria
-Tipizzazione dei personaggi: figure e caratteri ricorrenti, con caratteristiche fisse
-Attenzione più sui caratteri individuali che sulla polis*

Ma è pur vero che nella μέση non mancavano del tutto riferimenti alla vita politica e alla polis.
In questo periodo crebbe l’importanza del teatro: gli attori divennero come “divi”. Con l’abolizione del theorikòn(=garantiva la fruizione del teatro per tutti) vennero ridotti notevolmente il numero degli spettatori.

Nella μέση aveva largo uso il ricorso alla parodia e alla parodia tragica. Sicuramente Euripide influenzò gli autori della μέση sia a livello parodistico che per la struttura e i temi dei loro drammi.

Il linguaggio diventa più misurato e piano e scompare del tutto il linguaggio volgare e violento.

Autori: figli di Aristofane, Antifane, Anassandride, Alessi, Eubulo.


La commedia nuova (νέα )


Costituisce l’ultima fase della commedia attica da collocare cronologicamente all’inizio del periodo ellenistico.
Autori: Difilo, Filemone, Menandro(brani delle sue commedie ritrovati grazie ai papiri egiziani).
La trasformazione del genere comico è ovviamente legata ai profondi cambiamenti storico-sociali e culturali avvenuti in Grecia nel IV sec.a.C
Caratteristiche della νέα:
Prevalenza dei temi privati, familiari e individualistici su quelli socio-politici
Scompare la polemica politica personale
Normali personaggi borghesi al posto di eroi comici
Verosimiglianza e adesione alla realtà quotidiana: assenza temi utopistici
Tipi fissi come nella μέση
Tematica amorosa
Dipendenza dal teatro di Euripide: intrecci complessi, varie peripezie e un rassicurante lieto fine (ruolo preponderante della τύχη)
Eticità della vicende
Assenza del coro e soppressione dell’elemento lirico-musicale durante l’azione
Suddivisione dell’azione drammatica in cinque atti, riduzione del coro a una sorta di intermezzo lirico
Mancanza di una comicità chiassosa e grossolana
Mancanza coinvolgimento del pubblico e rottura dell’illusione scenica

Menandro (nato:342/341a.C morto:292/291a.C)


Ebbe legami di amicizia con quattro importanti personaggi:
il poeta Alessi
Teofrasto (successore di Aristofane)
Epicuro
Demetrio Falereo (governò ad Atene dal 317 al 307 a.C con un regime oligarchico moderato)

Menandro esordì nella produzione teatrale nel 321 a.C con Ὀργή*

Le opere


Secondo Apollodoro, Menandro avrebbe composto 105 commedie, tutte scomparse nel medioevo.
Per questo era stato definito “il classico senza opere”, ma nella prima metà del 1900 sono stati ritrovati in Egitto diversi papiri che hanno riportato alla luce migliaia di versi delle sue opere.
Anche grazie ai rifacimenti latini di Plauto e Terenzio conosciamo le opere di Menandro.

I caratteri della commedia


Le parti corali sono assenti così come lo sono la parabasi e l’ἀγών.
Sparisce l’eroe comico, i personaggi menandrei vogliono stare bene nel mondo in cui vivono.

La trama si basa su uno schema fisso in cui è obbligatorio il lieto fine e le situazioni sono ripetitive.
Le vicende riguardano esclusivamente l’ambito familiare: incomprensioni ed equivoci tra moglie e marito, amante e marito, padri e figli.
Alla convenzionalità della trama si contrappone una rappresentazione molto realista dell’ambiente e delle circostanze in cui si svolge l’azione: non mancano richiami alla vita quotidiana.
Menandro è attento soprattutto alla rappresentazione psicologica dei personaggi e le peripezie che devono affrontare, devono mettere alla prova i sentimenti e conferire loro una maggiore consapevolezza e una maturazione.

Menandro elimina gli elementi buffoneschi e la comicità volgare; predomina in lui un sorriso anche malinconico.
Vari elementi scenici sono derivati da Euripide: il prologo espone l’antefatto(= gli spettatori sono in vantaggio sui personaggi), sono presenti le divinità e la τύχη.

I personaggi di Menandro hanno difetti e lacune ma non sono mai malvagi.

Anche figure odiose sono rivalutate in una luce migliore.
Il personaggio più negativo (lo Smicrine dell’Ἀσπίς) caratterizzato da avarizia e opportunismo, viene beffato e ridicolizzato e non trae alcun vantaggio dal suo carattere.
Per Mendandro l’uomo è fragile e portato all’errore (molto spesso dalla τύχη).
Un valore importante è la solidarietà fra gli uomini, accumunati dagli stessi difetti e quindi propensi ad aiutarsi.

Sostanza ideologica delle commedie:
l’Aspis messaggio contro l’avarizia
La Perikeiromene messaggio contro la gelosia e la precipitazione
La Samia messaggio contro la gelosia e l’irresolutezza
Gli Epitrepontes messaggio contro l’ipocrisia e il conformismo
Il Dyskolos messaggio contro il rifiuto dell’umanità altrui

Lingua e metrica:
La lingua è l’attico del IV secolo a.C che presenta anche forme della κοινή (= plurale al posto del duale, congiuntivo al posto dell’ottativo obliquo).
Il registro è, in nome della verosimiglianza, “medio”. La metrica non presenta la polimetria di Aristofane.

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