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SPINOZA


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L’ETICA LA SOSTANZA


La metafisica spinoziana si rifà a Cartesio. Per Spinoza la conoscenza ha una finalità non solo scientifica ma anche morale. La sua finalità è di giungere al SOMMO BENE che assicura la FELICITÀ PERFETTA. A questo scopo occorre purificare EMENDARE la mente dagli ERRORI e dai PREGIUDIZI che allontanano l’uomo dal fine primario. Anche la morale spinoziana, come per Cartesio, si basa sulle regole della MORALE PROVVISORIA:
• La PRIMA: parlare in modo da farsi comprendere a tutti
• La SECONDA: fare uso moderato di ciò che da piacere.
• La TERZA:fare buon uso delle ricchezze
Spinoza nell’ETHICA inizia con l’enunciazione di definizioni, assiomi e postulati.
Innanzitutto bisogna iniziare a dire che Spinoza nella sua indagine filosofica cerca di trovare una spiegazione a quei punti lasciati oscuri dalla filosofia Cartesiana quali innanzitutto la questione del DUALISMO TRA RES COGITANS E RES EXTENSA.
Cartesio aveva parlato della SOSTANZA(ciò che esiste e non ha bisogno di nient’altro per esistere) e aveva riscontrato l’essenza della sostanza nella Materia,che non ha bisogno di nient’altro per sussistere tranne che di se stessa. Secondo Spinoza, la SOSTANZA è ciò che esiste in sé e ciò che si concepisce di per sé,è ciò che esiste in sé perché essa non è contenuta in un altro ente esteso più grande, ma esiste in se stessa e basta:
la sostanza è l’ente che è concepito di per sé.

PROPRIETÀ DELLA SOSTANZA


• è CAUSA SUI, cioè è causa di se stessa, non è causata da qualcos’altro. Infatti, se fosse prodotta da qualcos’altro, la sostanza non sarebbe concepita di per sé:la sua idea dipenderebbe dall’idea della sua causa;
• Essendo causa sui, vuol dire anche che l’esistenza è una sua proprietà costitutiva, ossia che l’idea della sostanza implica la sua esistenza;
• È ETERNA: se dall’idea della sostanza deriva la sua esistenza, essa esisterà sempre. Infatti. se l’idea della sostanza contiene la sua esistenza, la sostanza esisterà sempre.
• La sostanza è poi INFINITA: infatti, se fosse finita, non esisterebbe in sé, ma sarebbe contenuta in un altro ente più grande.
• è anche UNICA: se di sostanze ce ne fossero due, si limiterebbero a vicenda e non potrebbero essere infinite.

Proprio perché è unica, la sostanza è Dio e l’universo insieme. C’è una sola realtà: quindi Dio non può essere separato dalla natura.(DIVE SINE NATURA)
Spinoza verifica che anche la materia di Cartesio ha bisogno di qualcosa per sussistere e cioè ha bisogno di DIO che è causa prima di tutte le cose. Da ciò ne consegue che solo Dio può essere definito sostanza perché solo Dio è causa di tutte le cose e non ha bisogno di altro per sussistere (Dio è causa sui).
La metafisica di Spinoza è dunque un rigoroso MONISMO (per lui esiste una sola realtà). Spinoza è anche PANTEISTA. Infatti, se soltanto Dio è sostanza, tutte le creature, cioè le singole anime e i singolo corpi, non possono essere sostanze come pensava Cartesio (che parlava di res cogitans e di res extensa): sono solo parti, ACCIDENTI, di un’unica sostanza. Dio non è separato dalle creature, è nelle creature. O meglio: le creature sono in Dio come aspetti della sua sostanza.
Il Dio di Spinoza si identifica con la natura, col tutto cosmico. Pertanto Dio non ha né intelletto né volontà né amore, e quindi non è una “persona”, come affermano invece le religioni ebraica e cristiana. Non avendo volontà, Dio non predispone neppure dei fini nell’universo.

