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Contesto storico


Il IV secolo a.C. è un periodo di instabilità e transazione; sul piano politico, l'affermazione dell'impero di Alessandro Magno segnò la fine delle πόλεις, influenzando anche il piano letterario: la cultura prettamente classica tramontò per lasciare spazio al delinearsi di nuove forme culturali.

Gli anni Cinquanta videro come protagonista politico Filippo II di Macedonia, che avviò un abile piano per aumentare le discordie tra le città, aumentando la propria ingerenza; obbligò, ad esempio, le città greche sconfitte ad aderire alla "Lega di Corinto": un organismo politico controllo dallo stesso re.

Filippo fu assassinato lasciando il progetto in mano al figlio Alessandro. Dopo la sua morte, il regno rimase nelle mani dei successori di Alessandro, i diadochi: con essi si verificò la fioritura di forme culturali rinnovate o del tutto inedite.

In ambito letterario si verifica un periodo di instabilità ed evoluzione dei generi e delle forme letterarie. La tragedia finì con l'esaurirsi e la commedia subì un processo di depoliticizzazione.

Sul campo formativo, la παιδεία veniva indirizzata dall'eloquenza, strumento principale per la formazione e la valorizzazione dell'individuo. Di pari passo, venivano discusse le modalità da adottare per l'insegnamento.

Commedia


Aristotele suddivide la commedia in tre diverse categorie: αρχαία (antica, V secolo a.C.), μέση (di mezzo, IV secolo a.C.) e νέα (nuova), con Menandro.

Nella commedia di mezzo appaiono ancora prese di posizione politiche, il coro è ancora parte dell'azione drammaturgica, la parodia mitologica e la beffa verso i cittadini di altre regioni sussistono. Già i tipi umani cominciano ad essere approfonditi: l'innamorato infelice, il padre burbero, il cuoco, l'avaro, il parassita, il servo. Antifane, Anassandride e Alessi sono i comici più celebri di questa fase, caratterizzandola con parodie e amori. Ricordiamo, di Alessi, il dialogo tra il maestro, che cerca di insegnare la poesia, e il suo poco intellettuale discepolo, che preferisce dedicarsi alla lettura di trattati gastronomici.

La commedia nuova si ha ufficialmente con Menandro, ma già con Aristofane si verifica un indebolimento della commedia antica.

La commedia di Menandro inscena vicende d'amore, trama compatta e intreccio unitario e, attraverso peripezie, si giunge al lieto fine.
Come già con Aristofane, anche Menandro proseguirà con la chiusura della "quarta parete", che permetteva la partecipazione diretta del pubblico all'azione scenica; questa scelta è dettata anche da un punto di vista politico: con la scomparsa delle πόλεις, dove il cittadino poteva intervenire in prima persona sulle scelte politiche, e quindi anche sulla scena teatrale, così con l'impero viene preclusa questa possibilità, sia sul piano politico che teatrale.
Le trame comiche sono sia illusorie che realistiche, rispettivamente perché l'attualità della vita cittadina viene esclusa per dare spazio a figure fittizie e perché vengono evitati elementi clamorosi per dare spazio all'approfondimento psicologico.
Cambia anche il pubblico: l'abolizione del contributo statale precludeva la possibilità di assistere al teatro a gran parte della popolazione, lasciando posto ad una classe dirigente colta.
L'attore non deve più necessariamente saper cantare e ballare, ma deve saper recitare con un tono realistico; le maschere tendono a diventare tipi fissi e a differenziarsi fisicamente: Menandro punta a far ridere il pubblico.

Menandro


Nacque ad Atene nel 342 a.C. da famiglia agiata e crebbe con Epicuro, di ispirazione per le sue commedie. Esordì in teatro nel 322 a.C. con la commedia Οργή ("Ira") rimanendo sempre legato ad Atene, per quanto la sua fama avesse oltrepassato i confini. Morì annegando durante una nuotata in mare. Compose circa 100 commedie di cui 8 premiate, la la sua fama di poeta crebbe con la posteriorità, arrivando ad essere modello principale della commedia latina.

