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Pandora (terra e donna) rappresenta la funzione di fecondità quale essa si manifesta nell’età del ferro, nella produzione del cibo e nella riproduzione della vita. Non si tratta più di un’abbondanza spontanea: ormai è l’uomo ad unire la sua vita alla donna, così com’è l’agricoltore a far germogliare dalla terra i cereali. Ogni ricchezza deve essere pagata con uno sforzo. L’agricoltore di Esiodo, in questo mondo ambiguo, deve scegliere tra due lotte che corrispondono alle due ἔριδες. La prima, la buona lotta, che lo spinge al lavoro per accrescere i suoi averi. Quest’agricoltore ha accettato la dura legge su cui si fonda l’età del ferro: non c’è felicità senza fatica. Rispettare la δίθε per l’agricoltore significa sottomettersi ad un ordine, consacrare la sua vita al lavoro: diventa così caro agli Immortali, il bene per lui domina sul male. L’altra ἔρις è quella che lo incita a cercare ricchezze senza fatica, che conduce alla ὕβρις, definita negativamente come assenza dei sentimenti morali e religiosi. Questo quadro di rivolta disegna un mondo rovesciato, sottosopra, in cui non c’è più nient’altro che disordine e male.

Quest’architettura che regola il ciclo delle età è la stessa che presiede l’ordinamento della società umana e del mondo divino. Il "passato" si struttura secondo il modello di una gerarchia di funzioni e di valori. Ciascuna coppia di età è definita così da una qualità temporale particolare, associata ad un tipo di attività che le corrisponde. Oro e argento età giovanissima; bronzo ed eroi una vita adulta che ignora giovane e vecchio; ferro un’esistenza che si degrada in un tempo consunto.

Esaminiamo da vicino gli aspetti delle età e il significato. Gli uomini d’oro e d’argento sono dei "giovani". Ma questo valore si rovescia da positivo a negativo. Quelli d’oro vivono senza fatica, malattia, vecchiaia, in un tempo ancora vicinissimo a quello degli dei, mentre l’uomo d’argento rappresenta l’aspetto opposto del "giovane": non più l’assenza di senilità, ma pura puerilità. Per cento anni vive allo stato di pais, sempre vicino a sua madre. Lasciata l’infanzia, commette mille pazzie e muore subito. Quasi tutta la sua vita è limitata all’infanzia. Non partecipa alla vita adulta. Esiodo non dà alcuna indicazione sulla vita degli uomini di bronzo e degli eroi: dice che non hanno il tempo di invecchiare perché muoiono in combattimento.

Nulla sappiamo sulla loro infanzia, forse perché gli uomini di bronzo non ne hanno una: nel poema sono subito uomini adulti che si preoccupano solo dei lavori di Ares. È evidente l’analogia con i miti di autoctonia in cui Gegeneis si presentano come adulti pronti al combattimento. Tutta la vita degli uomini d’argento si svolge prima del passaggio alla vita adulta; quella degli uomini di bronzo comincia da questo passaggio. Nessuno conosce la vecchiaia. Per gli uomini di ferro, invece, la vita si consuma in un continuo invecchiamento. Tutti i mali che esauriscono l’essere umano lo trasformano da bambino a giovane, da giovane a vecchio, da vecchio a cadavere. Un tempo ambiguo in cui giovane e vecchio si mescolano a vicenda così come bene e male, vita e morte, δίθε e ὕβρις. A questo tempo che fa invecchiare ciò che è giovane si oppone la prospettiva di un tempo già vecchio: verrà un giorno in cui sarà scomparso tutto ciò che è giovane, vivo. Al tempo della mescolanza succederà un tempo di vecchiaia e morte.

Così tutte queste caratteristiche si ordinano secondo uno schema che ricorda il sistema di tripartizione funzionale. Il primo livello della costruzione mitica definisce il piano della sovranità, dove il re svolge la sua attività giuridico-religiosa; il secondo la funzione militare in cui domina la forza del guerriero; il terzo, il piano della fecondità, dei cibi necessari alla vita sotto la responsabilità dell’agricoltore. La logica che orienta l’architettura, del resto, è la tensione tra δίθε e ὕβρις: non solo ordina la costruzione, ma conferisce a ciascuno dei tre livelli un aspetto di polarità. Nell’età del ferro, per i re-giudici e gli agricoltori la δίθε deve esercitarsi tramite una ἔξηο ; i primi devono appianare le liti secondo giustizia, i secondi devono scegliere la fatica che porta feconda abbondanza. “I re divoratori di doni” devono redimersi ed essere equi; Perse deve rinunciare alla ὕβρις e mettersi al lavoro.

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