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Apollonio Rodio

L’epica nell’età ellenistica era costituita principalmente da opere prive di originalità, che andavano a ripetere passivamente l’opera di Omero. In questo periodo era noto lo sviluppo crescente di divaricazione tra cultura alta e raffinata e una cultura popolare, che si avvicinava alla letteratura solo in occasioni collettive, come agoni o festività, prendendo parte ad un ampio uditorio.

Biografia
Nacque alla fine del IV o inizio del III secolo a.C., nell’Egitto tolemaico, probabilmente ad Alessandria. Il soprannome Rodio deriva dal soggiorno sull’isola di Rodi, dove si recò in esilio volontario dopo un grave insuccesso di pubblico della 1° edizione delle “Argonautiche”.
Fu discepolo di Callimaco e successivamente divenne direttore della Biblioteca di Alessandria dal 260 al 246 a.C.
Fu precettore del figlio del re Tolomeo II.

La data di morte è ignota.

“Le Argonautiche”

Trama

Nel I libro troviamo l’antefatto. 
A Giasone, figlio del re di Iolco, viene affidato l’arduo compito di andare nella Colchide a conquistare il vello d’oro poiché lo zio, Pelia, voleva sbarazzarsi di lui a causa di una predizione. La prima tappa è l’isola di Lemno, abitata da sole donne poiché esse stesse avevano ucciso gli uomini a causa dei loro tradimenti. La regina Ipsipile invita gli Argonauti a soggiornare lì per rendere queste donne madri e non far estinguere il popolo. La seconda è Cizico dove stringono amicizia con i Dolioni aiutandoli a sconfiggere i Giganti, loro nemici. La terza tappa è la costa della Misia dove Eracle rimase a terra e il viaggio continuò senza di lui.

Il II libro narra il seguito del viaggio fino alla Colchide: gli Argonauti incontrano dapprima Amico, re dei Bebrici, che li sfida a pugilato e viene ucciso da Polluce, uno dei Dioscuri; riescono poi a liberare il vecchio Fineo dalle Arpie, esseri mostruosi che gli rubano e insudiciano il cibo, il quale, in segno di gratitudine, predice loro le avventure che li attendono e gli espedienti per superarle. La nave può così superare il passaggio delle Simplegadi, rupi mobili che stringono in una morsa chiunque si inoltri in mezzo a loro; il viaggio poi prosegue tra molte peripezie, finché gli eroi approdano, finalmente, nella Colchide.

Il III libro si apre con il colloquio tra Hera e Atena, che vogliono convincere Afrodite a mandare Eros nella Colchide affinché colpisca con un dardo il cuore di Medea. Afrodite, lusingata dalla richiesta d’aiuto, manda subito il figliolo Eros nella Colchide. Gli Argonauti arrivano nella Colchide, protetti da una fitta nebbia, e si recano al palazzo di Eeta. I figli di Frisso chiedono al re di consegnare il vello d’oro agli amici, ma il re rifiuta e promette di cedere la pelle magica solo se Giasone riuscirà a superare alcune prove: la prima prova consiste nell’aggiogare due tori che soffiano fuoco dalle narici ed arare con essi un campo dove devono essere seminati i denti di un drago che daranno vita a dei guerrieri da sconfiggere.

Nel IV libro vediamo la disperazione di Medea che temendo l’ira di suo padre, fugge per recarsi da Giasone. Insieme si recano al bosco sacro ad Ares dove si trova il vello d’oro, Medea fa addormentare il grande dragone, così Giasone può impadronirsi del vello e partire. Eeta non accettando la sconfitta, fa seguire Giasone dalla sua flotta comandata dal fratello di Medea, la quale con inganno lo conduce al tempio di Artemide dove viene ucciso da Giasone. Dopo approdano all’isola di Circe, sorella di Eeta, e dopo essere stati purificati, riprendono la navigazione.
Dopo aver affrontato altri pericoli, la nave giunge all’isola dei Feaci, dove però sono già arrivati alcuni abitanti della Colchide inviati da Eeta che devono riportare Medea in patria. Ma è troppo tardi perché nel frattempo sono state celebrate le nozze tra i due giovani. Ripreso il viaggio, la nave arriva all’isola di Creta dove il gigante Talos impediva lo sbarco a chiunque. Il suo corpo è di bronzo, tranne che in un punto della caviglia, così Medea gli ottenebra la mente e fa si che sbatta proprio nella caviglia. La mattina seguente cala su di loro una misteriosa nebbia tanto che gli Argonauti sono costretti ad invocare Apollo che apre loro una strada verso un’isoletta. Qui offrono un sacrificio al dio utilizzando il vino al posto dell’acqua. Partiti dall’isoletta, gli Argonauti approdano ad Egina, costeggiano l’Eubea e giungono a Iolco, da dove erano partiti. Qui Giasone consegna il vello d’oro a Pelia e consacra la nave Argo a Poseidone.