Le commedie menandree seguono uno schema drammaturgico semplice: innamorati separati, chiarimento necessario dell'equivoco e ripristino della felicità; l'attenzione è concentrata sulle relazioni familiari. Il successo di Menandro risiede principalmente nell'evoluzione interiore che caratterizza i personaggi.

L'influenza di Euripide si nota non solo nel carattere psicologico, ma caratterizza la scelta del prologo espositivo, nell'abile intreccio, nei tipi umani che non sono mai tanto tipici da non essere anche loro stessi.
I personaggi sono realistici, positivi, e operano all'interno di codici morali ben consolidati e condivisi dall'uditorio; non osano tuttavia uscire dai propri limiti né si propongono di cambiare la realtà, ma mantengono la felicità individuale.
Anche l'amore cambia: non è più prettamente sessuale, ma è un sentimento struggente; la lotta tra generazioni, classi e uomini e donne viene annullata, perché provano tutti gli stessi sentimenti, per quanto la donna viene comunque vista nell'intimità delle mura domestiche.

La lingua è di livello medio, dallo stile piano e colloquiale, sciolto. È la lingua di un pubblico cittadino e ben educato, ripulito da volgarità.


Il bisbetico


Cnemone, uomo asociale e misantropo, costringe la moglie ad andarsene presso il figlio di primo letto, Gorgia, e vive solitario con la figlia e la vecchia serva. Il giovane Sostrato si innamora della ragazza, volendola in moglie, ma Cnemone scaccia via il messaggero a sassate e a male parole. Un giorno Cnemone cade in un pozzo nel tentativo di recuperare un'anfora è una zappa cadute alla serva e ne approfitta Sostrato, insieme al nuovo amico Gorgia. Grato per avergli salvato la vita, affida a Gorgia l'incarico di trovare un marito a sua figlia: sarà proprio Sostrato a sposarla, ottenendo in moglie la sorella dell'amico. Il lieto fine si conclude con le doppie nozze.

Cnemone vive ai confini dell'Attica perché detesta la presenza della gente, ma non è malvagio in assoluto - come nessun personaggio menandreo del resto-, il suo male logora solo se stesso. Quando Gorgia gli salva la vita, Cnemone imbocca la via della redenzione, si accorge che non tutti gli uomini sono malvagi e, pur non cambiando radicalmente, decide di presentarsi alle nozze per gratitudine. La secondaria storia d'amore permette il lieto fine.

Perciò, l'uomo sa comprendere i suoi vizi, i suoi limiti, non assoluti ed immutabili, e tramite la ragione prova a riscattarsi dalla propria imperfezione; da ciò ne consegue una visione ottimistica della condizione umana.
L'opera appartiene alla fase giovanile di Menandro ed è teatralmente elementare.

La ragazza tosata


Moschione e Glicera, abbandonate in fasce dai genitori, crescono separati: Moschione viene adottato dalla ricca Mirrina e Glicera diventa concubina del soldato Polemone. La ragazza è cosciente della parentela mentre Moschione, inconsapevole, si innamora di lei. Un loro abbraccio suscita la gelosia di Polemone che per vendicarsi rasa i capelli a Glicera, deturpandone la bellezza. La ragazza rivela a Mirrina la verità e lo scioglimento viene favorito grazie a Pateco, vicino di casa che si scopre essere padre dei due fratelli. Infine, vengono celebrate le doppie nozze di Glicera e Polemone e Moschione, che a sua volta trova una sposa.

La ragazza tosata appartiene alla fase matura di Menandro; l'intreccio è tipico della commedia nuova: equivoco, rivalità in amore, riconoscimento e lieto fine, ma questa volta è elaborato con grande raffinatezza teatrale.
Glicera è l'unica che conosce tutto, un'anomalia se pensiamo che di solito nessuno è a conoscenza della verità e i personaggi assumono progressivamente pari consapevolezza; grazie a questo, riesce ad evitare l'imbarazzante sentimento del fratello.
Polemone affronta un percorso di crescita, poiché riesce a riconoscere gli errori commessi e raggiungere una maturazione interiore che gli permette una base più solida per ricostruire la relazione con Glicera, con maggiore consapevolezza.