GLI ATTRIBUTI E I MODI


La sostanza per Spinoza è unica e infinita, però possiede infiniti ATTRIBUTI, cioè infinite PROPRIETÀ (=infinite espressioni, infinite manifestazioni). Più propriamente, L’ATTRIBUTO è “ciò che il nostro intelletto concepisce della sostanza come costitutivo della sua essenza”. L’unicità della sostanza non implica la sua omogeneità. La sostanza (cioè l’universo, Dio) è unica, ma presenta più facce, più dimensioni.
L’uomo conosce soltanto attributi della sostanza: il PENSIERO e L’ESTENSIONE.
Le singole anime, cioè le singole parti dell’unico attributo del pensiero, e i singoli corpi, cioè le singole parti dell’unico attributo dell’estensione, sono definiti modi,cioè determinazioni particolari degli attributi.
DIO è definito NATURA NATURANTE, cioè natura che dà origine alle cose, causa secondo la quale esiste l’intero universo ,e NATURA NATURATA, sono gli effetti che da quella causa scaturiscono natura prodotta.


IL RAPPORTO TRA DIO E LE CREATURE


DIO, secondo Spinoza, è CAUSA IMMANENTE di tutte le cose: non produce il mondo distaccandolo da sé, ma lo conserva in sé. Non è causa transitiva.
Le ANIME e i CORPI scaturiscono da Dio.Lo scaturire delle IDEE e delle COSE da Dio ha un carattere NECESSARIO, cioè INEVITABILE.
Dio è CAUSA NECESSARIA e CAUSA LIBERA. Infatti Dio non è costretto da qualcosa di esterno a produrre le cose. Egli agisce unicamente in base alle leggi della sua natura. Secondo Spinoza un’azione, anche se necessitata, cioè inevitabile, può essere libera se è imposta unicamente dalla natura di chi agisce. La libertà divina è dunque libertà da costrizione esterna e non da necessità interna.
Nella realtà che ci circonda tutto avviene perché deve avvenire, tutto è DETERMINATO (o PREDETERMINATO). Spinoza è dunque un DETERMINISTA. Neppure gli uomini sono liberi. Sono necessitati nello spirito e nel corpo. Gli uomini comuni credono di essere liberi, solo perché ignorano le cause che necessitano o predeterminano le loro azioni. Tuttavia l’uomo ha la possibilità di elevarsi a una certa forma di libertà (cioè alla LIBERTÀ DA COSTRIZIONE ESTERNA) se è guidato dalla ragione e se si svincola dalle passioni. possiamo dire che in Spinoza il concetto di LIBERTÀ è inteso come necessità di operare ed è con queste tesi che Spinoza confuta li CONCETTO di LIBERO ARBITRIO in quanto Dio (essendo libero) non è determinato da altro ad operare mentre l’operare dell’uomo è determinato da altro (ossia l’infinita serie causale che li precede).


IL RAPPORTO MENTE-CORPO


Secondo Spinoza, PENSIERO ed ESTENSIONE sono due realtà qualitativamente eterogenee. Ciascun attributo è indipendente dall’altro e non comunica con l’altro. Un moto corporeo è determinato sempre e soltanto da altri moti corporei e un pensiero sempre e soltanto da altri pensieri. Non può mai accadere che un pensiero sia determinato da un moto corporeo o viceversa.
D’altra parte, l’ordine e la connessione delle idee coincide con l’ordine e la connessione delle cose (il PARALLELISMO TRA ORDO IDEARORUM E ORDO RERUM): fra pensiero ed estensione c’è PARALLELISMO, i due attributi si corrispondono, concordano. Quando due idee sono concatenate fra di loro nel pensiero, cioè conseguono l’una dall’altra, anche le due cose che corrispondono ad esse nell’estensione sono concatenate fra loro nello stesso modo. Ad esempio, se nel pensiero l’idea del cerchio implica l’idea di avere tutti i raggi uguali, anche nell’estensione un cerchio disegnato implica questa stessa proprietà. E questo perché pensiero ed estensione sono due attributi (due espressioni) della stessa sostanza; sono la stessa natura considerata da due diversi punti di vista: quello spirituale e quello materiale. Sistema totale delle idee (pensiero) e sistema totale delle cose (estensione) si trovano tra loro in una relazione simile a quella che passa tra il progetto di una macchina, inteso come un complesso di calcoli matematici, e la macchina stessa, intesa come complesso di movimenti che realizzano quel progetto. Con la differenza, però, che la macchina del mondo (cioè l’estensione) non è stata fatta da qualcuno, ma è lo stesso sistema di calcoli (cioè il pensiero) considerato da un altro punto di vista.
I rapporti che intercorrono fra pensiero ed estensione si possono chiarire con un’analogia: in un arco di cerchio si deve distinguere il lato concavo e il lato convesso. L’arco di cerchio è qualcosa di unitario; però, visto da una parte si presenta concavo, mentre visto dall’altra si presenta convesso. Analogamente la sostanza divina è unica; però, da un certo punto di vista è spirituale, da un altro punto di vista è materiale.
Spinoza applica all’uomo il parallelismo fra pensiero ed estensione, fornendo una sua soluzione originale (il parallelismo) al problema del rapporto mente-corpo posto da Cartesio. L’anima dell’uomo è un modo del pensiero, mentre il corpo è un modo dell’estensione. L’anima e il corpo non subiscono influenze reciproche, però concordano, perché sono la stessa realtà considerata da due diversi punti di vista: come essere materiale e come essere spirituale. Così, ad esempio, alla mano posta sul fuoco (sul piano corporeo), corrisponde il dolore che prova l’individuo (sul piano psichico), non perché il corpo agisca sulla mente, ma perché i due ordini di cose e di idee sono la stessa realtà considerata da due diversi punti di vista.

