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Callimaco

Può essere considerato il teorico della nuova poesia alessandrina, che ha la caratteristica di attingere alla tradizione per ricreare qualcosa di nuovo e originale. Realizza compiutamente il binomio poesia/filologia.

Caratteri della lirica alessandrina:

- erudizione: la poesia nasce nell'ambito di una cultura organizzata intorno alle biblioteche; consiste in ricerche di aspetti poco noti dei miti antichi; eziologia; ricomposizione di elementi di varia provenienza (racconto folclorico, testi religiosi, eruditi ecc.), fusione e contaminazione di generi letterari diversi.
- raffinatezza (leptòtes)
- brevità e rifiuto dell'opera di grandi dimensioni
- elitarietà
- gioco erudito (paìgnion)
- varietà di forme (polyeidìa)
- varietà di stili e tono (poikilìa)

- dichiarazioni di poetica: necessarie perché i poeti alessandrini ridefiniscono ruoli, contenuti, struttura della poesia e si rivolgono ad un pubblico anch'esso nuovo, con il quale instaurano un dialogo di cui è parte integrante anche la decodificazione delle dichiarazioni programmatiche; numerose le metafore del fare poesia (cfr. proemio Aitia)

Le dichiarazioni di poetica di Callimaco sono:
- prologo degli Aitia
- epigrammi
- Inno ad Apollo
polemica letteraria, anche se spesso non è facile definire gli avversari e i termini della polemica

L'opera di Callimaco è andata perduta perché rimasta relegata nella forma papiracea. Solo gli Inni e i Giambi sono stati tramandati su codice, in quanto compresi in raccolte più vaste con opere analoghe di altri autori. Nella prima metà del '900 sono stati scoperti ed editi vari papiri che hanno permesso di ampliare la conoscenza dell'autore.

Aitia: raccolta di elegie in IV libri. La scoperta del prologo in particolare ha permesso di capire i caratteri della poesia di Callimaco, in quanto ha un contenuto meta-letterario.
L'opera inizia con un prologo programmatico, manifesto di poetica. Subito dopo Callimaco introduce un sogno, con il quale si richiama apertamente all'investitura poetica di Esiodo, il sogno costituisce il filo conduttore almeno dei primi due libri: sono le risposte alle domande che Callimaco rivolge alle Muse. Le domande sono relative a curiosità erudite e spiegano le ragioni di usi e abitudini insoliti e rari. In realtà, le varie elegie sono testi autonomi, e il vero filo conduttore è il ricorso alla tematica dotta che pone al centro dell'opera l'eziologia. Non è dunque possibile riassumere il contenuto dell'opera in forma organica, ma solo esemplificarlo tramite alcuni argomenti affrontati: Aconzio e Cidippe, il katasterismòs della chioma di Berenice.

Lettura del prologo e analisi
Aconzio e Cidippe: è una storia d'amore, una leggenda dell'isola di Ceo, cui allude anche Ovidio nelle Heroides. Durante una festa di Apollo a Delo, il giovinetto Aconzio si innamora di Cidippe, già promessa sposa ad un altro; quindi escogita uno stratagemma: incide su un pomo un giuramento e lancia il pomo alla fanciulla. La fanciulla legge ad alta voce il giuramento e si trova vincolata, poi Artemide interviene per risolvere la situazione.

La Chioma di Berenice: un passo famoso giunto molto frammentario, prodotto dell'attività di Callimaco come poeta cortigiano, come protetto dalla regina Berenice, originaria di Cirene, città natale di Callimaco, e sposa di Tolomeo III Evergete. Il pretesto della composizione è la scoperta di un gruppo di stelle ad opera dell'astronomo di corte Conone di Samo. Poco prima Berenice aveva offerto alcune ciocche della sua chioma nel tempio di Afrodite come pegno votivo per il ritorno dello sposo da una spedizione militare in Siria. La chioma scomparve e fu diffusa la tradizione che fosse stata trasportata in cielo dagli dei secondo un modulo tipico dei racconti di natura eziologica = catasterismo, ovvero trasformazione in stella.

GIAMBI: sono 13 componimenti in ionico letterario ad imitazione dei giambografi arcaici. Sono giunti frammentari, ma possediamo un riassunto che ne ricostruisce la trama. Nel giambo I Callimaco fa rivivere Ipponate, che torna dall'Ade e chiama a raccolta i filologi nel Serapeo per fare loro un discorso e invitarli a mettere da parte le invidie; per illustrare la sua morale racconta la favola dei Sette Sapienti e della loro coppa: il ricco Baticle aveva incaricato suo figlio di consegnare una coppa d'oro al più sapiente tra i Greci; i 7 rifiutano tutti, fino a che la coppa viene consacrata ad Apollo.

Il IV giambo è la contesa tra l'alloro e l'ulivo: inizia con una disputa tra due filologi, due poeti tra i quali si introduce un certo Simo come paciere; poi viene introdotta l'allegoria delle due piante, che rappresentano i due poeti e forse la loro poetica, impossibile da definire; uno rappresenta l'arroganza, l'altro l'umiltà. È una gara a chi ha più qualità e vince l'olivo a detta di due uccelli che cinguettano tra i rami dell'ulivo, forse due letterati presenti alla disputa; compare anche un rovo, che viene malamente zittito.