LE ARGONAUTICHE E L'EPICA DI APOLLONIO
La poetica delle Argonautiche è stata a lungo considerata un’imitazione mal riuscita dell’epos omerico. Questo giudizio, però, è stato superato grazie ad una comprensione più attenta dell’opera.
L’epica di Apollonio è molto diversa da quella omerica: il rapporto con il modello, infatti, non vuole essere una sterile ripetizione o imitazione, bensì una RIVISITAZIONE originale dotata di nuovi significati. Numerosi sono gli episodi in cui il poeta attraverso l’uso dell’intertestualità, richiama con la tecnica di variazione il testo dei poemi omerici.
Il rapporto con il modello avviene sia attraverso la variazione di elementi, che genera una continua pregnanza di significati, e si basa non solo sulla semplice conoscenza del testo omerico, ma anche sull’interpretazione e sulla critica che a quest’ultimo viene rivolta.

Rapporto con l’Iliade: 1) Catalogo degli eroi (inizio I libro) = catalogo delle navi.
2) L’assemblea delle donne di Lemno —> “rovesciamento” dell’assemblea dei guerrieri

Rapporto con l’Odissea: 1) Relazione tra Giasone e Ipsìpile(I libro) = amore tra Odisseo e Calipso
2) Viaggio di ritorno = intreccio seguito da Odisseo nel viaggio verso Itaca
(ripresa di episodi famosi)
Le Argonautiche non sono l’ennesimo poema epico privo di originalità, composta sulla scia di Omero, bensì rappresentano il risultato di una complessa operazione culturale di un poeta dotto. Infatti, è possibile rintracciare all’interno dell’opera l’influenza della poesia drammatica nella dimensione e nella struttura, e della tragedia sul piano dei contenuti e dell’organizzazione della materia.

Risvolto nella rappresentazione drammatica della vicenda epica è la DEMISTIFICAZIONE DELL’EROE TRADIZIONALE. Infatti, Giasone impersonifica l’ANTIEROE: il suo atteggiamento costante infatti è un senso di abbattimento dinanzi alle prove che deve affrontare e che supera grazie al provvidenziale intervento di altri personaggi, come Medea.
Diverso dall’epica tradizionale è inoltre l’uso del tempo non più lineare e uniforme, ma caratterizzato da maggiore libertà. Attraverso accelerazioni, ottenute grazie ad abbreviamenti e tagli di scene, e attraverso rallentamenti, il tempo della storia coincide sempre meno con quello del racconto.
Un altro aspetto innovativo è la compresenza di passato mitico e presente storico, ovvero, la STORICIZZAZIONE DEL MITO, cioè, l’uso del mito per fornire una spiegazione di dati storici nel presente.
Il mito è raccontato per esteso mediante la tecnica dell’analessi, cioè, la ripresa dell’antefatto mitico per realizzare l’unità del mito e della storia.
Apollonio infrange la tradizionale oggettività nella narrazione epica, intervenendo di frequente in prima persona a commentare il suo stesso racconto, rimproverandosi di non dover deviare troppo dal corso della narrazione.
La lingua riprende la dizione omerica tradizionale,aggiornando però la morfologia e il lessico più complesso di quello omerico.


>La navigazione
La differenza sostanziale tra il viaggio di Odisseo e quello di Giasone è che il primo segue un progressivo avanzare durante il quale si realizza il carattere eroico dell’eroe, il secondo invece segue un percorso circolare, intrapreso con la precisa consapevolezza che la sola meta significativa è quella che dolorosamente viene abbandonata alla partenza. Nell'Odissea di Omero, il viaggio non rappresenta soltanto l'emblema del ritorno in patria ma anche la sete di conoscenza e in un certo senso di sfida che anima l'eroe greco. Nelle Argonautiche, al contrario, lo spazio entro cui il cammino si attua è circoscritto, circolare in quanto la meta degli Argonauti coincide con il punto di partenza del loro viaggio, la Grecia che hanno lasciato per recuperare il vello d'oro, senza che ciò sia stato predestinato.
Il tono dominante nelle due parti del viaggio è profondamente diverso: nel viaggio d’andata è stato notato spesso il ruolo decisivo assunto dalla razionalità e dalla tecnica alla guida delle azioni umane; mentre il viaggio di ritorno è affidato a interventi risolutivi delle divinità, a una preponderanza dell’atmosfera numinosa, che assume carattere onirici e allucinatori. Spesso il percorso assume connotazioni propriamente labirintiche.
Il poeta non rinnega l’inevitabile impressione di caos che il tortuoso percorso produce; al contrario, più volte insiste sulla sofferenza degli uomini sballottati ai quattro punti cardinali.
È da ricordare anche che lo spazio in cui si svolge la vicenda non è sempre lo stesso: infatti, la navigazione per mare non copre la totalità del viaggio, ma si alterna a quel complesso reticolo fluviale che nella fantasia degli antichi saldava in unità o almeno in continuità i maggiori bacini europei.
La navigazione della nave Argo, dopo essere stata brutalmente sospesa e dopo aver costretto Giasone e i suoi uomini a trasportare la nave attraverso il deserto, riprenderà ma non senza insidie tra le acque sinuose e infide. Ma il mare ritrovato, che alle speranze fa già intravedere la Grecia, presenta d’improvviso un volto terribile, il buio nel quale si annulla ogni distinzione e il concetto stesso di spazio.

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