LA CONOSCENZA


La conoscenza umana si svolge in tre gradi: IMMAGINAZIONE, RAGIONE e INTELLETTO.
• L’immaginazione è la conoscenza sensibile, limitata alla constatazione dei fatti isolati e incapace di cogliere le loro cause. All’immaginazione le cose appaiono separate e distaccate fra loro, senza nessi.
• LA RAGIONE come pensiero discorsivo(ci libera dalle passioni), con cui l’uomo, riflettendo sulle diverse impressioni dei sensi, le collega fra loro in modo razionale e necessario, distinguendole in cause ed effetti. La ragione è la conoscenza propria delle scienze (della matematica, della geometria e della fisica), che studiano i nessi logici fra tutte le cose. Per meglio capire la differenza fra l’immaginazione e la ragione ci possiamo servire di un esempio. Supponiamo che un uomo che sappia leggere, ma che sia del tutto digiuno di matematica, veda una lavagna piena di segni. E supponiamo che questi segni costituiscano nel loro insieme la risoluzione di un’equazione. Ebbene, quest’uomo vedrà cifre e lettere disposte in un ordine che gli sembrerà del tutto incomprensibile e casuale. I segni non gli appariranno legati fra loro. Simile è l’immagine del mondo che si presenta agli occhi di chi non si èleva dall’immaginazione alla ragione: costui vede fatti slegati e apparentemente casuali. Supponiamo, però, che la lavagna sia osservata da un matematico. Costui si accorgerà che questi segni sulla lavagna sono collegati da un rigoroso ordine logico. Analogamente, l’uomo che ragiona si accorge che le cose di questo mondo sono collegate fra loro secondo un rapporto necessario di causa ed effetto. Tuttavia, anche la conoscenza razionale è imperfetta, perché non sa cogliere l’universo nella sua totalità. La ragione procede di causa in causa, in un processo illimitato che non esaurisce la catena dell’essere.
• La conoscenza suprema è invece L’INTELLETTO pensiero intuitivo, o conoscenza intuitiva: essa coglie l’universo nella sua unità in modo immediato, comprende che la natura è un tutto unitario. Con l’intelletto, prima l’uomo intuisce l’unità delle idee nell’unico attributo del pensiero e l’unità dei corpi nell’unico attributo dell’estensione; poi, infine, intuisce l’unità dei due attributi in Dio, unità infinita di tutte le cose. La conoscenza intuitiva coincide con la metafisica di Spinoza.

