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Erodoto

Erodoto viene indicato come il padre della storia poiché ha introdotto i canoni della storiografia antica. A partire dal VI a.C. secolo ha inizio il movimento dei logografi come Ecateo di Mileto, autore delle Genealogie e della Periegesi. Questi non vengono definiti però storici in quanto dietro al loro lavoro non è stato trovato un metodo e un'analisi critica precisa. Nel V secolo nasce Erodoto di Alicarnasso (o Turi). Nelle sue Storie vi è il riflesso dei suoi viaggi (carattere storico, geografico e eziologico). Probabilmente egli ebbe un ruolo attivo nella ribellione di quei popoli le cui gesta sono raccontate all'interno dell'opera.

Le Storie sono divise in 9 libri i quali hanno il nome di una musa ciascuno. Dal primo al quinto si interessa delle popolazioni indigene (logoi), dal quinto in poi dell'impero persiano la cui storia si intreccia con quella dei Greci. I libri si concludono con la presa di Sesto nel 478 a.C.

Intorno alla figura di Erodoto nacque una questione. Alcuni ritengono che siano stati più storici a comporre le Storie, altri che sia stato solo un autore. Tra coloro che pensano che Erodoto sia esistito davvero, alcuni pensano che dopo l'arrivo ad Atene egli sia stato influenzato dal governo di Pericle, altri pensano invece che tra i logoi e le guerre persiane ci fosse una parte intermedia andata perduta, altri ancora ritengono che il fine di Erodoto fosse stato quello di parlare solo delle guerre tra Greci e Persiani e che l'inserimento dei logoi fosse legato alla volontà di non annoiare il pubblico. Per capire il lavoro dello storiografio bisogna indagare sulla terza parola del proemio: ιστοριη che significa ricerca. Essa era basata sopratutto su testimonianze visive e testimoni viventi. Questo permetteva di comporre un'opera quasi del tutto attendibile. Pur essendo nato ad Alicarnasso il suo dialetto non è propriamente ionico ma risente delle influenze del beotico e dell'attico. Come Catone cerca di riportare fatti il più meravigliosi possibili. Cambia spesso la fonetica di alcune parole come la mancanza di aspirazione in alcuni verbi (psilosi), raramente usa contrazioni ed elisioni e nei suoi scritti troviamo il participio del verbo essere in forma ionica e non attica.

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