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La nascita della poesia moderna

La poesia moderna nasce in Europa dopo il 1848 grazie al valore di rottura di Les Fleurs du mal di Baudelaire. Vengono meno i caratteri della poesia romantica, la poesia è ora concepita come prodotto della civiltà e dell’artificio, comunica un senso di ribellione impotente, la fuga nel sogno e nell’evasione, che può essere concreta (materiale o fisica) o spirituale (con alcool o droga).

Dopo il 1848 il poeta appare diviso fra consapevolezza della “perdita dell’aureola” e la tentazione di restaurare gli antichi privilegi. Le due possibilità, che si esprimono l’una con l’allegorismo (L’albatros) e l’altra nel simbolismo (natura è foresta di simboli), sono praticate entrambe da Baudelaire; in particolare la seconda prevale nel periodo del decadentismo europeo.

Si offre ai poeti una seconda alternativa: quella fra stile basso e stile alto e sublime. Ciò deriva dalla collocazione della lirica in un sistema dei generi letterari dominati dal romanzo. Questa subisce l’influenza del genere romanzesco e diventa anch’essa prosastica oppure assume, per reazione, un linguaggio chiuso, specializzato, elitario.

La situazione italiana e caratterizzata da un grande ritardo di tipo culturale, poiché no era stato sperimentato un linguaggio lirico moderno. Il ritardo culturale esaminato pone l'Italia in una posizione differente da quella degli altri Stati. Il più grande poeta italiano di questo periodo è il tradizionalista Carducci che è contro il romanticismo e la poesia straniera, essendo legato ad una linea classicista. La rottura da parte dei poeti scapigliati non era stata netta. Quando, grazie a Pascoli e D’Annunzio, il simbolismo permeerà la letteratura italiana, graverà sempre sulla sua versione italiana il peso della vecchia tradizione umanistica e classicista. Bisognerà attendere l’età dell’espressionismo, dopo il 1904, perché anche in Italia entrino i modi della grande lirica europea.

Gli eredi di Baudelaire


Anche nella lirica come nel romanzo la Francia è la nazione guida.

Paul Verlaine
Maestro del simbolismo, è il primo dei poeti “irregolari” e “maledetti”. La sua vita appare inizialmente segnata dall’amore omosessuale per Rimbaud, terminato nel 1873 con la revolverata con cui Verlaine, timoroso di perderlo, ferì gravemente l’amico e con la successiva condanna al carcere. È sempre dominata dalla malinconia e dall’irrequietudine, da un’aspirazione alla saggezza in conflitto con un'irrefrenabile tendenza alla sregolatezza.

Verlaine, nella sua prima raccolta "Poèmes Saturniens" (Poemi saturnini), descrive un gruppo di poeti nelle cui vene il sangue scorre come veleno e che si collocano sotto l’influenza maligna di Saturno. Si tratta di effetti della malinconia, che conducono verso vita infelice e turbata. Nel 1884 Verlaine riunì in una antologia, sotto l’etichetta Poetes maudits (poeti maledetti), se stesso, Rimbaud e Mallarmè.

La poesia di Verlaine è divisa fra :
• aspirazione alla saggezza, alla tenerezza e alla religione;
• Prevalenza della perversione e della sessualità più cruda e brutale.


Soprattutto in "Romanze senza parole", Verlaine realizza i nuovi aspetti della sua poetica che influenzeranno il simbolismo europeo:
 rinuncia ad un discorso logico e sintattico;
 Tendenza al puro valore educativo e fonosimbolico della parola;
 Superamento della confessione, del lamento e dello sfogo (Romanticismo).
Ciò è teorizzato nella sua poesia "Art Poètique" (Arte Poetica) scritta nel 1874. In essa egli afferma:
• la musica, prima di ogni altra cosa;
• Prendi l’eloquenza e torcile il collo!;
• La musica, ancora e sempre!;
• Il tuo verso sia l’avventura buona sparsa al vento.


Stéphane Mallarmé
Nato a Parigi nel 1842, Mallarmé insegna a lungo inglese in un liceo, pubblica "Hérodiade", "Igitur" e nel 1876 "L’aprés-midi d’un faune" (Il pomeriggio di un fauno), poemetto che da' inizio al simbolismo. Sono celebri i “Martedì letterari” in casa Mallarmé, in cui si riuniscono i poeti di punta della capitale.

"Un coup des dés jemais n’habolira le hasard" riprende il tema di "Igitur", con una radicale negazione dell’agire umano: il caso regna sovrano e il mondo resta estraneo e indifferente al lancio stesso dei dadi con cui l’uomo tenta di definire il proprio destino.
Mallarmé, a differenza di Rimbaud, che procede dalla poesia per giungere alla critica della poesia e alla scelta della “rugosa realtà”, procede dalla vita per giungere alla poesia, trasformata in un assoluto che supera l’esistenza concreta.
Mallarmè muore nel 1989, senza essere riuscito a comporre il “Libro” assoluto che da tempo prometteva.

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