LA MORALE


Nell’universo, per Spinoza, non si può dire che una certa cosa sia buona e un’altra cattiva, una più perfetta e una meno perfetta, perché tutto è necessario. Tutto è buono e quindi perfetto perché ogni cosa è come deve essere. Pertanto Spinoza, nella parte dell’Etica dedicata alla morale, non prescrive all’uomo le norme alle quali deve attenersi, non stabilisce ciò che è bene e ciò che è male, ma descrivepassioni. Al secondo momento della ragione corrisponde la liberazione dalle passioni negative, cioè l’imperturbabilità, e al terzo momento dell’intelletto corrisponde l’amore intellettuale di Dio, cioè la beatitudine.
Cominciamo con le passioni. Alla base del comportamento umano, secondo Spinoza c’è lo sforzo di autoconservazione, che costituisce l’essenza stessa delle cose. Lo sforzo (conatus) di autoconservazione si esprime nella conservazione del nostro essere (anima e corpo) e nel suo potenziamento. Dallo sforzo di autoconservazione derivano due passioni fondamentali dell’uomo: la gioia e la tristezza. L’uomo prova gioia quando sente favorito il proprio sforzo di autoconservazione, così come prova tristezza quando lo sente ostacolato. La gioia è prodotta dal potenziamento del nostro corpo e della nostra anima, mentre la tristezza è prodotta dalla depressione del nostro essere, dalla mancata realizzazione di noi stessi.
A loro volta, dalla gioia e dalla tristezza derivano l’amore e l’odio. L’amore e l’odio sono, rispettivamente, gioia e tristezza accompagnate dall’idea di una causa che provoca queste passioni. Infatti si ama ciò che è causa di gioia, e si odia ciò che è causa di tristezza. Da queste passioni fondamentali Spinoza, in un modo un po’ manicheo, deduce tutte le altre. Per esempio, Spinoza deduce dall’amore la misericordia, e dall’odio l’invidia. La misericordia, infatti, è amore che si impadronisce a tal punto di una persona, che questi gode del bene altrui, e, al contrario, si rattrista del male altrui. L’invidia, invece, è odio che si impadronisce a tal punto di una persona, che questi si rattrista di una felicità altrui e, al contrario, gode del male altrui. Gli uomini considerano positive le passioni che aumentano la nostra possibilità di espansione, e negative quelle che ci ostacolano, anche se, metafisicamente parlando, tutte le passioni sono necessarie e quindi, in senso assoluto, non sono né negative né positive.
Al secondo momento della conoscenza, quello della ragione (con cui l’uomo collega fra loro le cose in modo necessario), corrisponde la liberazione dalle passioni negative. l’idea di morale per spinoza non è l’atarassia (la distruzione della vita emotiva) ma anzi il saper controllare le passioni In generale, la consapevolezza della concatenazione universale e necessaria di tutte le cose, dissolve la passione negativa della tristezza. La tristezza per un bene perduto, per esempio, si mitiga, quando chi l’ha perduto considera che quel bene non poteva più, in alcun modo, essere salvato. Inoltre, quando l’uomo comprende con la ragione che tutti gli eventi sono necessari e quindi inevitabili, si libera anche dalla passione negativa dell’odio. Infatti, se ci rendiamo conto che le azioni degli uomini che riteniamo ostili nei nostri confronti non sono libere ma necessarie, cessiamo di odiare i nostri nemici o li odiamo di meno. Con la conoscenza comprendiamo che queste azioni ritenute nocive hanno la stessa necessità e inevitabilità della grandine che ci colpisce o della pioggia che ci bagna: e come non si può odiare la pioggia o la grandine, così non si può odiare chi - con la stessa necessità della pioggia e della grandine - ci fa del male. Questo secondo momento della vita morale consiste, dunque, nell’imperturbabilità (dominio o estirpazione delle passioni) descritta dagli stoici. L’imperturbabilità determina nell’uomo la mancanza di ogni inquietudine, e cioè la serenità dello spirito.
Al terzo momento della conoscenza, quello dell’intelletto o della conoscenza intuitiva, corrisponde l’amore intellettuale di Dio o beatitudine. Il terzo momento consiste nell’intuire che tutte le cose derivano, con eterna necessità, dall’essenza stessa di Dio. Con la conoscenza del tutto, nasce una forma suprema di gioia, derivata dalla considerazione che tutto è bene, perché, appunto, tutto ciò che accade dipende dalla divina necessità. Se tutto è Dio, è impossibile che esista qualcosa di cattivo. Tutto è necessario all’economia dell’universo. La serenità della fase precedente si trasforma in beatitudine in quest’altra fase. Questa forma di beatitudine è detta “amore intellettuale di Dio”. Infatti è gioia accompagnata dall’idea di colui che la provoca, cioè dall’idea di Dio, e quindi è amore per Dio, perché si ama ciò che è causa della nostra gioia.


