Diario di scuola- Daniel Pennac


Genere: romanzo autobiografico
Sequenze: principalmente narrative e espositive ( Le sequenze narrative sono dinamiche e fanno procedere la storia, mentre le sequenze espositive contengono informazioni che arricchiscono la narrazione e fanno comprendere meglio i fatti accaduti, sono statiche)
Narratore: interno, io narrante; focalizzazione zero
Personaggi: Daniel da adolescente, Daniel oggi. Pluridimensionale= ha molte sfaccettature e sono ben caratterizzati psicologicamente.
Tecniche narrative: è utilizzato il soliloquio; ovvero il personaggio fa riflessioni ad alta voce da solo, con se stesso, con il somaro che era e con colui che è diventato.
Spazio: non descritto
Tempo: sono utilizzate le tecniche narrative:
- flash- back e flash-forward, che rendono la narrazione più veloce e spezzata
-ellissi, il narratore salta periodi, anche lunghi, per poi riprenderli con flash-back
Stile: informale, sintassi sempre corretta e scorrevole
Riassunto: “Diario di scuola” è un romanzo autobiografico, nel quale Pennac narra la storia della sua vita, inserendo aneddoti, argomentazioni brevi, e riflessioni pedagogiche. Racconta la sua storia, dai primi insuccessi scolastici, lui stesso ammette di essere stato un asino da adolescente, fino ad arrivare a chi è diventato oggi, un brillante professore.
Pennac è stato un cattivo studente e in questo libro tratta la paura dei ragazzi con scarsa volontà e bassa resa e in particolare del terrore che li affligge quando si trovano davanti agli insegnanti, alla paura di raggiungere solo l’ennesima sconfitta, credendo che essa possa diventare definitiva nella vita. Lui, infatti, era l’ultimo di tre fratelli, tutti laureati e lui era l’unico che non era bravo a scuola, non concludeva niente, non raggiungeva neanche i risultati minimi. Come dice lui stesso, è stato salvato dalla “passione del fallimento scolastico” da quattro professori, rispettivamente di matematica, storia, filosofia e particolarmente quello di francese, il quale, grazie all’assegnazione di un compito diverso, un compito fuori dagli schemi, gli fece comprendere la sua passione letteraria. All’interno del libro Pennac aggiunge riflessioni pedagogiche, proprio perché molto spesso gli insegnanti, o l’intera società tende a classificare il ragazzo che ottiene cattivi risultati a scuola, come il ragazzo che non otterrà alcun risultato nella vita. Il consumismo sfrenato viene anch’esso chiamato in causa da Pennac perché ormai caratterizza la società di oggi e ironizza la faccenda chiamandolo “nonna Marketing”. Le multinazionali tendono ad attirare i giovani nel consumismo più sfrenato, distogliendoli dalla ragione, obbligandoli a soddisfare bisogni non necessari. Raggiunta la metà del romanzo Pennac inizia a descrivere il mondo scolastico dal punto di vista del professore che è diventato, racconta esperienze con alunni, colleghi e genitori e tutto ciò che riguarda la vita scolastica. Vengono anche fatti riferimenti all’inefficacia del sistema scolastico francese, ancora ricco di contrasti e poca integrazione nelle banlieues ovvero nelle aree periferiche dei grandi agglomerati urbani francesi, portando il lettore a fare considerazioni e riflessioni sulla scuola. Questo romanzo non solo porta gli studenti a fare delle riflessioni sul loro dovere ma anche porta riflessioni sulla figura dell’insegnante moderno, spesso rassegnato a subire alunni con difficoltà piuttosto che a coinvolgerli, proprio come lui stesso scrive “L'idea che si possa insegnare senza difficoltà deriva da una rappresentazione idealizzata dello studente. Il buon senso pedagogico dovrebbe rappresentarci il somaro come lo studente più normale che ci sia: quello che giustifica perennemente la funzione di insegnante poiché abbiamo tutto da insegnargli, a cominciare dalla necessità stessa di imparare!”. Il romanzo è concluso con il concetto di amore, proprio perché secondo Pennac è l’amore a far diventare i normali professori, bravi professori che aiutano e sostengono i ragazzi salvando quelli più in difficoltà e non abbandonandoli a se stessi. Loro, grazie alla loro passione comunicativa riescono non solo a trasmettere il sapere ai loro studenti ma anche la voglia del sapere, la passione che provano verso una determinata materia. Non bastano le competenze a fare un bravo insegnante, per quello basta l’amore.
Commento: Questo romanzo mi è piaciuto molto e in particolare ho apprezzato la metafora dello studente-cipolla, proprio perché ogni professore si trova davanti ragazzi condizionati dagli eventi della propria vita, ma un professore deve riuscire a coinvolgere ciascun alunno portandolo alla sua lezione, in modo che possa assimilare e imparare ciò che studia non passivamente ma con piacere. Pennac, attraverso la narrazione della storia della sua vita infonde speranze ai lettori, infatti, nonostante in lui non ci fossero mai stati presupposti di un grande avvenire, riuscì a realizzarsi e a diventare insegnante e un grande scrittore.
Secondo Pennac la scuola è fatta soprattutto dagli insegnanti, e, infatti, furono quattro professori a salvarlo da se stesso e a riconciliarlo con la scuola; tanto che poi, decise di diventare insegnante per dare la possibilità ad altri ragazzi di essere salvati. Pennac affronta argomenti diversi, dalla scuola alla gioventù in generale e al mondo contemporaneo. In particolare arricchisce la narrazione con episodi di vita e dai ricordi, della sua esperienza di studente.
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