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Euripide, "Il Ciclope"

"Il Ciclope" è un dramma satiresco, l'unico del genere che ci sia giunto intero. Non si sa di quale tetralogia facesse parte e si ignora anche la data della sua prima rappresentazione. Alcuni critici lo ritengono molto antico (438-428 a.C.), mentre altri, come il Perrotta, lo riportano alla maturità e all'ultima fase dell'attività di Euripide. L'argomento di questo dramma è tratto dal X libro dell'Odissea.
La scena è ambientata in Sicilia, presso l'antro di Polifemo, di cui sono schiavi i Satiri, guidati da Sileno. Questi formano il Coro. Odisseo approda con i compagni in cerca di cibo e, mentre il Ciclope è assente, Sileno offre loro carne di agnello e formaggio, in cambio del pregiatissimo vino che Odisseo porta in un otre. Polifemo, tornato improvvisamente e respinte le inutili preghiere dell'eroe, divora due Greci. Odisseo lo fa ubriacare con il vino, gli acceca l'unico occhio con un palo aguzzo e rovente e fugge con i compagni e con i satiri, mentre il Ciclope li maledice e profetizza sciagure.
L'azione si svolge in uno scenario bucolico, il Coro parla e agisce con agreste spontaneità, il Ciclope si cura degli agnellini, si sente quasi l'odore del latte e del formaggio. Il Ciclope è personaggio libero e selvaggio, figura primordiale ignara degli ordinamenti sociali e di qualsiasi attività ludica civile, come la musica e la danza. Il Coro e Sileno hanno nostalgia della libertà dionisiaca provocata dal vino e anelano alla fuga. Burloni e sfrenati, i Satiri personificano l'aspirazione all' eterna anarchia di una vita vissuta secondo natura, secondo i Greci collegata con il dio Bacco. Sgambettano divertiti dalla beffa perpetrata al loro padrone, sono irrequieti ma al contempo garbati e gentili.
Il dramma è incentrato sul contrasto tra Odisseo e il Ciclope: intelligente ed eroico il primo, materiale e bestiale il secondo: personaggi vivissimi e al tempo stesso simboli. Odisseo è incapace di fuggire senza salvare anche i suoi compagni, parla di leggi e di etica al Ciclope che lo deride, affermando che gli uomini, dandosi delle leggi, si sono complicati inutilmente la vita. Uniche leggi da lui riconosciute sono quelle dell'oro e del ventre.
Il contrasto tra i due mondi è comunque sempre temperato dal riso, che fonde e armonizza i contenuti. L'intellettualismo euripideo non prevale mai sul suo umorismo.
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