L'elemento fondamentale al meglio rappresentato in questa commedia è l'unità familiare, uno dei valori fondamentale e condiviso dall'uditorio.

L'arbitrato


Carisio ha abbandonato la moglie Panfile dopo aver appreso che questa ha avuto un figlio da un altro uomo. Viene però riconosciuto un anello che accompagna il piccolo figli, lo stesso anello che Carisio aveva perduto quando, ubriaco, violentò una fanciulla. La flautista Abrotono, parziale testimone, finge di essere la vittima, ma sarà la stessa che permetterà il ricongiungimento dei due amanti: Carisio riflette sull'amore che lo lega a Panfile, astenendosi dai rapporti con Abrotono, e si scopre che è stata la stessa Panfile ad essere stata violentata da quello che ora è il marito.

I due personaggi sono legati da un amore reciproco che, pur lontani, non li fa distaccare: l'affetto impedisce a Carisio di avere rapporti con Abrotono e a Panfile di tornare nella casa paterna.
I personaggi si danno da fare perché capiscono di essere artefici della propria sorte, così la Τύχη assume un ruolo marginale; è presente, nell'animo dei personaggi, un forte senso di altruismo, solidarietà, bontà: Carisio riflette sull'ingiustizia dello stupro, e biasima la moglie vittima di una situazione analoga di cui aveva assunto i ruoli del protagonista; Panfile rifiuta di tornare nella casa paterna perché ancora ama il marito; il padre di Panfile, oltre che per avarizia, vuole il bene della figlia, coinvolta in una situazione disonorevole; Abrotono esorta Carisio al ricongiungimento con la moglie, dimostrando che la professione non le ha fatto perdere l'onestà e l'altruismo, che verrà ricompensato con la libertà è l'unione con l'amico di Carisio, già da tempo invaghitosi di lei.

Lo scudo


Davo comunica che Cleostrato è morto in battaglia e ne porta in scena lo scudo: in realtà egli si è salvato e ritornerà. Lo zio Smicrine ne vuole approfittare per arricchirsi: la legge gli consente di sposare la propria nipote, sorella ed erede del defunto, già promessa al cugino. Davo, astutamente, per evitare le nozze si inventa l'esistenza di una nipote ancor più ricca. Infine, nella parte mancante, si presuppone il ritorno di Cleostrato, le nozze incrociate dei due fratelli e la delusione dell'avido Smicrine beffato dall'astuzia del pedagogo Davo.

L'intreccio è abilmente composto, sacrificando trama e sfumature psicologiche dei personaggi.
Il vero motore dell'azione drammatica è uno straniero, Davo, un uomo generoso e nobile malgrado il suo status. Emerge quindi la consapevolezza di essere ormai proiettati verso il cosmopolitismo proprio dell'età ellenistica.

La ragazza di Samo


Moschione ha violentato Plangone, che ha dato alla luce un bambino. È intenzionato a sposare la ragazza, ma non vuole rivelare la propria paternità ed il piccolo viene affidato alla concubina Criside, che finge di esserne la madre. La donna viene cacciata da Demea perché sospettata di tradimento e così Moschione è costretto a rivelare la propria paternità. Chiarito l'equivoco, si celebrano le nozze riparatrici.

Si può definire la commedia degli equivoci, che si susseguono con frequenza e verosimiglianza. La tensione cresce finché i personaggi sono messi a nudo: ognuno si sente offeso, ingannato, tradito, eppure non è vero; facendo appello alla ragione e alla filantropia, tutto assume un senso.
L'etera Criside si dimostra leale analogamente ad Abrotono; Demea è il tipico comico tradizionale dell'uomo anziano innamorato di una donna molto più giovane di lui, ma dalle sfumature psicologiche complesse: Demea si vergogna e sa riconoscere i suoi eccessi.
La lotta tra classi è ormai scomparsa e tutti i personaggi sono compartecipazione di un'unica umanità, senza distinzione.