Callimaco dà forma nuova al genere antico di Archiloco e Ipponatte con opportune differenze:
1) non si tratta più di poesia del biasimo, con attacchi personali nati nell'ambito del simposio e destinati alla recitazione;
2) divulgazione scritta
3) contenuto moralistico
4) spoudoghéloion = unione di serio e comico
5) questioni letterarie
6) eziologie
7) ékphrasis = narrazione a partire dalla descrizione di un'opera d'arte (statua di Zeus Olimpio di Fidia)
8) varietà dei contenuti e dei metri
9) ricorso alla fiaba, favola (ainos) e all'allegoria
10) riferimenti a miti e costumi rari

INNI
Sono sei componimenti, omaggio alla tradizione della poesia religiosa che celebra le divinità cittadine in pubbliche feste. Non è chiara la destinazione di questi inni, forse composti su commissione per le feste cittadine o forse il riferimento alla festa è puramente fittizio. Sono:
1) inno a Zeus: salvataggio di Zeus dal cannibalismo del padre; elogio di Tolomeo Filadelfo
2) inno ad Apollo: dichiarazione di poetica = la vera poesia non è l'Eufrate, ma una fonte da cui zampilla acqua pura

3) inno ad Artemide: dea bambina chiede al padre le armi che i Ciclopi costruiscono nella loro fornace
4) Inno a Delo: l'isola che accoglie Latona perseguitata da Era dove partorisce i gemelli Artemide e Apollo
5) Per i lavacri di Pallade: l'occasione è una festa per sole donne ad Argo, quando la statua di Pallade è lavata nel fiume Inaco. È un canto commissionato o è occasione fittizia? È composto in distici elegiaci che sostituiscono il tradizionale esametro. Al rituale si ricollega il mito del tabù violato: Tiresia vede incautamente Pallade nuda e viene accecato, ma riceve i suoi poteri profetici
6) a Demetra: si collega ad una cerimonia che si celebrava a Cirene, racconta il sacrilegio di Erisittone punito con una fame insaziabile per aver abbattuto un bosco sacro a Demetra.
Gli Inni non contengono nessuna emozione mistica o sincretismo religioso, sono esclusivamente di gusto letterario.

ECALE
Callimaco odia la poesia lunga = epica in favore di una poesia breve; sostiene quindi l'epillio, di cui non è possibile chiarire in modo esaustivo la natura, in quanto sono frammentarie tutte le opere che appartengono a questo genere; ci sono però gli esempi latini, come nelle Georgiche di Virgilio.

Caratteristiche:
- brevitas (dimensioni, circa 1000 versi)
- uso degli aspetti più marginali e sconosciuti dei miti (prospettiva della narrazione)
- personaggi quotidiani (come contenuto)
- eziologia --> Sono gli “ingredienti” che si trovano nell'Ecale di Callimaco: Teseo deve catturare il toro di Maratona, ma la narrazione si incentra sull'ospitalità data all'eroe dalla vecchietta Ecale data a Teseo in seguito ad una bufera; i due condividono una povera cena, durante la quale la vecchietta racconta la sua giovinezza felice. Eracle torna dopo l'impresa, ma Ecale è morta, quindi decide di istituire le feste Ecalie (eziologia).

Dove Callimaco fa dichiarazioni di poetica:
- Prologo Aitia
- epigramma 43 libro XII AP
- Inno ad Apollo -->

- Callim. Hymn. ad Apoll. vv.105-113 -->
"L'Invidia sussurrò di nascosto alle orecchie di Apollo: - Non ammiro il poeta che non canta come il mare -. Apollo respinse col piede l'Invidia e così disse: - Del fiume assiro grande è la corrente, ma molte impurità della terra e molto fango trascina nell'acqua. Non da ogni parte a Demetra portano acqua le api, ma quella che pura e incontaminata sgorga da una sacra fonte, piccola stilla, limpidezza estrema-. Salve, o Signore, e la Maldicenza vada dove è l'Invidia".

Il secondo Inno contiene anch’esso un passo di poetica. Callimaco immagina l’Invidia personificata (i Telchini del prologo degli Aitia, ossia i poeti invidiosi della sua abilità, della sua "techne") che cerca di screditare il poeta nientemeno che agli occhi del dio stesso della poesia, Apollo. L’Invidia cerca di convincere Apollo che il poeta
che non compone opere di ampio respiro (“che non canta come il mare”) sia da disprezzare. Ma l’atteggiamento del dio della poesia è chiaro: egli scaccia malamente e con sdegno l’Invidia e proclama, a mo’ di monito, la propria idea di poesia: la poesia lunga (il fiume assiro) contiene molti elementi che nulla hanno a che vedere con essa e che potrebbero essere eliminati con un attento lavoro di revisione del testo (labor limae). La piccola sorgente, invece, è acqua pura e viene attinta dalle sacerdotesse di Demetra per la dea. Allo stesso modo la poesia breve è preferibile.

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