Ellenismo

Questo dal 323 a.C. (la morte di Alessandro Magno) – 31 a.C. (sconfitta ad Azio).

Storia del termine:
nel terzo libro della Retorica Aristotele distingue tra ελλενίζειν "parlare correttamente il greco come lingua propria" e ελλήνισμος "saper parlare la lingua e conoscerne le regole"; differenza già presente in diversi autori, solo in senso linguistico.
In "Storia dell'Ellenismo"(1836), di J. Gustav Droysen, compare la parola Ellenismo intesa anche in senso storico e culturale.
Quadro storico:
Dopo la morte di Alessandro c'è la lotta per il potere dei suoi generali, detti Diadochi, e poi dei loro discendenti, Epigoni. Ne risultano quattro regni principali:
Siria, Egitto, Macedonia, Pergamo: tutti prima o poi finiscono nelle mani dei Romani.

La rivoluzione operata da Alessandro è prima militare, poi politica (attraverso l'abbattimento dei sistemi politici), poi linguistica.
Nessun impero resiste se la vittoria non passa anche attraverso la diffusione della lingua dei vincitori: con la lingua si diffonde la cultura. Alessandro diffonde la lingua attraverso l'esercito: il greco si trasforma, la sintassi e la grammatica diventano meno complesse.
Si passa dalla civiltà aurale a quella del libro, questo provoca uno scollamento tra società e cultura: dall'ascolto alla lettura, la cultura diviene più elitaria.

Nella cultura ellenistica si rintracciano quattro grandi "contraddizioni":
tra il colossale e il minuzioso: la tendenza al colossale è tipica di Alessandro e prende corpo nella città, che divengono "metropoli"; l'urbanistica è razionale ed efficiente, le nuove città presentano una pianta ortogonale. A questa tendenza si oppone il gusto per il minuzioso: l'attenzione ai particolari, il gusto per il "diverso", l'originale.
Tra scienza e superstizione: la scienza raggiunge livelli altissimi per l'epoca, quando l'intelligenza greca si combina con il sapere orientale, per esempio in astronomia e medicina; il sapere è per pochi eletti; la massa si accontenta della superstizione: si sostituisce alla religione.
Tra indivudualismo e cosmopolitismo: colui che prima era cittadino, ora è suddito, è solo e riflette sulla sua condizione; questo lo conduce all'inquietudine ma anche alla ricerca di sè; dall'altra parte il sistema di costumi e valori è gestito dall'alto, uguale per tutti, persino le nuove città si assomigliano tutte per l'urbanistica; il classicismo come stile artistico si impone, essendo armonico, equilibrato, quasi confortante.

La lingua tra livellamento linguistico e ricercatezza espressiva: c'è una sola lingua per tutto l'impero, semplice, chiara, veloce, pratica, paratattica, è la lingua delle masse e della burocrazia. La ricerca espressiva invece è operata dai poeti; si afferma il gusto per lìoriginale anche in letteratura. Egesia di Magnesia, intellettuale, cerca di sostituire l'attico (epurato della sua originalità) con forme linguistiche insolite ; da questa ricerca, insieme con l'accostamento di ornamenti stilistico-concettuali e musicali, nasce l'asianesimo, cui Cicerone avrebbe in seguito rimproverato la mancanza di contenuti, senza capire che la forma era il contenuto.

Letteratura:
C'è una ricerca sulla poesia e sul linguaggio poetico operata da Callimaco, Teocrito e Apollonio Rodio. In particolare il genere elegiaco si trasforma, allontanandosi dalle esperienze personali del poeta e concentrandosi sui miti.
Atene perde importanza dal punto di vista economico ma anche culturale. Menandro si concentra sulla commedia, adattandola alle nuove esigenze del pubblico. dell'appunto

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