LA POLITICA


Nel suo trattato “teologo e politico” Spinoza si propone di interpretare le sacre scritture con l’uso della filologia: sarà dunque necessario conoscere la lingua con cui è composto il testo, l’epoca, la storia dell’autore ecc. Egli inoltre intende contrapporre all’interpretazione ortodossa quella eterodossa, quest’ultimo si avvale del diritto della ragione per interpretare le scritture intendendo per ragione la filosofia.
la sua concezione è simile a quella di Thomas Hobbes. Anche Spinoza pensa che allo stato di natura, cioè fuori dalla società e dalle leggi, l’uomo viva in un mondo di lotte, soprusi e vendette. Infatti nello stato naturale ognuno ha diritto su tutto. I più forti predominano e si crea la guerra di tutti contro tutti. Per garantirsi contro questa condizione di pericolo, gli uomini abbandonano lo stato di natura e si accordano fra loro. Stipulano così un contratto, rinunciando al loro diritto su tutto. Questo diritto su tutto è conferito allo stato, che deve proteggere i cittadini e garantire la loro sicurezza.
Ma spinoza contrapporrà le proprie concezioni politiche a quelle hobbesiane sostenendo che il suo modello di stato è la repubblica, anzi lademocrazia con poteri assoluti finalizzato alla libertà. Tutti i poteri devono spettare all’assemblea generale di tutti i cittadini. Ma secondo Spinoza, a differenza di quanto afferma Hobbes, lo stato non deve sopprimere la libertà di pensiero, di parola e di coscienza dei sudditi. Ciò a cui l’individuo rinuncia, entrando nello stato, è il diritto di agire di proprio arbitrio, ma non il diritto di pensare e di giudicare. Il cittadino deve rinunciare solo a ciò che può nuocere agli altri. A ognuno è lecito pensare, giudicare e parlare anche contro i decreti dello stato. Basta che non pretenda di cambiare qualcosa nell’organizzazione statale, di sua iniziativa, direttamente. Può farlo, però, tramite i suoi rappresentanti.
Infatti se il potere politico è assoluto il suio uso puo essere dispotico o moderato e solo nel secondo caso il potere dello stato potrà essere saldo. Ossia più uno stato limita la libertà del cittadino e più dovrà impegnarsi ad azioni di punizioni e regole severe per far rispettare le proprie leggi.
Uno stato che proibisce la libera circolazione di pensiero e di idee è uno stato fragilissimo perché proibisce un comportamento naturale all’uomo, la proibizione di esprimere liberamente le proprie idee assimiglia tanto alla proibizione di respirare. La difficoltà di un smile controllo rendono assai difficile la sopravvivenza di uno stato Dispotico. Inoltre in questo modo lo stato crea più svantaggi ai cittadini di quanti vantaggi essi trattino dal patto: ma lo stato è stato instaurato allo scopodi creare condizioni vantaggiose rispetto allo stato di natura.
Quindi quando il potere comune non è utilizzato per la finalizzazione della massimia utilità comune si corre il rischio di suscitare sommosse e ribellioni( spinoza qui dimostra di aver ben assimilato i concetti di machiavelli).
Quindi veramente forte sarà lo stato che persegue la felicità dei cittadini e che concede la libertà di pensiero e di critica nei confronti delle stesse istituzioni politiche.


LA RELIGIONE


La libertà di pensiero, rivendicata contro l’autorità dello stato, viene difesa da Spinoza anche contro l’autorità dei teologi, che si appellavano alla Bibbia per limitarla e interferivano nelle questioni filosofiche. Nel Trattato teologico-politico, Spinoza vuole separare la teologia dalla filosofia, dimostrando che le due discipline si occupano di argomenti diversi. Il suo obiettivo è impedire che i teologici si intromettano nelle dispute filosofiche.
Spinoza sottopone le Sacre Scritture a una critica filologica e storica. Questa analisi, a suo giudizio, porta alla scoperta che la Bibbia ha solo un valore morale. Essa propone essenzialmente l’obbedienza alle leggi di Dio e il rispetto e l’amore per il prossimo. Le Sacre Scritture affermano solo questo e non sostengono teorie filosofiche. Teologia e filosofia, occupandosi di cose diverse, risultano dunque padrona ciascuna del proprio campo. La teologia si occupa della moralità, mentre la filosofia della verità e del sapere. La separazione tra filosofia e teologia lascia così spazio alla libertà di pensiero.
La difesa della libertà religiosa e della libertà di pensiero sembra strana in un filosofo che ha teorizzatol’assoluta necessità di tutto ciò che accade.

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