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Pirandello e il Verismo


Luigi Pirandello nacque nel 1867 a Girgenti (Agrigento dal 1927), in un’agiata famiglia borghese.
Si laurea nel 1891 a Bonn, dopo aver frequentato un istituto tecnico, il ginnasio e nel 1886 aver aiutato suo padre nel commercio dello zolfo.
Torna in Italia nel 1892, due anni dopo si sposa e da questo matrimonio nacquero tre figli. Dopodiché ebbe un crollo finanziario e quindi lavorò per riviste con novelle e saggi critici, e in seguito, nel 1897, divenne professore universitario.
Nel 1904 pubblica il romanzo “Il fu Mattia Pascal” ed ebbe molto successo, nel 1909 inizia a collaborare con il Corriere della sera in cui pubblica fino al 1936 le “Novelle per un anno”.
Nel 1910 esordisce in teatro con la rappresentazione di due atti: “La morsa” e “Lumie di Sicilia”, nel 1911 Pubblica “Suo marito” e nel 1913 “I vecchi e i giovani”
Dal 1917 la produzione teatrale diventa il suo principale lavoro pubblicando “Così è”, “Il berretto a sonagli”, “Il piacere dell’onestà”, “La giara”, “Il gioco delle parti”,…
Il successo internazionale lo ebbe dal 1922 con “Tutto per bene”, “Come prima meglio di prima” e “Sei personaggi in cerca di autore”.
Dopo lavorò ad altre opere come “Enrico IV” e “Vestire gli ignudi” (1922), “Ciascuno a suo modo” (1924) e “Questa sera si recita a soggetto” (1930).
Nel 1934 ottenne il premio nobel per la letteratura e purtroppo nel 1936 muore a Roma mentre stava lavorando al dramma “ I giganti della montagna”.

Novelle per un anno

“Novelle per un anno” è il titolo con cui Pirandello riunì molte delle sue novelle, tra il 1922 e il 1936.
Voleva arrivare a 365 racconti ma arrivò solamente a 256.
Sono principalmente ambientati in Sicilia in ambito verista, ma in seguito Pirandello si concentra sull’essere e sull’apparire.
I personaggi sono soprattutto persone umili, con una vita monotona, intrappolati nel ruolo che la società gli impone e sono condannati alla solitudine e all’esclusione.

Correnti letterarie di Pirandello

Pirandello vive due movimenti letterari:
• Il primo è quello verista in cui ispirandosi a Verga scrive varie opere, fra cui “Ciaula scopre la luna” scritta nel 1907. Questa presenta un ragazzo che si chiama Ciaula e come suo padre lavora in una solfatara, una miniera di zolfo in Sicilia. Tutte le notti è costretto a restarci dentro. Ma una notte uscì e per la prima volta vede la luna, rimane affascinato e si commuove.

• Il secondo è quando indaga sulla pazzia e nelle sue opere si domandava spesso chi siamo. In questo periodo lui scrisse “Uno, nessuno centomila”, nel 1920.

Il Verismo

Il verismo è una corrente letteraria italiana nata dopo l’Unità d’Italia e finita intorno al Novecento
Si sviluppa a Milano anche se le opere veriste rappresentano soprattutto le realtà sociali dell'Italia centrale, meridionale e insulare. Infatti la Sicilia è descritta nelle opere di Verga e di Pirandello.
Il verismo nasce sotto influenza del clima del positivismo, quell'assoluta fiducia nella scienza, che si sviluppa e prospera dal 1830 fino alla fine del XIX secolo. Inoltre, il Verismo si ispira in maniera evidente al Naturalismo, un movimento letterario diffuso in Francia a metà Ottocento.
Per gli scrittori naturalisti la letteratura deve fotografare oggettivamente la realtà sociale e umana, rappresentandone rigorosamente le classi, comprese quelle più umili.
Il primo autore italiano a teorizzare il verismo fu Luigi Capuana, il quale si basò sulla "poesia del vero"; in seguito Verga intraprese la strada del verismo con la raccolta di novelle “Vita dei campi” e infine col primo romanzo del “Ciclo dei Vinti”, “I Malavoglia”, nel 1881.
Nei veristi, a differenza dei naturalisti, convive il desiderio di far capire al lettore il proprio punto di vista sulla vicenda, pur non svelando opinioni personali nella scrittura.
La "particolarità" del verismo rispetto ad altre tecniche narrative è l'utilizzo del "Principio dell'Impersonalità", tecnica che consente all'autore di porsi “lontano” dai personaggi e dall'intreccio del racconto. L'impersonalità narrativa è propria di una narrazione distaccata, rigorosamente in terza persona e in chiave oggettiva,quindi priva di commenti o intrusioni da parte dell’autore che potrebbero influenzare il pensiero che il lettore si crea a proposito di un personaggio o di una situazione.

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