L'Ellenismo


Nel 334 a.C. Alessandro re di Macedonia parti per la spedizione contro l'impero persiano con un esercito di Greci e Macedoni, un'avventura da cui non sarebbe più tornato: il suo impero si estendeva dalle rive dell'Adriatico ai confini dell'India e della Cina, così le πόλεις si dissolsero per lasciare spazio ad un orizzonte infinitamente più vasto, e il cittadino fu sostituito dal suddito.
Con la morte di Alessandro, l'impero rimase nelle mani dei diadochi, i suoi successori, che avviarono una serie di guerre senza che nessuno riuscisse a prevalere; regni autonomi e nuove monarchie determinarono la nascita di un mondo cosmopolita.
Il regno più ricco e vitale fu il regno d'Egitto, fondato da Tolomeo I Σωτήρ, con capitale ad Alessandria.
Alessandria ospita il sepolcro di Alessandro Magno, e in breve tempo diventò la città più popolosa e ricca del Mediterraneo, oltre che la capitale culturale. I Tolomei favorirono in ogni modo la cultura greca e inaugurarono la celeberrima biblioteca d'Alessandria, che raccoglieva tutto il patrimonio letterario e scientifico dei Greci, contenuto in migliaia di volumi. Altri importanti regni sono il regno di Siria, seppur dalla struttura fragile, ed il regno di Antiochia, una delle maggiori metropoli commerciali del mondo. Altre province di staccarono dall'impero.
Quanto alla Macedonia, rimase isolata e spesso veniva invasa. Sparta e Atene percorrevano un processo di impoverimento, pur restando importanti dal punto di vista culturale.
Nel frattempo, Roma diventava una grande potenza, avviandosi ad un'espansione inarrestabile.

L'Ellenismo era caratterizzato da una società multirazziale e cosmopolita, la cultura greca finì per diventare patrimonio comune in tempi consolidati. La lingua comune era la κοινὴ, un greco semplificato che mischiava dialetto attico e ionico, così da essere una lingua popolare.
Dal punto di vista letterario, il poeta diventò un artista, dedito solo alla sua opera; se prima il poeta non era "solo" un poeta, ora nasce il concetto di "l'arte per l'arte". La lettera era destinato all'intrattenimento, non all'insegnamento, e adottava un linguaggio comprensibile solo ad un'élite colta, verso la perfezione stilistica, più meditato e destinato alla lettura.

Con Aristotele il sapere cominciò a divenire oggetto di studio a sé stante, determinando la nascita del poeta-studioso, come Callimaco, e della filologia. Questo processo riflette la presa di coscienza dell'uomo ellenistico di vivere in un'era nuova, che si lascia alle spalle un passato ormai definitivamente concluso, da comprendere, da studiare e da salvaguardare: ecco la nascita delle biblioteche.

Con Zenodoto la filologia raggiunse un livello scientifico e una consapevolezza elevati; ricostruì i testi di Omero confrontando diverse copie e scegliendo fra le varianti.
Eratostene di Cirene studiò la commedia antica e creò la cronologia come scienza, nelle Cronografie.
Aristofane di Bisanzio suddivise i testi di Omero ed Esiodo in κωλα, unità metriche.
Aristarco stendeva commentari continui ed individuò gli elementi non genuini del testo omerico.

Callimaco


Nacque a Cirene nel 305 a.C. da famiglia nobile; venne presto introdotto nella corte come giovane paggio e si distinse nell'ambiente della biblioteca per i suoi lavori grammaticali e filologici, così divenne poeta di corte dei re Alessandrini, stringendo i rapporti con l'elegia La chioma di Berenice, dedicata alla nuova regina.
Spiega la nascita di un gruppo di stelle alludendo al fatto che Berenice aveva offerto alcune ciocche della sua chioma nel tempio di Afrodite come pegno votivo per il ritorno dello sposo, re Tolomeo III di Evergete; le ciocche scomparvero dal tempio e fu diffusa la tradizione che fossero state trasportate in cielo dagli dei.
Le sue opere maggiori sono gli Aitia, Giambi, Inni, Ecale, Epigrammi, seguiti da carmi d'occasione, il poemetto Ibis imitato da Ovidio e altre opere erudite. La sua era una poesia di divulgazione libresca.
Ha uno stile elaborato fino all’ossessivo, dal tono medio ma comunque difficile e oscuro, caratterizzato da parole rare, espressioni dotte ed erudite lasciando spazio anche all’elegante humor.

Aitia


Una raccolta di elegie in quattro libri che indaga sulle cause (da qui il nome), su origini di un nome, di un uso o di un costume particolare. È il manifesto del nuovo modello ellenistico di poesia ed è preceduto da un prologo contro i Telchini, i suoi detrattori; evita i toni dell’invettiva e adotta uno humor pungente e allusivo, manifesta la tranquilla superiorità di chi sa di aver già vinto.
Callimaco richiama l'antico modello di Esiodo, il topos del sogno poetico: incontra le Muse che soddisfano la curiosità del poeta e rispondono alle sue domande, spiegando le cause di usi e abitudini insoliti e rari.
E’ un trattato erudito e prezioso, rivolto a un’élite raffinata e ristretta; si tratta del primo esempio di poesia eziologica che però non vuole necessariamente insegnare, ma dilettare.

Giambi


Tredici composizioni in dialetto ionico letterario; ad esempio, Callimaco fa rivivere l’antico Ipponatte, che torna dall’Ade per assegnare la coppa dei Sette Sapienti al più sapiente dei Greci; nessuno dei sette filologi convocati si ritiene degno di riceverla e la coppa viene consacrata ad Apollo.
Un altro episodio coinvolge l’ulivo e l’alloro, che vantano i propri meriti su quelli del rivale.
Oppure Callimaco critica la sua epoca, in cui il denaro prevale sulla virtù.

Il giambo veniva originariamente usato per invettive, con i giambi callimachei assumono un ruolo satirico di carattere moralistico destinato alla divulgazione scritta.
La varietà è sia nei contenuti che nelle metriche, e spesso si fa ricorso alla fiaba o all’allegoria.

Inni


I sei Inni celebrano su commissione, in occasione di feste religiose, le divinità cittadine. Callimaco personalizza il genere unendo il mito con allusioni, preziosismi ed elementi quotidiani, usando molto l’arte allusiva, rimandi formali destinati all’elite colta.

Un esempio di Inno è quello a Demetra, forse il più compiuto e dal registro grottesco, che rimanda al sacrilegio di Erisittone che osò abbattere il bosco sacro della dea e fu per questo condannato ad una fame insaziabile.

Ecale


E’ un epillio di breve composizione di argomento mitico in esametri.

Il giovane Teseo deve catturare il toro di Maratone che devasta la regione e, sorpreso da una bufera, viene ospitato da una vecchietta, Ecale, che gli offre un misero pasto. Ecale gli racconta la storia della sua misera e solitaria vita e Teseo decide di tornare a trovarla una volta ucciso il toro. Ma, al suo ritorno, apprende la morte della vecchia, morta di crepacuore, temendo che Teseo sia stato ucciso. Teseo, commosso, assegna il nome Ecale ad un villaggio dell’Attica.

E’ quindi presente una spiegazione eziologica di un nome, coinvolgendo l’apparato mitico nel dettaglio della vita quotidiana.

Epigrammi


Meglio conosciuti come Antologia Palatina, i sessanta epigrammi attribuiti a Callimaco trattano l’ambiente simposiale, avventure amorose e colloqui intellettuali, fino ad arrivare al tema funerario su commissione.
I suoi epigrammi sono raffinati, brevi e concisi, allusivi e variati, promuovendo un’arte sempre lucida e sorvegliatissima.

Il nome Tolomeo appartiene a tutti i sovrani d’Egitto discendenti da Lago, generale di Alessandro Magno. Il primo Tolomeo è Soter, Salvatore, amico di Alessandro.
Provvedono ad una stabile organizzazione dello stato e fondano la biblioteca di Alessandria (Tolomeo II); con loro, si affermò l’uso del matrimonio endogamico per opportunismo politico.
Con gli anni ed il succedere dei sovrani, l’Egitto entra nelle mire di Roma e la dinastia dei Tolomei finirà con il figlio di Cesare e Cleopatra.

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